Come in tutte le avventure degne di questo nome, anche nel Gioco della Seduzione (qui i link agli articoli precedenti) a volte accade qualcosa che più che un incontro è una vera e propria collisione. La Seduzione nella sua qualità dionisiaca, portando con sé elevatissime dosi di gioco, follia e morte, rappresenta una vera e propria soglia iniziatica per la nostra psiche. Su Dioniso si è detto tanto, forse tutto e forse troppo e questo articolo, come sempre, vuole soltanto suggerire un personale percorso di lettura che possa aprire a riflessioni e approfondimenti individuali.

Dio dell’estasi e della voluttà, dell’ebbrezza e del gioco, della gioia sfrenata e della libertà totale, dell’abbandono assoluto, della follia erotica, del vino e della natura selvaggia. Dioniso è a tutti gli effetti una divinità liminare, il guardiano della sottile linea rossa che ci separa dalla follia di un desiderio illimitato e dall’eros al di là di qualsiasi morale stabilita ma ci separa anche dalla fascinazione mortale. Quando la nostra psiche si imbatte in Dioniso è impossibile sottrarsi alla erotica mania di cui si fa fonte ma anche istigatore.

 

EROTISMO CONTINUO E CUTANEO

Dioniso viene spesso definito un “dio delle donne”, ma per comprendere a fondo questa definizione è necessario aprire una parentesi su una delle peculiarità dell’erotismo femminile. Nel suo libro L’erotismo, Alberoni evidenza come maschile e femminile abbiano ciascuno un proprio specifico modo di vivere l’erotismo e anche una diversa struttura temporale che caratterizza l’esperienza erotica.

L’erotismo femminile viene descritto come continuo  perché il piacere femminile si manifesta come bisogno di continuità, di un incontro senza fine che superi il singolo episodio sessuale per trasformare l’intera relazione in un continuo stato orgasmico. Secondo Lilian Rubin questo avviene perché la donna, a differenza dell’uomo, non ha necessità di differenziarsi dal suo oggetto primario di amore e di identificazione, cioè la madre e quindi è più portata a provare un senso di continuità con le persone che ama, a tendere alla fusione ma anche alla confusione tanto nell’esperienza erotica quanto in quella emotiva. Alberoni rileva anche una prevalenza del senso tattile nell’erotismo femminile, tanto da definirlo cutaneo; a livello simbolico è interessante notare che la pelle è l’organo più esteso dell’intero corpo umano, non ha soluzione di continuità e ben simboleggia la preferenza profonda del femminile per il “continuo”.

L’erotismo femminile ha bisogno di passaggi morbidi, di gradualità, di un rituale. La donna sopporta male il distacco, vorrebbe un incontro senza fine, una perennità.”

(Francesco Alberoni)

Questa necessità di continuità che porta a espandere l’esperienza erotica al di là dell’atto sessuale fino alla quotidianità del legame sociale, spesso comporta per la donna l’accettazione di vincoli, impegni e dipendenze che la appiattiscono nel ruolo di moglie, fidanzata, madre, sorella. Ed i miti di Dioniso sono ricchi di presenze femminili tanto che il dio è spesso circondato da fanciulle che, anche contemporaneamente, sono madri, nutrici, amanti o figlie. 

 

FUORI DI TESTA E FUORI DI FESTA

Amico di Pan, Dioniso è quanto di più vicino ci sia alla natura selvaggia e arcaica e quindi non può appartenere alla città, all’ordine fatto di leggi e regole sociali (ed esse non appartengono a lui). E’ lo straniero che “viene da fuori per portare fuori” insegnando alla nostra psiche un eros senza vincoli, scollegato dai legami sentimentali e sociali ed inteso in modo del tutto impersonale. Ci chiede di diventare stranieri noi stessi, divenendo estranei alle nostre consuetudini, alla quotidianità e alla normalità.

E’ il Dio senza vincoli. Non può accettare limiti, né confini, né compromessi. E’ un dio che irrompe e che travalica ogni barriera… travolge ciò che è codificato, strutturato e consueto…  L’identità personale e il concetto di proprietà vengono annientati al suo passaggio…

E’ il nemico più temibile dell’io pensante, del senso di proprietà e di tutte le certezze e le consuetudini che fondano e danno forma ai concetti di io e mio.” (Leda Bearné)

Dioniso è detto anche Gunamaines (“colui che rende folli le donne”) perché laddove l’erotismo femminile cerca la continuità, Dioniso viene a proporre una liberazione attraverso la sfrenatezza erotica che profana i ruoli, che cancella i legami sociali di cui la donna è “portatrice e simbolo” e che riconduce alla natura selvaggia del femminile arcaico ancora capace di scoprire in se stessa l’elemento estatico. Un passaggio dalla coscienza virginale che vuole ignorare il contatto con l’Alterità alla Verginità intesa come condizione di forza, di non sottomissione ad alcun limite costituito tramite l’intervento umano.

