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Immaginale e Astrologia

L’Astrologia è una materia complessa. Essa è una delle tre Arti che la Tradizione esoterica riteneva (e ritiene tuttora, laddove ancora vive) necessaria per procedere in maniera completa sul sentiero iniziatico. Questi sono concetti che, per noi moderni cresciuti credendo solo a quello che la Scienza di turno legittima come “reale”, appaiono lontani e frutto di una primitiva superstizione. In fondo chi di noi non ha deriso almeno una volta chi legge gli oroscopi presenti su tutte le riviste e in tutti i giornali. Io, ve lo confesso, l’ho fatto per lungo tempo.

L’Astrologia è difficile da afferrare per una serie di motivi che non riguardando soltanto il calcolo del tema di nascita, ovvero la mappa precisa del cielo astrologico al momento della nascita. Infatti, come ben sanno tutti gli appassionati della materia, oggi è possibile ottenere velocemente la propria carta natale on-line (come ad esempio qui) e leggere un approssimativo profilo astrologico senza necessità di relazione tra consultante e astrologo. In pochi passaggi è possibile conoscere la posizione dei pianeti rispetto sull’eclittica zodiacale e vedere il grafico del momento della propria nascita.

Tema natale di James Hillman (Fonte: Tarnas)
Tema natale di James Hillman (Fonte: Tarnas)

Ed è qui che si apre il divario tra quella che sarà una descrizione sommaria, magari computerizzata, calibrata sulla descrizione manualistica degli aspetti tra i pianeti e di altri elementi di interpretazione, e quella più ragionata, e se vogliamo ispirata, legata indissolubilmente all’incontro tra chi chiede una interpretazione e chi la fornisce.
Sebbene siano necessari entrambi questi due elementi (sia la descrizione “da manuale” che quella basata sull’esperienza e sul dialogo tra le parti), la difficoltà è legata al momento della loro fusione, cercando di far emergere la migliore lettura dei Simboli astrologici personali, basata sulla riflessione e meditazione sugli stessi. 

Considerando il tema natale una mappa simbolica della psiche della persona, sarà necessario padroneggiare quei simboli e vedere di cosa essi sono Immagine.

L’astrologia è superstizione?

L’unica cosa di cui possiamo essere certi è che in un certo momento siamo nati.
Siamo venuti al mondo provenendo dall’Indefinito ed è verso lo stesso Indefinito, che ha molti nomi, che ci avviamo.

Sicuramente in alcuni casi l’Astrologia rappresenta una superstizione, soprattutto laddove la previsione astrologica viene usata per trovare delle scuse al proprio malessere, lasciandolo inalterato. La maggior parte delle volte l’avvicinamento e l’interesse per l’astrologia si fermano a questo livello, ovvero alla lettura delle previsioni e alla ricerca di un senso superficiale e deresponsabilizzante di quello che accade nella propria vita. E sia chiaro, questo non è di per sé negativo: c’è così tanta seriosità nella vita quotidiana che il bisogno di alleggerirla, anche attraverso un gioco che si crea tra astrologi e lettori, non è un male. Anzi.

Ma questo è solo l’inizio del Viaggio.

C’è un altro modo di intendere l’intera questione: l’Astrologia, rispondendo ad un bisogno di profondità e trascendenza nascoste dietro alle domande del consultante, diviene uno strumento di indagine personale parallelo alla razionalità e che, nutrendosi delle immagini presenti nella psiche umana, ha la potenzialità di dare un nuovo senso alle esperienze.

Noi esseri umani abbiamo un bisogno immenso di trovare un Senso in mezzo a quello che apparentemente sembra un caos ed è attraverso l’uso della parola e delle immagini che questo trova la sua massima manifestazione. Ma attenzione: il Senso non è solo quello che la mente, abituata a ragionare aderendo ad principio di coerenza, individua. Il Senso è ciò che emerge quando la Mente, l’Anima e il Corpo trovano un accordo armonioso sulla Percezione del Mondo, sia interiore che esteriore. Emerge ogni qual volta, ad esempio, una Crisi esistenziale si rivela decisiva per aprirsi ad un nuovo modo di vivere, più ampio e più naturale.

