LEVEL 3 – AFRODITE, L’OGGETTO E IL SOGGETTO DEL DESIDERIO


Dopo il prorompente di Pan e l’ustionante Eros, nel nostro “Gioco della Seduzione” (clicca qui per scoprire gli altri articoli della serie) incontriamo Afrodite effige stessa della potenza dell’amore, dea dell’amore dei sensi e della forza sessuale.

Un contributo che non ha la pretesa di esaurire tutti gli aspetti, numerosi e complessi, connessi alla figura di questa divinità, ma piuttosto ha piacere di offrire qualche stimolo per approfondimenti individuali tra arte e letteratura.

 

VOTATA ALL’AMORE PER VOLERE DEL DESTINO

Quando la nostra psiche si imbatte in Afrodite si trova faccia a faccia con la personificazione della forza vitale e dell’impulso alla sessualità che sta alla radice della vita stessa. Ciò appare già chiaro dal mito più conosciuto riguardo le sue origini. Secondo Esiodo, nella sua Teogonia, Afrodite (dal greco aphrós “schiuma”) nasce per partenogenesi formandosi nella spuma generata dai genitali di Urano scagliati nel mare da suo figlio Crono dopo l’evirazione.  Originata dall’inflizione di una ferita, da una lacerazione, per lei le Moire stabiliscono un unico compito divino: fare all’amore, cioè riconciliare nell’amplesso ciò che per antonomasia è lacerato, cioè il maschile e il femminile che attraverso il ricongiungimento fisico cercano effimeramente di ricostruire l’androgina unità perduta.

Votata all’amore per volere del destino, Afrodite diventa l’effige stessa della potenza dell’amore. Lei che unisce ciò che è separato, è dea dell’amore dei sensi e della forza sessuale.

“Afrodite la chiamano gli Dei, la chiamano gli uomini: ch’ella fu dalla spuma nutrita

Tal da principio onore possiede, tal sorte prescelta a lei fu tra le genti mortali e fra i Numi immortali:

i virginali colloquî d’amore, ed il riso e gl’inganni, ed il soave sollazzo, coi baci più dolci del miele.”

(Erodoto)

La bellezza di Afrodite non è solo una questione estetica ma una miscela irresistibile di armonia, ritmo, equilibrio delle forme, grazia e leggiadria, un connubio cui nessuno riesce a resistere e difatti uomini, animali e piante obbediscono al suo richiamo, al richiamo della potenza vivificatrice. La comparsa di Afrodite sulla scena segna il passaggio dalla procreazione disordinata di Urano ad una vivacità feconda che permette a tutte le creature di accoppiarsi e generare ma senza congestione di spazi perché è una vivacità ciclica ed equilibrata.

Se come dice James Hillman “la bellezza è l’anima mundi manifesta” allora Afrodite non può che emergere nuda dalle acque esattamente come la Natura che si dà così com’è ed è anche la divinità cui spetta il primato di essere rappresentata appunto nuda dal mondo greco, ma in fondo non dovremmo stupirci perche proprio la nudità E’ lo stato naturale.

 

LA DEA CHE APPARTIENE A DUE MONDI

Che Afrodite sia una divinità riconciliatrice, non ci deve portare fuori strada facendoci giungere alla conclusione che sia una dea dal carattere facile. Tutt’altro. Il suo potere sensuale, erotico e ammaliante si fa terrorizzante e annientante con coloro che si ostinano ad ignorare l’amore o il desiderio, così come insegna il mito del Pomo dorato delle Esperidi e della successiva guerra di Troia o la sventurata storia di Ippolito.

Afrodite ha bisogno di sperimentare l’espressione carnale dell’eros più travolgente (Ares) ma anche la certezza della stabilità (Efesto). Afrodite è duplice e oscillante essendo essa stessa una derivazione diretta di una divinità più antica attinente all’area mesopotamica: Ishtar, anch’essa dea dell’amore, la cui sorella Allatu risiede nel regno degli inferi. Afrodite quindi appartiene a due mondi e ha in ugual modo degli aspetti umbratili tanto da venire spesso assimilata e sovrapposta alla più anziana delle Moire.

