Il gioco della seduzione Level 1: Pan e le Ninfe


Nell’articolo precedente (clicca qui per leggerlo) ho introdotto la metafora del gioco di ruolo per percorrere insieme un viaggio tra i miti legati al tema della seduzione. In questo nuovo scritto, che non vuole avere carattere esaustivo ma solo suggestivo, la Seduzione (che mette in moto questa avventura ed è un po’ come il Dungeon Master) chiama la nostra psiche (che si affaccia a questo gioco con il minimo dei “punti esperienza”  e il massimo dei “punti ferita”, quindi una sorta di stato edenico corrispondente all’innocenza infantile) ad un primo passaggio iniziatico: l’incontro con Pan.

 

La maschera dell’innocenza

Possiamo immaginare la nostra psiche con l’aspetto di una Justine sadiana che ricorda anche l’oggetto d’amore cortese dei trovatori:  occhi blu, capelli biondi, denti d’avorio e pelle luminosa.  In due parole: incantevole e innocente.  Un’innocenza virginale che è una candida maschera indossata per evitare le ordalie esteriori e interiori imposte dalla vita, “un rifiuto a venire realmente a contatto con questo mondo” (Thomas  Moore, Il lato oscuro dell’Eros).

Tanto più la nostra psiche esporrà la propria ingenuità e si arroccherà in essa quasi fosse un vanto, tanto più nel “gioco della seduzione” questa innocenza ispirerà il perturbante ad entrare poiché

“L’anima innocente dev’essere iniziata e costretta a forza dentro  l’oscura e affascinante realtà della vita.” (Thomas  Moore).

Questa ritrosia che ritroviamo anche nelle Ninfe (entità femminili della mitologia greca inizialmente associate alle sorgenti e poi più ampiamente alla Natura) suona come un invito a farsi seguire, un appello silenzioso all’estraneo perturbante che viene a prenderti e da cui devi farti prendere.

Nel processo del “fare anima” (per usare le parole di James Hillman) così come nel nostro gioco di ruolo, la nostra psiche sembra non possa fare a meno di avvalersi del gioco degli opposti.   Così se nel mondo della Natura all’immagine archetipale della Preda, che è al tempo stesso Esca, corrisponde in tandem l’immagine archetipale del Predatore, ecco che al lato Ninfa della nostra psiche sarà necessario incontrare la sessualità violenta e immediata di Pan con tutta la simbolica della penetrazione che si porta appresso.

 

Afferrati dalla Natura

Pan ha corna e gambe caprine (la parte animale è concentrata attorno all’area genitale), pelo irsuto e odore selvatico. Non abita l’Olimpo come gli altri dei, a Pan piacciono i luoghi fuori dalla città: boschi, grotte, montagne, pascoli e sorgenti. Rappresenta la Natura nella sua totalità, creatrice e distruttrice, senza connotazioni moralistiche. Una forza grezza, un essere naturale e istintuale simbolo di quella vitalità animale che rimane alla base della nostra psiche.  E’ anche un dio musico, un dio guerriero e colui che insegnò ad Apollo l’arte della profezia, ma in questo breve articolo non ci soffermeremo su questi aspetti e ci limiteremo alle iterazioni tra Pan e seduzione.

Pan “è il nostro istinto”, dice Hillman, che ha sembianze bestiali quasi mostruose che rimandano al carattere perturbante del desiderio sessuale quando irrompe nell’anima. Pan è tormentato dal proprio istinto, è preda di un continuo desiderio violento ed è spinto a soddisfarlo rapidamente. “Dio della natura dentro di noi”, si acquatta in anfratti bui (e se dovessimo immaginare una sede per le nostre pulsioni probabilmente le collocheremmo in basso, a contatto con la Mater/materia, e al buio, cioè lontano dal lume della ragione) e da lì scruta Ninfe e giovinetti e li assale spinto dal bisogno di agire per soddisfare la sua fame carnale.