Ciò che lega le esperienze alla crescita e all’integrazione degli opposti è la capacità tutta umana (almeno, per quanto ci è dato sapere) di trasformale in poesia e in metafora. Pensate per un attimo ai sogni, specie a quelli che sono stati per voi più importanti. Non è forse vero che una certa lezione è arrivata nel momento in cui siete riusciti a decifrare quel particolare messaggio? Non vi è mai successo di restare sbigottiti di fronte alla poesia e alla potenza anche estetica del Sogno?

Dal momento in cui sentiamo di esistere, all’interno del grembo dell’Universo che prende forma attraverso nostra madre, iniziamo a dare forma all’Esperienza attraverso la Sensazione che solo in un secondo momento, molti mesi dopo, diventerà Pensiero.

Il primo impatto dell’esistenza è di Unione con l’Oscurità dell’Utero, in una Notte che per la Coscienza rappresenta il Tutto. Ed è in questa Notte che siamo immersi, in balia delle emozioni di nostra madre che rappresenta per noi il primo contatto con la Materia. In questa Notte che precede la nascita tutto è Segno: qualsiasi fluttuazione, dalla Gioia della Pienezza alla Paura del Vuoto, rappresenta il mondo dell’esperienza.
Il primo impatto con la vita è la matrice da cui tutto il resto prenderà forma, contrapponendo di volta in volta le polarità che daranno vita al mondo percepito.

L’uomo e la donna dell’antichità, con la loro sensibilità, trovandosi di fronte a misteri di vita e morte, non hanno potuto fare altro che rivolgersi al Simbolo per cercare di afferrare e dare sostanza a dei concetti che altrimenti erano, in quanto esperienza primitiva, inesprimibili. Ed è in questo clima che hanno visto la nascita materie simboliche come l’Astrologia, accogliendo nel corso dei secoli le domande umane e fornendo dei simboli attorno ai quali raccogliersi.

L’Astrologia, ma anche l’Arte in ogni sua espressione, è uno dei molti modi in cui il Simbolo trova posto e collocazione nella vita quotidiana: a seconda della cultura in cui il pensiero mitico si sviluppa abbiamo chiaramente una maggiore o minore accettazione dell’Irrazionale che, cacciato dal razionalismo illuministico, rientra dalla porta dell’Inconscio.

 

Lo studio dell’Astrologia nell’ottica Immaginale

“Ti ci vuole una preparazione, una formazione affinché tu possa aprire le orecchie e cominciare a udire in senso metaforico invece che in senso concreto. Freud e Jung sentirono entrambi che il fondamento del mito è nell’inconscio.
Chiunque scriva qualcosa di creativo sa che bisogna aprirsi, abbandonarsi e che il libro si costruisce in un dialogo interiore. In un certo senso diventiamo il veicolo di qualcosa che ci è donato dalle Muse o, nel linguaggio biblico, da “Dio”. (Joseph Campbell)

Accostarsi all’antica arte dell’Astrologia significa, un po’ alla volta, far caso a ciò che sembra paradossale ma che, nella sostanza, ha in sé una logica non afferrabile dalla mente razionale.

Significa addestrarsi a conoscere un metodo, quello astrologico, che permette di dare un ordine alle esperienze contenute nel mondo dell’inconscio e di dare voce alle Immagini.
E’ un Viaggio a tutti gli effetti e, come per tutti i viaggi, è necessario conoscere perfettamente non solo la mappa, ma anche il territorio che si andrà ad esplorare. Significa mettere da parte per qualche istante ciò che si pensa di sapere e seguire le impressioni, stimolate dai simboli, che emergono dal mare dell’Inconscio. Henry Corbin ha parlato del mundus imaginalis, descrivendolo appunto come zona intermedia tra Corpo e Spirito, tra Cielo e Terra, a cui è possibile accedere attraverso la pratica dell’imaginatio.

Seguire un simbolo non significa perdersi in pensieri senza nessuna aderenza con la Realtà, ma significa lasciarlo agire nel proprio mondo interiore e diventare testimoni dell’intero processo.