Dioniso rende per sempre sue divine spose donne che all’inizio sono mortali. Psicopompo conduttore di anime, cioè colui che è in grado di risvegliare energie profonde in grado di renderle simbolicamente sue eterne compagne, eternamente giovani ed immortali, sacre manifestazioni a loro volta dell’energia divina e inebriante da lui rappresentata”  (Leda Bearné)

Affinché ciò si realizzi, Dioniso non arriva solo ma accompagnato dal suo gioioso corteo che lancia un invitante richiamo all’aspetto collettivo dell’erotismo femminile (che convive contemporaneamente all’aspetto individuale) che sempre ricerca la fusione con il centro. Il dio è simbolo stesso del centro della sua folle comunità e cercare la fusione con lui permette alla donna di identificarsi con il gruppo stesso e

 “chi riesca ad identificarsi con esso non ha più bisogno di nessun individuo particolare. Con un’unica eccezione il capo, che è simbolo della comunità, della sua unità e della sua permanenza. Nell’unione con lui ogni altro rapporto viene reso inessenziale.”  (Francesco Alberoni)

 

Nel corteo ci sono Ninfe, Cariti, Ore, Iadi, Panischi, Menadi, Baccanti, Tiadi, Fate, Coribanti e Sileni ed ognuno di essi è simbolo delle diverse sfaccettature degli stati altri di coscienza cui era possibile accedere attraverso il vino, altre sostanze inebrianti e con le danze ritmiche che caratterizzavano la celebrazione del dio detta orgia accolta all’interno dell’istituzione chiamata festa.  Nell’orgia non esiste l’individuo, esiste la folla esaltata dalla trance ipnotica raggiunta dai celebranti fino a percepire di essere posseduti da una forza trascendente (entheos).  Durante questo eccitamento collettivo, “tutti sono a disposizione di tutti”, i legami d’amore e di esclusività vengono temporaneamente aboliti e non è più possibile riconoscersi né conservare la propria individualità e unicità.

Il tutto però con un inizio e una fine preordinati, con un rituale di ingresso e un rituale di uscita.  Entro uno spazio definito e un tempo determinato, gli individui perdono la loro individualità e si sentono posseduti da una forza ad un tempo profondamente loro e trascendente”. (Francesco Alberoni)

FUSIONE E CONFUSIONE

L’errore di confondere uno stato di esaltazione e di fusione effimera con lo “stato nascente” dell’innamoramento (che precede l’apparizione di una formazione sociale nuova, la coppia in cui i due individui sono trasformati) è in agguato  soprattutto per le donne (che tendono alla fusione ma anche alla confusione).

La fusionalità, al contrario, nega il desiderio, che è tensione verso l’altro da sé, giacché non tollera la distanza che è distinzione e attesa. Dove vi è fusione l’eros è incestuoso, uroborico, eternamente avvitato su se stesso e qualsiasi “terzo” è vissuto come un invasore. E’ un terzo che non può agire la sua seduzione, cioè separare il soggetto dall’abbraccio fusionale.” (Aldo Carotenuto)

Ed ecco la seconda parte della dura lezione che Dioniso viene ad impartire e che passa attraverso l’abbandono.

Quelle che seguono questa energia dovranno sapere ad essa rimanere fedeli, vicine a quell’amore, senza pensare di essere le uniche in questo, gonfiando così inutilmente il loro io, senza personalismo, coltivandolo in sé giorno dopo giorno, fino a confondersi con esso.  Poiché la divinità deve sempre essere intesa come un’energia interiore, uno stato d’essere e non una creatura personificata, coloro che pensassero di poter possedere in modo personale, individualmente ed esclusivamente una simile energia non possono che perderla. Essa infatti svanisce necessariamente e in modo subitaneo non appena l’io tenti di appropriarsene considerando suo ciò che a nessuno può appartenere.” (Leda Bearné)

Quando Dioniso se ne va il centro scompare, la comunità si dissolve, la dimensione individuale riemerge. Abbandonando le sue amanti, Dioniso le obbliga a sciogliersi dall’abbraccio fusionale, costringendole a ritornare a se stesse.  Assistere al cedimento degli argini del nostro Io, perdersi nella nostra follia e riprenderci, tenendo a memoria la possibilità di ritorno dal mondo estraneo a cui ci si è concessi. L’erotismo non è totale annullamento, perdita di sé, frantumazione senza fine. E’ un processo dialettico fra continuo e discontinuo.  Un compito che non sempre e non tutte riescono ad assolvere e difatti Dioniso non è un dio per tutti.

 

Fonti bibliografiche:

  1. Carotenuto, Riti e miti della seduzione, ed. Bompiani – Saggi Tascabili, 1996
  2. Bearné, Dioniso e le donne, ed. Terra di Mezzo, 2008
  3. Gasparotti, Filosofia dell’eros, ed. Bollati Boringhieri, 2007
  4. Galimberti, Le cose dell’amore, ed. Universale Economica Feltrinelli, 2018
  5. Bolen, Gli dei dentro l’uomo, 1994 ed. Astrolabio, 1991
  6. Bergner, Il lato oscuro del desiderio, ed. Einaudi – Stile libero, 2009

 

Immagine di copertina:

John Collier, Maenads

 

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