Comincia ad essere più chiaro anche perché una dea così bella e così complessa venga data in sposa ad Efesto, claudicante dio del fuoco la cui fucina è all’interno del vulcano Etna. Una prima associazione simbolica ci porta ad associare il fuoco all’area psichica del desiderio, ma inoltrandoci più in profondità dobbiamo ricordare che Efesto è stato scaraventato fuori dall’Olimpo e quindi zoppica perché ha subito un’iniziazione che lo reso capace di assumere su di sé i tratti dell’alterità e di appartenere a due mondi esattamente come Afrodite di cui è il paredro ideale.

 

L’OGGETTO E IL SOGGETTO DEL DESIDERIO

Efesto forgia e dona ad Afrodite un cinto dorato (il cinto è la cintura virginale indossata attorno al petto dalle fanciulle fino al matrimonio) che rende irresistibile chiunque lo indossi poiché vi sono intessute tutte le malie di Afrodite, “il desiderio e il favellare amoroso e seducente che inganna anche il cuore dei saggi” (Omero).

La cintura non è però l’oggetto del desiderio, ma il segno che identifica l’oggetto del desiderio. Tolta la cintura il potere di seduzione scompare e con esso la desiderabilità perché “un corpo nudo non è seducente senza l’intervento dell’artificio, senza l’ammiccamento e senza il gioco dell’apparire e dello sparire. La seduzione non si fida della Natura” (Umberto Galimberti).

Separando dalla nudità dello stato naturale, il cinto è piuttosto l’arma di seduzione che lascia lo spazio affinché si avvii il processo di immaginazione che possa “colmare lo scarto tra ciò che vedo e ciò che non vedo” (Claudio Marucchi). Quasi un corrispettivo del velo di Maya (da notare tra l’altro l’affinità con la parola malìa) che rende Afrodite a tutti gli effetti una Shakti: indossando il cinto, essa incarna il principio della seduzione che è anche principio dell’attivazione e del movimento. Esattamente come la  potenza vitale della Natura in cui tutto è spinto alla manifestazione e dove le cose immobili sono quelle morte. Afrodite è la leggiadra danza della Natura che fa ciclicamente tornare le cose (si veda anche il mito di Adone).

 

Afrodite non è colei che ama, quanto piuttosto colei che provoca l’innamoramento, che

genera il desiderio di conoscere ed essere conosciuti e che può portare all’intimità fisica, alla consumazione carnale dei rapporti e dar luogo alla fecondazione.

Rappresenta la spinta a garantire la continuazione della specie. Ha un figlio perché desidera sessualmente un partner o un’esperienza sessuale o sentimentale, non il contrario

(Jean Bolen).

E’ la Natura generosa e prolifica ma anche spietata che lascia i figli ai propri padri e fugge a bagnarsi nelle acque del mare di Pafo per recuperare la sua verginità.

Perché la stessa energia che produce il velo e ci rende capaci di superarlo, ci ricorda che il desiderio “ha a che fare con il desiderare stesso e per attuarsi ha bisogno di un segno (il cinto) che è lì per essere oltrepassato e trasceso” (Romano Gasparotti), così la Shakti/Afrodite può continuare a rigenerare se stessa, la sua bellezza, il suo fascino, l’incantamento della tensione tra il corpo virginale e il corpo maturo e la novità del desiderio.

 

Fonti bibliografiche:

Carotenuto, Riti e miti della seduzione, ed. Bompiani – Saggi Tascabili, 1996

Erodoto, Teogonia, ed. Bur, 1984

Gasparotti, Filosofia dell’eros, ed. Bollati Boringhieri, 2007

Galimberti, Le cose dell’amore, ed. Universale Economica Feltrinelli, 2018

Bolen, Le dee dentro la donna, ed. Astrolabio, 1991

The Reef & The Craft, Afrodite Alchemica, 2017

 

Altre fonti:

Claudio Marucchi, Erotismo e Spiritualità, 2016

 

Immagine di copertina:

Venus di Jeremy Lipking


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