La Numerologia

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“Tutto è numero”, diceva Pitagora

Tutto nella natura è: ordine, armonia e bellezza; l’ordine sottrae al caos. Il numero è parte dominante, nella sinfonia dell’universo.
Ma cos’è il numero? Esso è fondamentalmente un’armonica, una vibrazione, come lo sono suoni e colori, tutto è sottoposto ad un ordine divino sublime. I numeri sono aspetti della Divinità.
La numerologia è quella scienza che studia il numero come simbolo, come archetipo, come sequenze numeriche, essi esprimono una relazione esistente tra il microcosmo e il macrocosmo.
Nel nostro nome cognome e data di nascita, soggiace una conoscenza e un’antica coscienza, ognuno di noi è unico nel suo genere, come le catene del DNA, ogni individuo è diverso da un altro ma tutti apparteniamo alla stessa legge cosmica, le basi sono le stesse. Attraverso i nostri dati di nascita possiamo comprendere noi stessi, chi siamo e cosa siamo venuti a fare in questo spazio/tempo.
Questa antica scienza misterica, che in realtà si perde nella notte dei tempi, era come altre conosciuta da pochi eletti, è ora giunto il tempo in cui essa sia divulgata su base globale, pronta per essere compresa dai più.
La differenza tra la numerologia e la matematica, è che la prima utilizza i numeri come simboli e la seconda li utilizza come misuratori. Essi  sono intesi come condensati energetici, ognuno dei quali ha qualità proprie. Immaginate in una giornata quante volte utilizzate il numero:  il numero misura il tempo, le distanze, le età, i cicli, le unità di misura e molto atro ancora.
I nostri dati anagrafici, ci rendono  unici, essi rappresentano  una vibrazione precisa ed unica, la nostra! Come un suono soave, indicano la nostra melodia.
In effetti tutto è nato, dalla vibrazione unica dell’universo.

“All’inizio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”
Dal vangelo di san Giovanni (GV 1,1-18)

Il nostro Codice: il nome.

“Nomina sunt consequentia rerum” locuzione  latina,  col significato “i nomi sono conseguenti alle cose” E ancora… “Nomina omen” locuzione  latina col significato “un nome, un destino”.
Ed è proprio nel nome che è contenuto il nostro destino. Il nome contiene molte informazioni inerenti il nostro passato, il karma, i talenti le correzioni da effettuare in questa vita, ma contiene anche dove stiamo andando, i punti di forza e i talenti. L’effetto dei secondi nomi, i cambi nome e i cognomi,  sono tutti codici da decodificare.
Immaginiamo quanto volte, durante la vita, pronunciamo il nostro nome e quanti ci identificano con esso; quante volte questa vibrazione ci attraversa, per ricordaci chi eravamo, chi siamo e dove stimo andando.
Il nome e il cognome, riguardano le caratteristiche della nostra personalità.
Nella numerologia, per analizzare le informazioni dei nostri dati, questi ultimi devono essere decodificati in numero, le lettere del nome e del cognome saranno quindi trasformate in numeri attraverso una tabella di conversione.

“Oh, Uomo conosci te stesso e conoscerai  l’universo e gli Dei” Socrate

Quali informazioni in una carta numerologica?

L’indagine di una carta numerologica può essere un valido strumento, per comprendere:

  • le potenzialità che abbiamo a disposizione per realizzarci
  • il progetto evolutivo insito in noi
  • punti di forza e debolezza del nostro carattere
  • le qualità e i difetti
  • gli ostacoli che dobbiamo superare
  • esprimere  al meglio il nostro potenziale e talento
  • qual è il momento migliore, per prendere decisioni importanti, nel campo lavorativo, affettivo, personale
  • attitudini scolastiche
  • previsioni annuali
  • affinità di coppia
  • consigli inerenti le attitudini scolastiche dei propri figli
  • nelle aziende: selezione del personale e scelta del marchio aziendale più appropriato ad una data attività
  • analisi numerologica della propria abitazione, del numero telefonico,  della propria auto, della città in cui si vive

 

