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Immaginale e Astrologia

L’Astrologia è una materia complessa. Essa è una delle tre Arti che la Tradizione esoterica riteneva (e ritiene tuttora, laddove ancora vive) necessaria per procedere in maniera completa sul sentiero iniziatico. Questi sono concetti che, per noi moderni cresciuti credendo solo a quello che la Scienza di turno legittima come “reale”, appaiono lontani e frutto di una primitiva superstizione. In fondo chi di noi non ha deriso almeno una volta chi legge gli oroscopi presenti su tutte le riviste e in tutti i giornali. Io, ve lo confesso, l’ho fatto per lungo tempo.

L’Astrologia è difficile da afferrare per una serie di motivi che non riguardando soltanto il calcolo del tema di nascita, ovvero la mappa precisa del cielo astrologico al momento della nascita. Infatti, come ben sanno tutti gli appassionati della materia, oggi è possibile ottenere velocemente la propria carta natale on-line (come ad esempio qui) e leggere un approssimativo profilo astrologico senza necessità di relazione tra consultante e astrologo. In pochi passaggi è possibile conoscere la posizione dei pianeti rispetto sull’eclittica zodiacale e vedere il grafico del momento della propria nascita.

Tema natale di James Hillman (Fonte: Tarnas)
Tema natale di James Hillman (Fonte: Tarnas)

Ed è qui che si apre il divario tra quella che sarà una descrizione sommaria, magari computerizzata, calibrata sulla descrizione manualistica degli aspetti tra i pianeti e di altri elementi di interpretazione, e quella più ragionata, e se vogliamo ispirata, legata indissolubilmente all’incontro tra chi chiede una interpretazione e chi la fornisce.
Sebbene siano necessari entrambi questi due elementi (sia la descrizione “da manuale” che quella basata sull’esperienza e sul dialogo tra le parti), la difficoltà è legata al momento della loro fusione, cercando di far emergere la migliore lettura dei Simboli astrologici personali, basata sulla riflessione e meditazione sugli stessi. 

Considerando il tema natale una mappa simbolica della psiche della persona, sarà necessario padroneggiare quei simboli e vedere di cosa essi sono Immagine.

L’astrologia è superstizione?

L’unica cosa di cui possiamo essere certi è che in un certo momento siamo nati.
Siamo venuti al mondo provenendo dall’Indefinito ed è verso lo stesso Indefinito, che ha molti nomi, che ci avviamo.

Sicuramente in alcuni casi l’Astrologia rappresenta una superstizione, soprattutto laddove la previsione astrologica viene usata per trovare delle scuse al proprio malessere, lasciandolo inalterato. La maggior parte delle volte l’avvicinamento e l’interesse per l’astrologia si fermano a questo livello, ovvero alla lettura delle previsioni e alla ricerca di un senso superficiale e deresponsabilizzante di quello che accade nella propria vita. E sia chiaro, questo non è di per sé negativo: c’è così tanta seriosità nella vita quotidiana che il bisogno di alleggerirla, anche attraverso un gioco che si crea tra astrologi e lettori, non è un male. Anzi.

Ma questo è solo l’inizio del Viaggio.

C’è un altro modo di intendere l’intera questione: l’Astrologia, rispondendo ad un bisogno di profondità e trascendenza nascoste dietro alle domande del consultante, diviene uno strumento di indagine personale parallelo alla razionalità e che, nutrendosi delle immagini presenti nella psiche umana, ha la potenzialità di dare un nuovo senso alle esperienze.

Noi esseri umani abbiamo un bisogno immenso di trovare un Senso in mezzo a quello che apparentemente sembra un caos ed è attraverso l’uso della parola e delle immagini che questo trova la sua massima manifestazione. Ma attenzione: il Senso non è solo quello che la mente, abituata a ragionare aderendo ad principio di coerenza, individua. Il Senso è ciò che emerge quando la Mente, l’Anima e il Corpo trovano un accordo armonioso sulla Percezione del Mondo, sia interiore che esteriore. Emerge ogni qual volta, ad esempio, una Crisi esistenziale si rivela decisiva per aprirsi ad un nuovo modo di vivere, più ampio e più naturale.

