Luna Nuova in Ariete: nuova linfa all’Albero Genealogico


La Luna Nuova in Ariete quest’anno avrà luogo il 5 aprile 2019 alle 10:52, a 15°17′ del segno dell’Ariete.

Si tratta di un Cielo, come potete osservare nel grafico, che schiera ben 9 pianeti nell’emisfero superiore, pronti a rendere socialmente visibile la profonda trasformazione individualmente operata negli ultimi anni, trasformazione che va a riverberarsi in un collettivo rinnovato di cui ogni singolo può beneficiare.

È la danza dello scambio tra l’individuo e il collettivo.

La primavera dell’Albero Genealogico: fioriscono nuovi rami

Come più volte abbiamo detto, ognuno di noi rappresenta una cellula all’interno del corpo sistemico/familiare. Siamo tutti interconnessi attraverso dei fili sottili che si nutrono di Amore Incondizionato, sebbene a volte il palcoscenico familiare ci appaia insostenibile e doloroso. Alla base ci sono accordi animici prenatali e nascere all’interno di un particolare Sistema Famiglia consente al singolo di affrontare i propri nodi interiori personali che quel Sistema contribuisce a far affiorare alla consapevolezza.

Affiorare e fiorire contengono la medesima parola…fiore

Consentirci di vedere ciò che affiora dai meandri della nostra complessa interiorità, ci permette anche di sentire tutto quel coacervo di emozioni che, sia individualmente che sistemicamente, sono state represse o congelate. Sblocchiamo allora quell’inverno del cuore, scongeliamo quel blocco di ghiaccio che da generazioni ha costituito l’unica modalità di difesa conosciuta, allora un nuovo germoglio interiore può fiorire e ci sentiamo pronti per amare ancora.

Molte volte infatti viviamo dei dolori che non sono nostri o quanto meno non lo sono completamente, ce ne carichiamo per lealtà inconscia alla famiglia. Rivivere e perpetuare le medesime esperienze ci dona un senso di appartenenza al Sistema e, paradossalmente, pur creando in noi stessi un senso di solitudine sappiamo che in tal modo evitiamo di essere abbandonati dal Sistema.

La nuova lealtà sistemica: tutti verso il più

Far fiorire la propria individualità all’interno di una realtà sistemico/familiare gravata da segreti, non detti, grandi dolori non è assolutamente semplice e richiede una buona dose di coraggio, forza e determinazione. Richiede la disponibilità a diversificarsi dalle aspettative familiari, operando una trasformazione di schemi ormai obsoleti e accettando la possibilità di sganciarsi dalla famiglia.

L’errore più grande in assoluto è quello di sentirsi un trasformatore familiare che vuole salvare l’intera famiglia: sembrerebbe infatti naturale, in una fase iniziale, sentirsi come il guerriero che porterà tutti alla vittoria. In realtà ciò che avviene è che colui che trasmuta un karma famigliare lo fa semplicemente perché scioglie i nodi interiori personali che lo hanno attratto in quel Sistema particolare, fungendo da semplice esempio per gli altri che potranno, se vorranno, beneficiarne o, per loro libero arbitrio potranno scegliere di allontanarsi da questa persona.

Non è inconsueta infatti una distanziazione fisica apparente dagli altri membri della famiglia, in linea ascendente o trasversale (genitori e fratelli). Per la linea discendente il discorso è completamente diverso, infatti il trasmutatore sarà per i suoi figli quell’anello che, modificando uno schema, ne spezzerà la catena di ripetizione, alleggerendo di molto il lavoro della progenie.

Ho parlato di separazione apparente perché in una realtà energetica siamo tutti interconnessi ed il lavoro del trasmutatore è puramente quello di far fiorire la propria anima, non quello di salvare l’intera famiglia cercando di far comprendere i propri valori. Ciò spesso non avviene, o almeno non immediatamente, bisogna essere disponibili alla separazione per poter rinascere a nuova vita, proprio come il taglio del cordone ombelicale ha dato inizio a questa incarnazione per ognuno di noi.

Ora non è più tempo di rinunciare a sé stessi, girandosi verso la famiglia in una lealtà costrittiva e restrittivamente castrante, ora è il tempo di guardare al presente, a realizzare sé stessi, in una lealtà nell’abbondanza che si riverbera su tutto il Sistema Famiglia, i cui componenti possono evolvere donandoci sostegno dalle dimensioni sottili.

Luna e Saturno: Alfa e Omega

In questo grafico astrologico, Luna e Saturno sono i pianeti dispositori dell’asse I/VII casa, deputata alla relazione. La Luna fusa col Sole a 15° dell’Ariete, forma una quadratura con Saturno, tra le case XI e VII. Le case del I quadrante sono disposte dalla Luna (Ascendente e II casa) e dal Sole (III casa), Saturno si congiunge a Plutone e al Nodo Sud. È la possibilità di rinascita di un nuovo paradigma di relazione, fiorendo nella propria individualità infatti si possono definitivamente abbandonare vecchie modalità relazionali basate sul bisogno e sulla mancanza e uscire da un tipo di relazione basata su infantili dipendenze. Plutone si trova sulla cuspide (inizio) della casa VIII e nella morte di ciò che ci ha reso prigionieri nelle relazioni passate ( e a cui abbiamo permesso di imprigionarci), si nasconde il seme della rinascita.