Per comprendere il Simbolo, che astrologicamente parlando è rappresentato da segni zodiacali e pianeti, è necessario addestrare quindi quella parte della nostra mente che noi occidentali siamo poco propensi ad utilizzare e che possiamo chiamare, debitori a James Hillman ed Henry Corbin, “Sensibilità immaginale”.

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Archetipo, astrologia e nuovo senso psicologico

Articolo apparso sulla rivista di psicologia junghiana “Il Minotauro – Problemi e ricerche di psicologia del profondo“,
Anno XXXVIII Vol. n. 2 – Dicembre 2011

 

“Solo attraverso il simbolo è possibile raggiungere ed esprimere l’inconscio. Per questo anche il processo di individuazione non può fare a meno del simbolo, in quanto il simbolo è da un lato l’espressione primitiva dell’inconscio, ma dall’altro è un’idea che corrisponde all’intuizione più profonda della coscienza.”(C.G. Jung)

Quando si parla o si scrive di astrologia al giorno d’oggi si corre sempre il rischio di venir emarginati o zittiti a priori, senza che venga data la possibilità di spiegarsi o dispiegare come questo strumento antico possa essere un mezzo ricchissimo di simboli codificati da millenni per l’esplorazione di sé. Per correttezza va chiarito che questa diffidenza è giustificata dal fatto che nella maggior parte dei casi, purtroppo, questa disciplina è stata usata e viene tuttora usata per scopi manipolatori e delle volte praticata da persone di scarsa o nessuna cultura che, sentenziando quasi sempre per proiezione, influiscono per suggestione sulle vite di chi le consulta. E’ doveroso quindi operare anche una distinzione, già messa in luce da Pico della Mirandola, tra astromanzia e astrologia. Spinti da questa naturale diffidenza si commette però, purtroppo, l’errore di fare di tutta l’erba un fascio e, bollando il tutto come “mera superstizione” o mantica, di rimuovere senza esplorare e conoscere. Esplorazione e conoscenza che non danno, comunque, alcuna certezza o verità assoluta su quello che dovrebbe essere il senso della vita, ma che permettono, forse, un approccio più sacrale ad essa.

Non è quindi un’eliminazione della sofferenza umana o un autoinganno ben intessuto, ma semmai è un arricchimento del vocabolario interiore al fine di descrivere esperienze comuni. Un modo per delimitare il cosmos che si dispiega attorno ad un nuovo centro (o axis mundi) separandolo e contrapponendolo al caos . Mi auguro di riuscire a trasmettere proprio questo nel prosieguo di questo articolo e di fornire un’altra chiave di lettura del fenomeno astrologico, che ha molto da spartire con la sorella Psicologia del Profondo (1).

E’ come se stessimo fra due universi infinitamente vasti: il cosmo del mondo esterno ancora parsimonioso nel rivelare i suoi molti segreti, e il microcosmo del mondo interiore della psiche, ugualmente possessivo nei confronti dei suoi misteri.” (Thomas Moore)

Il trattamento che è stato riservato all’Astrologia da parte della comunità scientifica è alla fine lo stesso trattamento che viene riservato ad ogni approccio non convenzionale, olistico se vogliamo, Psicoanalisi e Psicologia del Profondo incluse. L’Astrologia, non rispettando la logica falsificazionista popperiana, non solo non ha nel paradigma scientifico vigente diritto di esistere, ma deve anche essere contrastata con veemenza.

Parlando di Uomo, di Segni e di Simboli, l’Astrologia non è quantificabile ed oggettivizzabile e quindi non si presta a nessuna misurazione (nonostante i tentativi ci siano stati e continuino ad esserci: degni di nota sia il tentativo di Carl Gustav Jung sia quello di Michel Gauquelin).