Ciò che lega le esperienze alla crescita e all’integrazione degli opposti è la capacità tutta umana (almeno, per quanto ci è dato sapere) di trasformale in poesia e in metafora. Pensate per un attimo ai sogni, specie a quelli che sono stati per voi più importanti. Non è forse vero che una certa lezione è arrivata nel momento in cui siete riusciti a decifrare quel particolare messaggio? Non vi è mai successo di restare sbigottiti di fronte alla poesia e alla potenza anche estetica del Sogno?

Dal momento in cui sentiamo di esistere, all’interno del grembo dell’Universo che prende forma attraverso nostra madre, iniziamo a dare forma all’Esperienza attraverso la Sensazione che solo in un secondo momento, molti mesi dopo, diventerà Pensiero.

Il primo impatto dell’esistenza è di Unione con l’Oscurità dell’Utero, in una Notte che per la Coscienza rappresenta il Tutto. Ed è in questa Notte che siamo immersi, in balia delle emozioni di nostra madre che rappresenta per noi il primo contatto con la Materia. In questa Notte che precede la nascita tutto è Segno: qualsiasi fluttuazione, dalla Gioia della Pienezza alla Paura del Vuoto, rappresenta il mondo dell’esperienza.
Il primo impatto con la vita è la matrice da cui tutto il resto prenderà forma, contrapponendo di volta in volta le polarità che daranno vita al mondo percepito.

L’uomo e la donna dell’antichità, con la loro sensibilità, trovandosi di fronte a misteri di vita e morte, non hanno potuto fare altro che rivolgersi al Simbolo per cercare di afferrare e dare sostanza a dei concetti che altrimenti erano, in quanto esperienza primitiva, inesprimibili. Ed è in questo clima che hanno visto la nascita materie simboliche come l’Astrologia, accogliendo nel corso dei secoli le domande umane e fornendo dei simboli attorno ai quali raccogliersi.

L’Astrologia, ma anche l’Arte in ogni sua espressione, è uno dei molti modi in cui il Simbolo trova posto e collocazione nella vita quotidiana: a seconda della cultura in cui il pensiero mitico si sviluppa abbiamo chiaramente una maggiore o minore accettazione dell’Irrazionale che, cacciato dal razionalismo illuministico, rientra dalla porta dell’Inconscio.

 

Lo studio dell’Astrologia nell’ottica Immaginale

“Ti ci vuole una preparazione, una formazione affinché tu possa aprire le orecchie e cominciare a udire in senso metaforico invece che in senso concreto. Freud e Jung sentirono entrambi che il fondamento del mito è nell’inconscio.
Chiunque scriva qualcosa di creativo sa che bisogna aprirsi, abbandonarsi e che il libro si costruisce in un dialogo interiore. In un certo senso diventiamo il veicolo di qualcosa che ci è donato dalle Muse o, nel linguaggio biblico, da “Dio”. (Joseph Campbell)

Accostarsi all’antica arte dell’Astrologia significa, un po’ alla volta, far caso a ciò che sembra paradossale ma che, nella sostanza, ha in sé una logica non afferrabile dalla mente razionale.

Significa addestrarsi a conoscere un metodo, quello astrologico, che permette di dare un ordine alle esperienze contenute nel mondo dell’inconscio e di dare voce alle Immagini.
E’ un Viaggio a tutti gli effetti e, come per tutti i viaggi, è necessario conoscere perfettamente non solo la mappa, ma anche il territorio che si andrà ad esplorare. Significa mettere da parte per qualche istante ciò che si pensa di sapere e seguire le impressioni, stimolate dai simboli, che emergono dal mare dell’Inconscio. Henry Corbin ha parlato del mundus imaginalis, descrivendolo appunto come zona intermedia tra Corpo e Spirito, tra Cielo e Terra, a cui è possibile accedere attraverso la pratica dell’imaginatio.