Tra due mondi: immersione ed emersione

L’arte è un mondo meraviglioso e magico dove ogni artista permette l’immersione nelle sue profondità per poi emergere, con nuovi occhi e comunicare così con l’infinito.
E’ con queste due parole, immersione ed emersione che invito a seguirmi, prendendomi per mano, alla scoperta di molti mondi immaginati, alla ricerca dei preziosi tesori scaturiti dalla creatività, dall’immaginazione e dal personale sentire di anime in comunione con l’universalità e la potenza del simbolo.
Anticamente si parlava di furore, una forza misteriosa, ma percepita come inarrestabile e indomabile, alla quale certe tipologie di persone erano sottoposte. Gli artisti, oltreché gli amanti, non potevano sottrarvisi. Tale furore aveva una spiegazione primaria nel proprio oroscopo e andava ricercato nel posizionamento delle stelle al momento dell’incarnamento dell’anima nel corpo. E’ curioso come ancora oggi, tale furore emerga e sia tattilmente percepibile quando rimaniamo incantati di fronte a certe opere.
Ma senza approfondire troppo con le parole, voglio mostrare subito quanto certe immagini infuochino gli animi di chi le osserva, un furore quindi che contagia e di fronte allo scompiglio interno ch’esse possono suscitare, vorrei fornire qualche dettaglio informativo che permetterà di sanare una parte di curiosità sui sentimenti da loro generati.

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Questa è un’immagine che ipnotizza. E partiamo dall’immersione.
Si rimane calamitati con lo sguardo cercando di comprendere cosa ci troviamo dinnanzi. E’ senza dubbio un abito. Un misterioso vestito immerso nell’acqua.
I rimandi simbolici sono davvero potenti perché abbiamo qui l’elemento mutevole e fluido, l’acqua, che immerge e compenetra totalmente le fibre di una maschera. Abito inteso come involucro atto a ornare la belleza muliebre, profilando le morbide linee femminili di un corpo.
La polvere bianca depositata è un altro elemento molto importante nella simbologia alchemica, ossia il sale. Questo abito, in origine nero è stato immerso nell’acqua marina e ora, grazie alla salinità, sta virando al bianco.
Sigalit Landau, l’artista israeliana che ha realizzato quest’immagine ipnotica ha trasposto in uno scatto tutto il mistero e il fascino di uno sguardo che per decenni ha calamitato proprio gli occhi di un vasto pubblico, quello di Hanna Rovina.
Attrice bielorussa trapiantata in Palestina nel 1928 Hanna Rovina è un simbolo del teatro ebraico nella figura di Leah’le, una giovane sposa che viene posseduta da un demone nello spettacolo The Dybbuk di Semën An-skij. Dybbuk in ebraico significa ‘attaccato’ e si riferisce a quegli spiriti che rimangono latenti nel mondo dei vivi, anziché transitare nello Sheol, fondendosi in altri corpi. Nel caso di Leah’le si trattava del suo sposo, morto poco prima di convolare a nozze. Ecco, come quell’abito assume un significato profondo, di desiderio e di mancata promessa. L’abito nero, una fedele copia di quello nuziale di Leah’le potrà essere restituito alla sua funzione, al candore, grazie all’accumulo, all’attaccamento sulle sue fibre dei cristalli di sale.
Una serie di fotografie documentano il processo di consolidamento dei cristalli salini sull’abito nero immerso nelle profondità del Mar Morto.
Per tutta l’estate del 2014 Sigalit Landau e Yotam Frum hanno seguito il graduale accumulo del sale sul vestito restituendo nell’immersione del vestito nero, simbolo di Leah’le il suo intento originale d’essere una sposa, non con l’attaccamento di uno spirito, ma di ciò che simbolicamente è inteso come armonizzatore tra le forze lunari e solari, mediatore fisico, simbolo della materialità del corpo umano.
Sigalit Landau e Yotam Frum con il sale hanno permesso allo spirito ‘attaccato’ a Leah’le di rendersi materia e liberare la giovane tormentata alla sua desiderata condizione di sposa.

Affine alla posa che suggerisce fissità, a quella verticalità dell’abito che s’incarna, pongo un’altra immagine che appartiene al vasto mondo artistico e che a differenza della simbologia dell’immersione di quest’ultimo, ispira l’opposto pensiero: l’emersione.

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L’artista è colei che maggiormente ha intessuto le sue opere di significati simbolici, dando vita ad opere di una delicatezza e di una potenza assolute: Gina Pane.

Ponendosi con modestia e con totale dedizione al prossimo, Gina Pane ha donato il suo corpo all’arte, permettendo a tutti di cogliere, attraverso una visione ispirata e a riflessioni spesso prese a prestito dalla più genuina cristianità, significati profondi e cosmici.
“E’ per amore vostro: l’altro” la sua frase più celebre.
Citiamo, ma solo marginalmente, come le coordinate spazio e tempo, come le linee verticali e orizzontali abbiamo influenzato la ricerca filosofica e artistica dell’ultimo secolo, ma Gina Pane si spinge oltre ed emerge dall’orizzonte terrestre.

