Poco tempo fa mi è capitato tra le mani un piccolo tesoro di carta stampata: Riti e miti della seduzione dello psicanalista Aldo Carotenuto. Purtroppo il libro è fuori catalogo e quasi introvabile ed è un vero peccato perché in uno dei capitoli vengono trattate le immagini archetipiche della Seduzione così come compaiono nei miti: un tema appetitoso per chi ama la cultura immaginale (se fai click puoi trovare un articolo di Claudio Marucchi su cos’è l’immaginale). Così ho pensato di proporre una serie di brevi articoli e condividere questo viaggio nell’immaginario greco, lasciando intatto il percorso in crescendo proposto da Carotenuto,  quasi un “gioco di ruolo” a cui la nostra psiche è chiamata a partecipare.

 

SEDOTTI …E PORTATI ALTROVE

Ricordi Dungeon & Dragons, “Il gioco di ruolo” per eccellenza? Potremmo dire che la Seduzione è come il Dungeon master è il principio di attivazione, opera ovunque, mette in moto la storia. Etimologicamente Seduzione deriva dal latino sed (“a parte”) e ducere (“condurre”) quindi è letteralmente “portare in disparte”.

Quando la Seduzione agisce, il gioco ha inizio: siamo catturati, disorientati e sottratti a noi stessi e al nostro ordine delle cose.

Abbiamo tutti una nostra propria identità che ci separa dagli altri. L’identità è un limen, una soglia che colloca l’Io al di qua e tutto ciò che non è Io al di là; ma è anche una barriera che ci protegge dalla contaminazione da tutto ciò che è straniero. Affezionarsi a questa identità, è un po’ come identificarsi con la nostra “scheda personaggio” e serve ad arginare l’angoscia e il timore che tutto ciò che non appartiene all’Io ci suscita.

Quando la Seduzione ci porta via dalla nostra torre d’avorio, dal nostro luogo esclusivo, veniamo condotti da qualche altra parte, altrove. La nostra psiche così si ritrova all’improvviso a giocare partendo con il minimo dei “punti esperienza”  e il massimo dei “punti ferita”: una sorta di stato edenico corrispondente all’innocenza infantile.

Man mano che il gioco progredisce la psiche deve confrontarsi con altri personaggi, affrontare diverse ordalie e passaggi iniziatici, si arricchisce, i “punti esperienza” salgono e i “punti ferita” scendono perché quasi certamente qualche ferita la si colleziona.

L’identità del sedotto è un’identità coniugata al passivo, ma anche al passato, nel senso che ci si ritrova sedotti, irretiti, ci si accorge di essere stati feriti sempre dopo. Non si può parlare della seduzione senza esserne già coinvolti: essa agisce inavvertitamente, a effetto ritardato. In un certo senso accade nonostante me.

(Aldo Carotenuto, Riti e miti della seduzione)

 

Władysław Podkowiński, L’estasi (dettaglio)

SEDOTTI O SEDUTTORI?

Accettare di essere sedotti  non è così semplice” (Aldo Carotenuto, Riti e miti della seduzione): comporta la la rinuncia all’orgoglio dell’identità, la disponibilità a toccare l’Altro e a lasciarsi toccare dall’Altro, Altro che ha il potere di apparire e scomparire nonostante noi e il nostro bisogno, lasciandoci nella mancanza e nel desiderio che lui stesso ha creato.

Si può cominciare ad intuire che, sia molto più agevole giocare il ruolo di Seduttore piuttosto che di Sedotto. Attuare una strategia seduttiva (conscia o inconscia) riuscendo a sedurre per primi equivale al  tentativo di contenere la potenzialità seduttiva dell’Altro, di tenercene al riparo, catturandolo per primi con la nostra azione fascinosa.

Se il Seduttore ha paura dell’Altro e cerca di neutralizzarlo o se ha bisogno dell’Altro soltanto come specchio che rimandi continuamente la conferma di qualcosa che riguardi sempre e solo se stesso, allora l’Altro è relegato al ruolo di preda da conquistare e la Seduzione diviene pura ricerca e esercizio di potere.

Ma se il Seduttore riesce a mettersi in gioco lui stesso nella realtà dell’Altro, corre dei rischi. Esplorare, toccare, assaporare l’Altro significa rendersi disposti a esperire e riconoscere la diversità dell’Altro e significa anche esporsi alla possibilità che il gioco seduttivo inneschi una relazione.

 

UNA SESSUALITA’ POLITEISTICA

A che gioco giochiamo? Se le narrazioni all’interno dei Miti descrivono delle situazioni e ci raccontano i loro possibili esiti, allora i Miti nutrono la nostra psiche e ci aiutano ad orientarci su come si possa uscire o perdersi nelle stesse situazioni. Guardare ai volti che la Seduzione prende nei racconti mitici permette alla nostra psiche di comprenderne le manifestazioni e le dinamiche, di giocare accumulando “punti esperienza”, lasciando che ognuna delle divinità con cui si incontra possa essere un diverso modo per essere iniziata alla sessualità.

Questo diventa ancora più importante per noi occidentali contemporanei che, con l’avvento delle religioni monoteiste, ci siamo visti ridurre drasticamente la disponibilità di immagini mitiche collegate alla seduzione e alla sessualità.

Per orientare la nostra psiche nel gioco della seduzione, possiamo però rifarci all’immaginario greco che, come quello di molte altre culture antiche, è invece ricco di immagini e offre tante nuance della seduzione quanti  sono i volti dei personaggi, divini o umani, che la operano o che la subiscono. La sessualità e la seduzione cambiano nelle varie fasi della vita e, per continuare con la nostra metafora del gioco di ruolo, attraverso i vari Zeus, Dioniso, Eros, Afrodite, Persefone, la nostra psiche può finalmente uscire dal giardino di Eden (ecco l’unico mito davvero interessante in tema di Seduzione per quel che riguarda la cultura giudaico-cristiana) ed accedere ad altri livelli.

Seduzione, Eros, sesso, sessualità, dionisiaco, trasgressione, perversione. Negli ultimi tempi è un gran parlare e discutere attorno a questi argomenti. Segno che, nella nostra contemporaneità dove tutto sembra ormai sdoganato ed acquisito, c’è ancora molto da sviscerare, molto su cui e con cui confrontarsi, molto da sapere e molto forse anche da oltrepassare.

Siete pronti per giocare ad essere giocati?

 

 

Fonti bibliografiche:

  • Carotenuto, Riti e miti della seduzione, ed. Bompiani – Saggi Tascabili, 1996
  • Gasparotti, Filosofia dell’eros, ed. Bollati Boringhieri, 2007
  • Moore, Il lato oscuro dell’eros, ed. Lyra libri, 1998

 

Altre fonti:

  • Galimberti, Amore e Psiche, Conferenza per l’Università del Salento, 2015
  • Galimberti, L’illusione della libertà, Conferenza per l’Università del Salento, 2016

 

Immagine in copertina: 

  • John William Waterhouse, Hylas and the Nymphs, Manchester Art Gallery, 1896

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