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L’Immaginale: il mondo delle immagini sospese

Proviamo a fare chiarezza rispetto alla nozione di “immaginale”, che si è trovata particolarmente adeguata per rappresentare l’impostazione filosofica alla base della nuova scuola di astrologia S.A.I.  (Scuola di Astrologia Immaginale) nascente a Torino all’interno del progetto “Durga”.

Il termine immaginale venne introdotto da Henry Corbin (1903 – 1978), il più grande iranista vissuto in Europa e uno dei maggiori pensatori del secolo scorso. Egli ricorse ad un’espressione latina, “mundus imaginalis”, per eliminare subito il rischio di confonderla con l’immaginario, che implica invece uno stato di non – realtà, dal carattere utopico e tutto interno al soggetto e alla sua fantasia. Il “mondo immaginale” è innanzitutto un mondo, ovvero una realtà parzialmente indipendente dal soggetto, dotata di estensione, di una sua geografia, di una sostanzialità che la rende una dimensione non influenzata dalla fantasia del soggetto, ma connessa all’interiorità della psiche. Nella mistica visionaria dei sufi, l’espressione che designa questa realtà è resa come “Terra di Nessun-Dove” (Na-Koja-Abad).

E’ bene chiarire che questi mondi si trovano in una certa misura al di fuori della nostra psiche e del nostro mondo. Corbin afferma che tutti i filosofi e teosofi dell’Islam concordano nel presentarci “uno schema che si compone di tre universi, ovvero, di tre categorie di universi. Vi è il nostro mondo fisico sensoriale, che include sia il mondo terreno (governato dalle anime umane) e il mondo siderale (governato dalle Anime delle Sfere); questo è il mondo sensoriale, il mondo dei fenomeni (molk). Vi è il mondo soprasensibile governato dall’Anima o dalle Anime Angeliche, Malakut, (…). Vi è l’universo delle pure Intelligenze Arcangeliche. A questi tre universi corrispondono i tre organi della conoscenza: i sensi, l’immaginazione e l’intelletto, triade a cui corrisponde la triade antropologica: corpo, anima, spirito (…)”.

Ma dove si trovano questi tre mondi?

La percezione dei mistici di ogni tempo ed ogni luogo accede a territori appartenenti all’eterno regno dell’Essere, luoghi senza tempo che si spalancano oltre la percezione sensoriale, e che vengono variamente organizzati in sfere, cerchi concentrici, livelli, quasi sempre delineanti una sorta di immenso Mandala tridimensionale. Non facciamo l’errore di porci l’ingenuo quesito sull’esistenza o meno di questi regni così come sono stati descritti nel senso in cui esistono gli enti corporei del mondo percepibile attraverso i sensi; la domanda non è “ma essi esistono o non esistono?” Per ogni realtà proveniente dalla coscienza mitologica valga la sublime affermazione di Sallustio: “queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”. Il dislivello tra Essere ed Esistenza è la chiave per comprendere con quale spirito approcciarsi al “mondo immaginale”. Nell’Essere ogni realtà è, nell’Esistere invece ogni realtà vi è, come aveva saggiamente osservato Heidegger, cioè si dà in uno spazio-tempo preciso, confinato ad un “qui” e ad un “ora”. Nello svolgersi delle terre del mito invece ci si colloca oltre il tempo e lo spazio. La realtà ontologica del mondo dell’immagine è il trait d’union tra il mondo fenomenico dei fatti, percepibile con i sensi, ed il mondo astratto delle idee, del pensiero e delle formulazioni filosofiche, accessibile mediante l’intelletto.

In mezzo a questi due mondi della realtà densa e dell’astrazione ideale, ecco il vasto regno delle Immagini, tecnicamente noto, in arabo, come ‘Alam a mithal, “mundus imaginalis”, il mondo degli Archetipi, o Mothol mo’allaqa, delle “immagini sospese”. Ci sono notevoli attinenze con l’Iperuranio descritto da Platone come sede dei modelli ideali di tutto ciò che esiste sul piano fisico.

Il professor Wunenburger, docente di Filosofia dell’Immagine presso l’Università di Lione, Francia, ripercorre esattamente le stesse trame corbiniane per descrivere il ruolo dell’immagine come un mondo sottile sospeso tra l’evidenza empirica delle cose e dei fatti (percezione sensoriale) e quello astratto delle idee e della ragione (intelletto). La capacità di familiarizzare con il mondo immaginale dipende dall’immaginazione, che per Corbin è una facoltà attiva, mediatrice, con funzione simbolizzante, capace di liberarci dall’empasse generata dal processo razionale (che obbliga a scegliere tra materia e spirito), svolgendosi principalmente per analogie e consonanze tra simboli.

L’accesso al mondo immaginale

Il punto decisivo da comprendere è come accedere al mundus imaginalis: la facoltà dell’immaginazione è spirituale, e trasforma gli stati interiori dello spirito in stati esteriori, ovvero in visioni ed eventi che mettono in atto, simbolizzandoli, gli stati interni. In questo senso l’interiorità ha un legame con il mondo immaginale perché lo dota di spazialità, creandone apertamente la dimensione e l’estensione. I sensi trasferiscono in questa sottile realtà  le loro funzioni in una sorta di sinestesia unitaria, in tal modo l’immaginazione diventa anche una facoltà cognitiva nei confronti del mondo che le è proprio, ovvero quello immaginale. Un vero e proprio sistema di orientamento che successivamente, come capitò anche nel milieu gnostico, viene calato in una cornice metafisica che riflette sulla sopravvivenza di tali facoltà e organi dopo la morte fisica.

E’ evidente che tra mondo immaginale ed immaginazione come facoltà creatrice e cognitiva, possano esistere degli accostamenti con la nozione di Imaginatio vera di Paracelso, con l’immaginazione attiva di Carl Gustav Jung e con lo stato di rêverie (“sognanza”) descritto da Gaston Bachelard. Pur con i dovuti ed enormi distinguo, che non sono affatto trascurabili, queste nozioni virano verso la rivalutazione di uno stato contemplativo (tanto facilmente subissato dall’utilità e necessità di uno stato iper-attivo) in grado di posizionare la coscienza in quella zona di chiaroscuri, quella penombra in cui l’intelletto ragionante non ha capacità di rischiaramento ed in cui i sensi perdono la loro ordinaria capacità organizzatrice.
Affidarsi a questa facoltà significa innanzitutto avere pazienza, perché come insegna la tradizione alchemica delle trasformazioni, certe cotture avvengono a fuoco lento, non interferire attivamente con il dato sensibile o interiore, ed aspettare che l’immagine riveli se stessa.

Uno studio preliminare degli archetipi si renderà necessario per organizzare, mettere ordine e sensatezza nel proprio immaginario, prima di poter anche solo tentare di avvicinare un’esperienza immaginale. A quest’esigenza risponde il corso sugli archetipi e sulle matrici dei simboli, studiato appositamente per consentire quest’operazione preliminare, e che potrete fruire all’interno di S.A.I..