Tre le sue conquiste più famose Selene, la luna piena, per sedurre la quale è costretto a modificare la sua natura mascherando il suo pelo con un vello candido; Siringa, che riesce a sfuggirgli facendosi trasformare in un giunco da cui Pan creerà l’omonimo strumento ed infine Eco che si concederà molte volte a Pan prima di innamorarsi tragicamente di Narciso.

 

Seduzione, Desiderio e Solitudine

Pan è solo, fin dall’inizio della sua storia quando viene abbandonato da sua madre e deriso dagli dei dell’Olimpo (benché poi con il suo carattere piaccia a tutti gli dei) ed è solitaria anche la sua sessualità. Pan non ama, seduce soltanto e l’abbandono è l’esito dei suo incontri. La violenza della soddisfazione del desiderio lo porta ad accoppiarsi con innumerevoli partner, ma mai a creare una coppia, abbandona le ninfe che ha sedotto e torna alla sua vita nei boschi, alla sua solitudine e alla impossibilità di sentirsi appagato.

Pan è un iniziatore. Non ama e non odia, semplicemente non entra in relazione con l’oggetto. Lo penetra e basta: lo fa suo, lo prende, lo possiede nell’immediatezza del momento. La Seduzione non prelude all’amore o al riconoscimento dell’altro, ma è coazione, è  pura manifestazione dell’istinto che non conosce riflessione, ripensamento e può quindi negare l’esistere dell’Altro. Ecco perché la sua  “è una maledetta esistenza nomadica in luoghi deserti che il suo appetito rende ancora più deserti” (Aldo Carotenuto).

 

“1st level completed” (dalla Ninfa a La Forza)

Se Pan rappresenta la Natura senza l’incontro, la nostra psiche Ninfa che si imbatte in lui può conoscere solo l’aspetto ctonio della sessualità. L’incontro violento con la corporeità dominata essenzialmente dal bisogno primario di soddisfare gli istinti è necessaria alla psiche per calarsi completamente nel corpo, per entrare in contatto con questa nostra forma fisica e lasciare che questa ci parli della propria fame. E’ una condizione sine qua non affinché si possano esplorare ulteriori dimensioni e ulteriori linguaggi, accedere quindi agli altri livelli di sessualità.

L’incontro con Pan, stimola la nostra coscienza a sviluppare al capacità di rapportarsi con la parte più oscura e bestiale della nostra psiche. Attraverso un processo fatto di ripetuti incontri, spetta alla nostra coscienza la possibilità di creare un rapporto con la componente pulsionale. Se la nostra psiche continuasse a scappare come una Ninfa tra i boschi, Pan continuerebbe ad inseguirla finché non la vedrebbe costretta a trasformarsi in un giunco pronto ad essere suonato dallo stesso dio. Parimenti se la nostra psiche volesse “mettere una cintura di castità” a Pan, sarebbe reprimere con forza bruta qualcosa che è parte di noi e che non smetterebbe comunque di avere fame. Il segreto è quell’avvicinamento che la nostra psiche può proporre a Pan, riconoscendo la sua fame e soddisfacendola affinché possa essere domata e così che il desiderio possa essere messo a disposizione della volontà.

 

  

Fonti bibliografiche:

  1. Carotenuto, Riti e miti della seduzione, ed. Bompiani – Saggi Tascabili, 1996
  2. Gasparotti, Filosofia dell’eros, ed. Bollati Boringhieri, 2007
  3. Moore, Il lato oscuro dell’eros, ed. Lyra libri, 1998
  4. Fargnoli, Pan e la cattura dell’attimo: il raptus, Giornale storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2012
  5. Chevalier, A. Gheer, Dizionari dei simboli

Altre fonti:

Claudio Marucchi, Archetipi e sviluppo della coscienza, lezioni per Durga SAI, 2017/2018

Claudio Marucchi, Tarocchi esoterici, simbolici e psicologici, lezioni per Durga Topos, 2017

Claudio Marucchi, Erotismo e Spiritualità, 2016

Claudio Marucchi, Il Femminile Sacro, riti e miti, 2018

 

In copertina:

Summer Lust di Maximilian Lenz, 1906

 


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