Non è mia intenzione riportare in questo luogo una sterile diatriba che va avanti, per flussi e riflussi, da troppo tempo; mi preme però fare un cenno, appunto come testimonianza, all’emblematica reazione scomposta degli scientisti contro la materia astrologica, ovverosia al documento firmato nel 1975 da 186 “eminenti scienziati” (dei quali 18 premi Nobel, come hanno tenuto particolarmente a mettere in evidenza) reclutati per garantire l’infondatezza scientifica dell’Astrologia. Tentativo per altro assolutamente non originale, ricalcando alla fine le stesse argomentazioni già trattate da Sesto Empirico nel Quinto libro del “Contro i Matematici”. Già altri hanno replicato in maniera esaustiva in altre sedi (si veda ad esempio il capitolo a tal proposito di Paul K. Feyerabend nel suo “La scienza in una società libera”).

Quello che vorrei mettere in luce è che, a mio parere, il voler ricondurre tutto alla scienza come “banco di prova” è semplicemente un problema mal posto che, di conseguenza, non può dare origine ad alcuna risposta sensata: nessun astrologo onesto, che non stia in realtà cercando la benedizione dell’autorità o una giustificazione, sarebbe pronto a giurare che la materia astrologica sia Scienza o persegua gli scopi della scienza positivista, proprio perché le qualità che vengono “descritte” (e quindi non “misurate” e men che meno “riproducibili”) appartengono ad un altro piano di conoscenza (2).

Scrive a riguardo Patrice Guinard che:

il processo astrologico non cerca (…) di spiegare un fenomeno, né di interpretare dati, ma di comprendere una realtà sottostante, nella misura in cui fenomeni edati culturali trovano la loro origine nella psiche”.

E Roberto Sicuteri:

la lettura del grafico oroscopico (…) agisce in profondità soltanto attraverso il tempo e soltanto dopo ripetute interpretazioni ed elaborazioni dei simboli, in modo da suscitare le più profonde emozioni inconsce ed agganciare le formazioni archetipiche”.

E’ comprensibile, quindi, a questo punto il tentativo di tracciare un parallelo tra ciò che emerge da questa visione e il concetto di una sottostante struttura comune nella psiche e il concetto di Archetipo. Ed è appunto in quest’ottica che la questione astrologica andrebbe affrontata ed esplorata, al fine di rintracciare i punti di forza di questo antico tentativo umano di spiegare quello che accade alla nostra interiorità.

Dane Rudhyar si riferisce al tema natale, ovvero dell’istantanea planetaria al momento della nascita, come ad un mandala o yantra personale su cui l’individuo può concentrarsi per ragionare per Simboli. E’ chiaro che una meditazione di questo tipo non si esaurirà in una veloce consultazione da qualche esperto (anche se ciò può rappresentare un inizio) visto il valore polisenso del simbolo, e nemmeno nella ricerca delle cause della sofferenza esistenziale (fungendo quindi da mera rassicurazione) data la non linearità e causazione diretta, ma sarà piuttosto una meditazione a cui si ritornerà spesso approfondendo sempre di più le proprie riflessioni. Una sorta di disciplina alla focalizzazione, una gestazione dei simboli personali che porteranno all’emersione, se il lavoro è ben svolto, di un senso nuovo.

(Irene Zanier)

Riferimenti bibliografici

* L. Aurigemma: “Il risveglio della coscienza”, BollatiBoringhieri editore, Torino 2008

* T. Moore: “Pianetiinteriori – L’astrologia psicologica di Marsilio Ficino”, Moretti&Vitali Editori 2008

* F. Boll – C. Bezold – W.Gundel: “Storia dell’astrologia”,Universale Laterza, Bari 1979

* D. Rudhyar: “L’astrologia e la psiche moderna”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1992

* D. Rudhyar :“L’astrologia della personalità”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1986

* R. Sicuteri: “Astrologia e Mito”,Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1978

* S. Andreani : “Alchimia: per una semiologia del Sacro”, ERI, Torino 1976

* F. Capra :“Il punto di svolta”, Feltrinelli, Milano 1984

* H. Sasportas :“Gli dei del cambiamento”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 2000

* P. Guinard :“Astrologia:il manifesto”, C.U.R.A. (Centre Universitaire de Recherche enAstrologie), 1993

* Paul K. Feyerabend: “La scienza in una società libera”, Feltrinelli, Milano 1981