Seguire un simbolo non significa perdersi in pensieri senza nessuna aderenza con la Realtà, ma significa lasciarlo agire nel proprio mondo interiore e diventare testimoni dell’intero processo.

Per comprendere il Simbolo, che astrologicamente parlando è rappresentato da segni zodiacali e pianeti, è necessario addestrare quindi quella parte della nostra mente che noi occidentali siamo poco propensi ad utilizzare e che possiamo chiamare, debitori a James Hillman ed Henry Corbin, “Sensibilità immaginale”.

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L’Immaginale: il mondo delle immagini sospese

Proviamo a fare chiarezza rispetto alla nozione di “immaginale”, che si è trovata particolarmente adeguata per rappresentare l’impostazione filosofica alla base della nuova scuola di astrologia S.A.I.  (Scuola di Astrologia Immaginale) nascente a Torino all’interno del progetto “Durga”.

Il termine immaginale venne introdotto da Henry Corbin (1903 – 1978), il più grande iranista vissuto in Europa e uno dei maggiori pensatori del secolo scorso. Egli ricorse ad un’espressione latina, “mundus imaginalis”, per eliminare subito il rischio di confonderla con l’immaginario, che implica invece uno stato di non – realtà, dal carattere utopico e tutto interno al soggetto e alla sua fantasia. Il “mondo immaginale” è innanzitutto un mondo, ovvero una realtà parzialmente indipendente dal soggetto, dotata di estensione, di una sua geografia, di una sostanzialità che la rende una dimensione non influenzata dalla fantasia del soggetto, ma connessa all’interiorità della psiche. Nella mistica visionaria dei sufi, l’espressione che designa questa realtà è resa come “Terra di Nessun-Dove” (Na-Koja-Abad).

E’ bene chiarire che questi mondi si trovano in una certa misura al di fuori della nostra psiche e del nostro mondo. Corbin afferma che tutti i filosofi e teosofi dell’Islam concordano nel presentarci “uno schema che si compone di tre universi, ovvero, di tre categorie di universi. Vi è il nostro mondo fisico sensoriale, che include sia il mondo terreno (governato dalle anime umane) e il mondo siderale (governato dalle Anime delle Sfere); questo è il mondo sensoriale, il mondo dei fenomeni (molk). Vi è il mondo soprasensibile governato dall’Anima o dalle Anime Angeliche, Malakut, (…). Vi è l’universo delle pure Intelligenze Arcangeliche. A questi tre universi corrispondono i tre organi della conoscenza: i sensi, l’immaginazione e l’intelletto, triade a cui corrisponde la triade antropologica: corpo, anima, spirito (…)”.

Ma dove si trovano questi tre mondi?

La percezione dei mistici di ogni tempo ed ogni luogo accede a territori appartenenti all’eterno regno dell’Essere, luoghi senza tempo che si spalancano oltre la percezione sensoriale, e che vengono variamente organizzati in sfere, cerchi concentrici, livelli, quasi sempre delineanti una sorta di immenso Mandala tridimensionale. Non facciamo l’errore di porci l’ingenuo quesito sull’esistenza o meno di questi regni così come sono stati descritti nel senso in cui esistono gli enti corporei del mondo percepibile attraverso i sensi; la domanda non è “ma essi esistono o non esistono?” Per ogni realtà proveniente dalla coscienza mitologica valga la sublime affermazione di Sallustio: “queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”. Il dislivello tra Essere ed Esistenza è la chiave per comprendere con quale spirito approcciarsi al “mondo immaginale”. Nell’Essere ogni realtà è, nell’Esistere invece ogni realtà vi è, come aveva saggiamente osservato Heidegger, cioè si dà in uno spazio-tempo preciso, confinato ad un “qui” e ad un “ora”. Nello svolgersi delle terre del mito invece ci si colloca oltre il tempo e lo spazio. La realtà ontologica del mondo dell’immagine è il trait d’union tra il mondo fenomenico dei fatti, percepibile con i sensi, ed il mondo astratto delle idee, del pensiero e delle formulazioni filosofiche, accessibile mediante l’intelletto.