In questo scatto dove sono visibili ben due elementi netti: terra e aria, da lei indicati a margine, il suo corpo si pone esattamente al centro, come coordinata assiale verso una comunicazione celeste. Verso ciò che con il dito puntato verso l’alto chiamiamo cielo o Universo o Infinito o mistero.

E’ un’azione delicata, ma ricca di presenza. Significa esistere. Significa che siamo chiamati, nella nostra esistenza a porci tra forze opposte e contrarie, solide e impalpabili a presenziare con l’alito della vita, con la nostra energia ad assi di comunicazione tra elementi che ci appartengono e sono mescolati nel nostro intimo.

Queste due magnifiche artiste ci accompagnano dalle profondità terrestri e acquatiche fino alla verticalità delle altezze cosmiche, intridendo il nostro animo di furore immaginale. Ricordandoci come tutto sia circolare, opposto e congruente, eterogeneo e confluente, affinché le immagini agiscano da catalizzatore per l’immersione e l’emersione della potenza immaginale che ognuno di noi possiede e può esercitare.

La nascita della scienza grafologica

http://www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-moretti_(Dizionario-Biografico)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-moretti_(Dizionario-Biografico)/

 

Siete pronti per un viaggio lunghissimo e sorprendente tra i misteri dei segni grafici? allacciate la cintura, fate la punta alla matita e seguitemi!

La Grafologia è una Scienza, pronti si parte!

Amici “grafonauti” oggi inizieremo a scoprire qualcosa sulla nascita di uno studio affascinante: quello dei segni che l’uomo ha lasciato nel tempo
La grafologia è in verità una vera e propria scienza che studia la scrittura in tutte le sue funzioni ed implicazioni e di cui già se ne parlò in modo scientifico alla fine del 1600 quando il filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz giunse alla conclusione che la scrittura esprime sempre in qualche modo la natura dell’uomo, premesso che il prodotto grafico non sia opera di un calligrafo
Anche le scienze mediche iniziarono ad interessarsi a tale disciplina, mettendo in evidenza come ogni individuo scriva in modo unico ed inimitabile e quanto sia rilevante la corrispondenza delle caratteristiche fisiche, comportamentali e caratteriali tra di esso ed il proprio modo di scrivere
Ma il termine grafologia venne coniato soltanto molti anni dopo a venire, ad opera dell’archeologo e storico francese Jean Hyppolit Michon; il suo metodo di raccolta e classificazione di campioni di scrittura, gli permisero di identificare e raggruppare segni grafici riconducibili a ben definite tipologie “umane”, attribuendone intrinseci, ma isolati, significati
Nacque la figura del grafologo, sorsero le prime scuole di grafologia, tutte in Europa, principalmente in Svizzera, Francia, Germania ed Italia; tali scuole risultano essere a tutt’oggi le più accreditate a fornire approfondita e vasta letteratura sull’argomento, a formare esperti dediti all’interpretazione dell’intricata “mappa identificativa” che, partendo da una sindrome di segni tracciati su di un foglio bianco, arriva a definire la struttura portante fisica, temperamentale e psicologica dell’individuo che l’ha prodotta
Si possono identificare in G. M. Moretti, M. Marchesan, J. Crépieux-Jamin, M. Pulver, L. Klages, alcune tra le più rappresentative figure che diedero vita ad un percorso evolutivo dello studio della scrittura e che portarono la visione puramente intuitiva di tale materia ad un approccio scientificamente e sperimentalmente condivisibile
G. M. Moretti fu il grande maestro della grafologia italiana e si distinse dalle altre correnti di pensiero per una visione che lo portò ad interessarsi all’uomo prettamente nella sua singolarità, manifestabile attraverso un gesto scrittorio proprio, frutto della proiezione di se stesso e ricco di significati simbolici; ogni segno grafico ha significato se studiato nella unitarietà e globalità del contesto, senza venir estrapolato ed interpretato in modo isolato