Dalla ricerca di accudimento allo scambio paritario nella relazione il passo non è breve, ma è necessario e passa per l’elaborazione del lutto provato nel far morire quelle parti di noi stessi che, non sentendosi meritevoli di amore, avevano sentito di accontentarsi di bricioline di attenzione, come uccellini affamati. Tale passaggio presuppone anche l’uscita dalle idealizzazioni relazionali e il far pace interiore lasciando andare il sentirsi in credito nei confronti degli affetti a causa delle sofferenze infantili. Nessuno infatti può colmare determinati vuoti o solitudini, nessuno può nutrire un cuore in attesa di guarigione dall’esterno, nessuno può salvare un cuore chiuso a chiave.

Possiamo uscire dalle relazioni che sono state funzionali a trattenerci in quella fase infantile che sentivamo di dover riscattare. Una testardaggine a voler recuperare l’irrecuperabile ci ha spesso guidato verso persone anch’esse alla ricerca di antiche risoluzioni e quindi indisponibili ad un impegno affettivo adulto. Abbiamo cercato la mamma, il papà, il riscatto di quella certa diatriba fraterna che ci ha perseguitato per tutta la vita e, chiaramente, non parlo solo di relazioni sentimentali, ma anche amicali o di lavoro.

La relazione adulta: l’uscita dall’incantesimo

Fin da bambine, e parlo soprattutto per le donne della mia età (ne ho 54), le stesse favole ci parlavano di principesse che attendevano un principe per essere salvate. Donne che incontravano questo uomo in una realtà idealizzata, come Cenerentola al suo speciale ballo, o come modalità di risveglio da un incantesimo nel caso della Bella Addormentata, o di guarigione dal veleno come nel caso di Biancaneve. In tutti i casi l’aiuto dell’uomo costituiva un risveglio che altrimenti non sarebbe potuto avvenire. Però si trattava di un risveglio apparente, passando da una forma di incantesimo ad un’altra.

L’incantesimo di relazione ci trattiene in una forma infantile di dipendenza dall’altra persona, dove regaliamo a quest’ultima il potere di farci sentire felici o infelici e dalla quale facciamo dipendere la nostra sopravvivenza emotiva, vivendo nello spauracchio dell’abbandono.

Per poter vivere una relazione adulta bisogna strutturare prima di tutto un forte senso di valore personale, perché se è vero che nessuno può salvarci è anche vero che nessuno può permettersi (sempre che noi non glielo permettiamo) di mettere a repentaglio con i suoi atteggiamenti l’equilibrio del nostro cuore sul quale abbiamo così lungamente lavorato. Si rende necessario allora evitare di mettere le persone sul piedistallo, rimanendo lucidi osservatori consapevoli rispetto a pregi e difetti dell’altro, uscendo dal bisogno di amare un ideale di amore più che la persona in carne e ossa.

La lucidità, presupposto delle relazioni adulte, è l’uscita dagli incantesimi

Un nuovo ramo sistemico: la relazione con sé stessi

Ebbene, cari amici, per migliorare e maturare il nostro modo di relazionarci con gli altri, bisogna trattare con gentilezza e rispetto la relazione più importante in assoluto: quella con sé stessi. Spesso i nostri Antenati sacrificavano completamente la loro identità personale in favore di relazioni prive di amore ma che rappresentavano sicurezza, totale rilevanza veniva data al nucleo e nessuna all’individuo.

Ai giorni nostri le veloci energie che stiamo attraversando parlano del nuovo fiorire dell’individualità, del riequilibrio nella creazione di un nuovo paradigma valoriale derivante dall’ascolto profondo dei propri bisogni autentici. Tutto il tempo che nella nostra vita non comprende una relazione con un’altra persona è un tempo che l’anima sceglie per la pulizia di vecchie disistime in modo tale poi da attrarre un modello di relazione diverso.

Spesso il tempo della trasformazione è un tempo in cui siamo liberi dalle relazioni e contemporaneamente siamo meno soli rispetto a tempi in cui vivevamo relazioni disfunzionali.

Essere soli e sentirsi soli sono due cose completamente diverse, si può sentirsi soli anche in due e sono le solitudini peggiori perché sono fasi di vita in cui non possiamo crescere e ci sentiamo incastrati.

Per questo motivo sono da accogliere anche le necessarie fasi di passaggio in cui siamo liberi da relazioni perché in quei momenti stiamo seminando ciò che in futuro, se ancora lo vorremo, porterà nelle nostre vite forme di relazione più consapevoli. In quei momenti più o meno lunghi delle nostre vite stiamo trasformando antichi schemi relazionali del nostro Albero Genealogico e questo richiede del tempo, alla fine ne usciremo trasformati e fieri di chi siamo e saremo il faro di trasformazione sia per i nostri Predecessori che per i nostri Successori.

Vi auguro buon Novilunio e…buon giro di boa!

Un abbraccio

Ross

 

 


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