In mezzo a questi due mondi della realtà densa e dell’astrazione ideale, ecco il vasto regno delle Immagini, tecnicamente noto, in arabo, come ‘Alam a mithal, “mundus imaginalis”, il mondo degli Archetipi, o Mothol mo’allaqa, delle “immagini sospese”. Ci sono notevoli attinenze con l’Iperuranio descritto da Platone come sede dei modelli ideali di tutto ciò che esiste sul piano fisico.

Il professor Wunenburger, docente di Filosofia dell’Immagine presso l’Università di Lione, Francia, ripercorre esattamente le stesse trame corbiniane per descrivere il ruolo dell’immagine come un mondo sottile sospeso tra l’evidenza empirica delle cose e dei fatti (percezione sensoriale) e quello astratto delle idee e della ragione (intelletto). La capacità di familiarizzare con il mondo immaginale dipende dall’immaginazione, che per Corbin è una facoltà attiva, mediatrice, con funzione simbolizzante, capace di liberarci dall’empasse generata dal processo razionale (che obbliga a scegliere tra materia e spirito), svolgendosi principalmente per analogie e consonanze tra simboli.

L’accesso al mondo immaginale

Il punto decisivo da comprendere è come accedere al mundus imaginalis: la facoltà dell’immaginazione è spirituale, e trasforma gli stati interiori dello spirito in stati esteriori, ovvero in visioni ed eventi che mettono in atto, simbolizzandoli, gli stati interni. In questo senso l’interiorità ha un legame con il mondo immaginale perché lo dota di spazialità, creandone apertamente la dimensione e l’estensione. I sensi trasferiscono in questa sottile realtà  le loro funzioni in una sorta di sinestesia unitaria, in tal modo l’immaginazione diventa anche una facoltà cognitiva nei confronti del mondo che le è proprio, ovvero quello immaginale. Un vero e proprio sistema di orientamento che successivamente, come capitò anche nel milieu gnostico, viene calato in una cornice metafisica che riflette sulla sopravvivenza di tali facoltà e organi dopo la morte fisica.

E’ evidente che tra mondo immaginale ed immaginazione come facoltà creatrice e cognitiva, possano esistere degli accostamenti con la nozione di Imaginatio vera di Paracelso, con l’immaginazione attiva di Carl Gustav Jung e con lo stato di rêverie (“sognanza”) descritto da Gaston Bachelard. Pur con i dovuti ed enormi distinguo, che non sono affatto trascurabili, queste nozioni virano verso la rivalutazione di uno stato contemplativo (tanto facilmente subissato dall’utilità e necessità di uno stato iper-attivo) in grado di posizionare la coscienza in quella zona di chiaroscuri, quella penombra in cui l’intelletto ragionante non ha capacità di rischiaramento ed in cui i sensi perdono la loro ordinaria capacità organizzatrice.
Affidarsi a questa facoltà significa innanzitutto avere pazienza, perché come insegna la tradizione alchemica delle trasformazioni, certe cotture avvengono a fuoco lento, non interferire attivamente con il dato sensibile o interiore, ed aspettare che l’immagine riveli se stessa.

Uno studio preliminare degli archetipi si renderà necessario per organizzare, mettere ordine e sensatezza nel proprio immaginario, prima di poter anche solo tentare di avvicinare un’esperienza immaginale. A quest’esigenza risponde il corso sugli archetipi e sulle matrici dei simboli, studiato appositamente per consentire quest’operazione preliminare, e che potrete fruire all’interno di S.A.I..