Luna Piena in Capricorno: la respons-abilità di crescere


La Luna Piena in Capricorno si svolgerà il 28 giugno 2018 alle 06:54 e  coinvolgerà l’asse Cancro/Capricorno a 6°28′. L’Ascendente nel tema di Plenilunio (vedi grafico), cade in Cancro, a 24°, la Luna ne è la  dispositrice, la troviamo in VI casa, a 6°, in aspetto di  strettissima congiunzione  a Saturno a 5° del Capricorno.  Il Plenilunio dunque interessa l’asse Cancro/Capricorno, tra le case VI e XII.

 

L’asse di relazione I/VII casa interessa i segni del Cancro e del Capricorno, i governatori di questi due segni, Luna e Saturno, si abbracciano in VI casa, e fronteggiano il Sole in Cancro e XII casa, disposto dalla Luna. Interessante anche il recente avvio del transito in retrogradazione di Marte in Aquario, dal 26 di giugno al 27 agostoMarte è Signore del Medio Cielo, l’asse coinvolge i segni Ariete/Bilancia, richiamando a gran voce la tematica della relazione e della trasform-azione dei modelli automatici ereditati dai nostri Predecessori. Altri interessanti spunti di consapevolezza sono forniti dal Quadrato a T che si attiva tra Chirone, a 2° dell’Ariete, congiunto al Medio Cielo e l’opposizione Luna/Saturno-Sole, e dall’aspetto preciso di Quinconce(150°) tra Venere, signora del Fondo Cielo e Nettuno, a 16° tra Leone e Pesci.

La nostra intuizione, bussola per trovare la via di Casa

Tutti noi, in modo più o meno consapevole, cerchiamo di tradurre nell’incarn-azione umana, attraverso una concreta manifest-azione terrena, il nostro ricordo ancestrale di appartenenza al Tutto. Una sottile nostalgia di Casa ci accompagna lungo il nostro Viaggio, il ricordo insito in noi di quel che significa essere parte integrante della meraviglia del Creato, ci porta a cercare di ricreare, seppur maldestramente, qualcosa che gli  assomigli vagamente nel nostro quotidiano.

La prima esperienza che incontriamo è la nascita in un determinato Sistema Famiglia e, come sappiamo, tutto ciò è una nostra scelta, effettuata a livello di anima. Nel nostro vivere quotidiano incarniamo un pezzettino di “lavoro” che i nostri Antenati avevano iniziato e che noi continuiamo, come contributo al Sistema.

La nostra intuizione si affina attraverso il dover pre-vedere ciò che accade intorno a noi, come modalità emotiva di sopravvivenza

Spesso tuttavia ci troviamo in situazioni particolari, abbiamo bisogno di fare esperienza di lezioni a tinte forti, quali l’abbandono, il rifiuto, l’isolamento sociale, e allora arriviamo in una famiglia dove respiriamo esperienze quali la freddezza, la severità, la mancanza di contatto fisico e l’incapacità di comprensione dei nostri bisogni. In questa dimensione impariamo attraverso la contrapposizione e, se dobbiamo imparare a dar valore ai nostri bisogni autentici, nasciamo in una famiglia che non ha gli strumenti per farlo e, pian pianino impariamo da soli, seppur con tante insicurezze.

A questo proposito vi condivido questo estratto dal film “Una settimana da Dio“, che amo molto.

Nasciamo e percepiamo un pericolo incombente, è per noi una prima esperienza di separ-azione nella separ-azione, siamo separati dalla Fonte e ci sentiamo separati all’interno della nostra famiglia, veniamo subito catapultati nell’illusione di ‘essere lontani da’ piuttosto che ‘essere appartenenti a’, e questo ci porta spesso a sentimenti di solitudine, tristezza ed isolamento.