L’evoluzione

Ma queste non sono che le radici storiche della grafologia; come ogni studio ed ogni scienza, nuove conoscenze e nuove discipline ne hanno arricchito ed affinato i predicati di base, evoluto i sistemi di osservazione, mutato sensibilmente gli approcci metodologici e gli ambiti operativi
Oggi la grafologia si è liberata dallo stereotipo di strumento unicamente atto a definire un profilo della persona fine a se stesso, ha come obiettivo ambizioso di fornire una chiave di lettura integrata e sistemica fruibile non soltanto dal grafologo stesso, ma da tutte le figure professionali che operino al servizio dell’uomo, delle sue esigenze ed aspettative, dall’ambito clinico, a quello delle relazioni d’ascolto, dai percorsi di sostegno alla coppia e alla famiglia, ad ambiti più tecnici e specifici come l’ orientamento alla professione, le selezioni aziendali o nelle controversie giuridiche
Largo impiego trova oggi l’utilizzo dell’indagine grafologica nell’età evolutiva, nell’osservazione del rapporto con la scrittura dall’infanzia all’adolescenza e nell’intervento, laddove ne emerga la necessità, con attività mirate e propedeutiche alla rieducazione del gesto grafico compresso

La Grafoterapia

La grafoterapia viene pertanto oggi proposta come strumento di elezione nella risoluzione di problematiche quali la disgrafia
Accenni sul “simbolismo dello spazio grafico”: lo spazio grafico viene convenzionalmente suddiviso in tre zone ben distinte fra loro, quella mediana occupata dalle lettere senza allunghi superiori né inferiori, quella alta occupata dagli allunghi superiori sopra il corpo centrale delle lettere e quella bassa occupata dagli allunghi inferiori sotto il corpo centrale delle lettere
I vettori alto/basso, sinistra/destra, hanno significati di pregnante valore, poiché il gesto grafico si sviluppa nello spazio in tutte queste direzioni e sarà l’orientamento prevalentemente utilizzato a guidarci verso le prime indicazioni su come l’individuo si muove all’interno dello spazio grafico e quindi, per derivazione simbolica, nell’ambiente in generale
Amici “grafonauti” il discorso continua

Volontà e libero arbitrio: una questione spinosa

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Scrive Ernst Bernhard, nella sua unica opera pubblicata “Mitobiografia” (e di cui consiglio la lettura):

L’oroscopo, che già nel momento della nascita o ancora prima determina il destino umano quale espressione di una costellazione fondamentale, non lascia alcun dubbio che siamo davanti ad una legge che va molto al di là del caso e dell’arbitrio.
Spiegabili tali cose non lo sono. Esistono e vanno sperimentate come tali. Ma la loro conoscenza fa sorgere nell’uomo un sentimento dal cui approfondimento tutto dipende. Il sentimento del grande mistero dietro la nostra esistenza, che in tal modo non è casuale, ma procede da un fondo inconoscibile. Speculativamente tutti i sistemi metafisici e le dottrine religiose partono da qui. Ma essi stessi sono a loro volta espressione del mistero, dunque sono tutte verità o meglio realtà.
L’essenziale è che questa misteriosa dipendenza sia sperimentata e che la vita individuale sia vissuta quale espressione di quel compito che, ad esempio, è indicato nell’oroscopo.“.

E’ chiaro che, per noi figli della modernità, è difficile rinunciare all’idea che l’essere umano sia nato libero da influenze esterne e che possa in ogni momento esercitare la propria suprema volontà, che corrisponde nel 90% delle volte alle pretese dell’Io (e in chiave astrologica a Marte, primo ministro nel governo del Re assoluto, il Sole): questa, infatti, è la maggior critica mossa a noi astrologi, ovvero che facciamo dipendere le scelte umane da qualcosa di esterno alla volontà. Eppure è anche chiaro, per un osservatore onesto che non abbia paura di guardare direttamente in faccia ciò che emerge dal mare dell’Inconscio, che nessuno è realmente libero: i ricordi ad esempio, dimoranti nel regno della Luna, sono il fondamento e sono impressi nel corpo oltre che nella mente, guidando le scelte automatiche. In psicologia questi automatismi di scelta, frutto dell’abitudine, sono chiamate “euristiche di giudizio” e sono le tendenze che noi astrologi vediamo nel tema natale, ovvero nell’oroscopo personale di ognuno. Nella tradizione ermetica è la corrente lunare che va rettificata, svegliando il Re Dormiente e Sacrificato.

E’ un lento lavoro che si compie, per forza di cose, grazie all’incontro tra l’astrologo, che porta i suoi studi e la sua tecnica, e il consultante, l’unico realmente responsabile di rendere reale una lettura invece che un’altra.