Dall’altra parte tutto ciò affina anche la nostra intuizione, perché lo stare all’erta, il dover prevedere ciò che accadrà in famiglia è il presupposto della nostra sopravvivenza;  tutto ciò avviene ben lontano dalla verbalizzazione, uno sguardo, una postura, un tono di voce, ci colgono visceralmente impreparati e temiamo per noi stessi. Oppure ciò avviene attraverso messaggi ambivalenti dalle figure di accudimento primordiale, ci spostiamo totalmente in un territorio ove il bisogno di decifr-azione rispetto a ciò che viene detto o fatto attorno a noi è fondamentale.

La nostra intuizione però sarà anche la bussola che ci riporterà a Casa, a tornare da dove siamo partiti, sarà la molla che ci porterà a diventare ricercatori di un sentiero percorribile e sostenibile di rientro. L’anelito a ricongiungersi al Tutto sarà l’obiettivo di sviluppo spirituale del nostro Sole di nascita e, dopo aver affinato l’Ego, saremo pronti a lasciarlo andare, ad uscire dalle nostre esigenze personali, che ad un certo punto del nostro Viaggio, acquisiranno un’importanza totalmente diversa.

Dal nucleo familiare allo sviluppo del singolo

Nei modelli di relazione dei nostri Antenati la scala valoriale e delle priorità era molto diversa: da un lato si cercava di costruire una sicurezza finanziaria per tutta la famiglia e ci si spostava in altri territori anche per assicurare ai figli una vita migliore, dall’altro le motiv-azioni che portavano le persone a vivere in coppia erano molto legate alle necessità basilari di sopravvivenza e poco alle affinità uomo/donna, totale rilevanza veniva dato al nucleo familiare come cellula sociale e poca o nessuna agli individui che ne facevano parte.

Memorie di solitudine e di inadeguatezza viaggiano nei recessi del nostro Dna, la ricerca di espressione autentica di noi stessi passa però attraverso la paura di essere rifiutati per quello che si è; allo stesso tempo, se omologarci alle aspettative familiari ci ha permesso apparentemente di ottenere amore e di sentirci parte del nostro nucleo, ci ha anche allontanato dalla nostra essenza. Tutto ciò che è regola, routine, abitudine, se da un lato ci fa sentire sicuri, dall’altro stimola in noi la ferita, la paura di esprimere attivamente ciò che siamo e, come conseguenza, perdere questo precario senso di appartenenza basato sul nulla.

Nella nostra dimensione impariamo per contrapposizione, sviluppiamo da soli ciò che non troviamo all’esterno, nella ri-acquisizione del nostro potere personale

Questo è un meccanismo che conserviamo gelosamente in noi e che si riattiva nelle nostre relazioni, soprattutto in quelle emotivamente importanti. Indossiamo una maschera, in maniera da non mostrare ciò che veramente siamo per non esporci al giudizio, idealizziamo la persona che ci sta al fianco innalzandola ad un livello di importanza emotiva basata su una percezione di mancanza, di bisogno d’amore. Una parola, un gesto, un messaggio, diventano per noi motivo di felicità o di infelicità, diamo spesso potere all’altra persona di portarci sulle montagne russe emozionali e responsabilizziamo l’altro del nostro malessere.

Ma, attenzione, stiamo dimenticando che il bambino ferito in noi si sente ancora bisognoso di amore e accudimento, si sente impotente di fronte al fatto di essere rifiutato ed invisibile, desideroso di convalide esterne sul proprio esistere. Nel nostro diventare adulti, sia anagraficamente che spiritualmente, procediamo attraverso la consapevolezza che possiamo curare e accudire da soli le nostre vulnerabilità, ed entrare in contatto profondo con i nostri bisogni; ora disponiamo degli strumenti di lavoro interiore adatti a sciogliere quegli antichi dolori. Soprattutto possiamo comprendere la profondità del nostro Viaggio, darci una direzione senza regalare agli altri il potere di darci la direzione che vogliono.

Non reagiamo semplicemente a degli stimoli esterni ma possiamo agire in una direzione rivolta all’interno di noi stessi per scoprire ciò che desideriamo davvero e quali possono essere i passaggi per arrivarci: da soli o in due? Poco importa, possiamo accogliere il fatto che ci sono fasi e periodi di crescita in cui si raggiungono risultati migliori attraverso l’essere liberi da una relazione di coppia (che non significa essere soli) e fasi in cui si raggiungono obiettivi più accelerati in due; ricordiamo che l’obiettivo delle relazioni è la crescita dei due componenti, non più la comodità di vivere un quotidiano più semplice e sicuro attraverso l’altro, quindi facciamo esperienza di passaggi di relazione che possono durare molto o poco, ma sono dei passaggi e possiamo anche svincolarci dall’immagine idealizzata di amore eterno per sviluppare invece Amore Incondizionato, che tutto accoglie per come è, per quello che è, senza bisogno di idealizzazioni.

Spesso il permanere di questa persona accanto a noi diventa garanzia della nostra sopravvivenza emotiva e garanzia del fatto che, almeno fino a che siamo assieme, ci sentiremo al sicuro, protetti, e non dovremo affrontare la nostra parte bambina ferita, vulnerabile, non sarà necessario mettere a repentaglio la sicurezza delle barriere e dei muri che abbiamo eretto per difenderci, al di là dei quali si celano antiche cristallizzazioni emozionali.

In questo senso, i nostri Antenati, a volte si sono protetti da eccessivi coinvolgimenti emotivi anche attraverso i matrimoni per procura, gli obiettivi erano altri e non riguardavano la crescita spirituale della coppia, ma piuttosto il mettere assieme il pranzo con la cena; per noi è tutto diverso, il nostro sviluppo personale è una nostra responsabilità e, molte volte, facciamo dei lunghi tratti di strada assieme a qualcuno che condivide con noi delle tematiche genealogiche simili. 

Dolci melodie o rumori spaventosi: due Alberi si incontrano

In sintesi però, sebbene entriamo in relazione con qualcuno che stimola delle antiche corde della nostra interiorità facendo vibrare dolci melodie o rumori spaventosi, la consapevolezza importante, dettata dal fatto  che oggi abbiamo gli strumenti per comprendere, è che nessuno può riempire dei vuoti di cuore che ci appartengono, sarebbe bello se ciò avvenisse, una magia che ci preserverebbe da tanta fatica, ma che ci priverebbe della gioia di sentirci nella piena responsabilità del nostro potere personale. Per questo dopo l’idillio iniziale, quando si manifestano i primi bagliori sulla reale funzione della relazione, c’è da fare un salto dall’idealizzazione alla realtà, dall’innamoramento all’amore, dall’aspettativa di ricevere alla gioia del dare, dall’amore del sogno all’amore concreto, dall’io al noi.

Le ombre che vediamo così chiaramente nell’altro sono parti di noi che, più o meno consciamente, rifiutiamo e che l’altro ci mostra. Nel coltivare un sentiero di crescita personale all’interno di una relazione si comprende che ognuno di noi è parte del Tutto, perfetto per come è, così come è, che non è più necessario entrare in una relazione per fondersi con l’altro ma che si possono mantenere ampi spazi di libertà individuale senza il pericolo di perdersi. E si comprende che entrambi stiamo camminando nella stessa direzione, quella della consapevolezza, qualla della matur-azione spirituale.

Chiediamoci allora quali sono le affinità e concentriamoci sui punti di forza dell’altro piuttosto che criticarne continuamente le vulnerabilità e lamentarcene, cerchiamo per quanto ci è possibile di vedere oltre alle apparenze e, sebbene accadano diverbi o accese discussioni, perché siamo umani, cerchiamo di progredire insieme attraverso l’apprendimento, ciò spesso significa imparare a dire una semplice parola che ci crea tanta difficoltà perché brucia il nostro orgoglio…Scusa.

Buon Plenilunio!

Un abbraccio

Rossana Strika


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