(1) La tentazione iniziale di riferirmi solo alla Psicologia senza alcuna specifica è stata superata nel momento in cui mi sono trovata a pensare che questo termine è diventato troppo generico e quindi referente di niente in particolare, includendo appunto al suo interno anche branche molto distanti tra loro (come la Psicofisica, la neuropsicologia e tutte le discipline che si riferiscono alla psiche, ma di fatto eludendo il problema dell’Inconscio). Come scrive a ragione Dane Rudhyar, astrologo e compositore francese, “Non è possibile misurare quantitativamente l’amore, la risposta alla bellezza, il carattere di una persona, non senza rendere la persona simile ad un computer; e questo è quello che l’attuale scienza sta tentando di fare dell’individuo”.

(2) Piano di coscienza inteso in questa sede in senso epistemologico e non di “stato”

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Gli dèi sono diventati Pokemon

Questo post è già apparso su TLON il 3 Agosto 2016

Attraverso Pokemon GO il piano reale e quello virtuale si mescolano, e tu non sei più il semplice spettatore di un cartone animato, ma il protagonista del gioco, il cacciatore. Sei dentro l’evento, a cavallo tra due mondi.
Una prospettiva del genere fa inorridire e sorridere molti, eppure cattura una quantità incredibile di persone. Come mai?
Perché aumenta la realtà, cioè si propone di restituire qualcosa che ci è stato sottratto: la magia.

Pokemon ante litteram
Se ci pensiamo, di animaletti fantastici sono pieni i racconti di paese, che i nostri nonni ancora conoscono. I monachicchi lucani, gli scazzamurrieddhi pugliesi e i folletti sardi non erano molto diversi dai Pokemon: si trovavano ovunque nello spazio, si spostavano con il vento, potevi entrare in relazione con loro, potevano aiutarti o farti male. A volte amici e protettori, altre volte dispettosi e violenti, erano visibili, facevano parte della vita del paese, intorno a loro si costruivano racconti e leggende. Erano i daimones greci, su cui James Hillman ha riportato l’attenzione in Il codice dell’anima e che Philip Pullman ha ritratto in La bussola d’oro. Creature con cui siamo naturalmente in contatto, e da cui non possiamo essere separati. Se, come accade in La bussola d’oro, il bambino viene separato dal proprio daimon (che può essere qualunque genere di animale) perde qualcosa di sé. La sua realtà viene diminuita, la sua solitudine viene amplificata, ed è come se perdesse una parte di anima.

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Persino la nostra letteratura recente ne parla, se ne trovano chiarissimi riferimenti in Canne al Vento di Grazia Deledda e in Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, e nei saggi fondamentali di sociologia magica: Sud e Magia di Ernesto De Martino e Teoria generale della magia di Marcel Mauss.
In questo senso, Pokemon GO è un gioco di realtà aumentata perché intercetta il bisogno di recuperare le narrazioni magiche che abbiamo dimenticato, a cui la nostra società ha sottratto spazio. Permette di vedere altro oltre la realtà fisica, un bisogno che l’essere umano ha – e che potrebbe anche essere scientificamente sbagliato – ma che va nutrito.
Del resto, tutto ciò che ha a che fare con il mondo fantastico (libri fantasy, serie TV, giochi di ruolo) nasce da questo bisogno, dalla difficoltà della realtà di soddisfare il bisogno di invisibile.

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Pokemon GO invita a viaggiare tra il mondo reale e il mondo virtuale alla ricerca di animaletti inesistenti, intercettando così il nostro bisogno di viaggiare di nuovo tra il mondo reale e il mondo immaginale, e vedere davvero le creature fantastiche. Pokemon GO si sovrappone quindi al vero gioco dell’essere umani, un gioco senza tempo, gratuito, senza bisogno di schermi, a cui abbiamo perso la capacità di giocare: è ribattezzabile Daimon GO, come indichiamo nel video (che ha avuto più di 100.000 visualizzazioni n.d.r.).

E forse questo entusiasmo nei confronti di una applicazione per smartphone nasce dal disperato tentativo di recuperare quella capacità, e di ricreare un’atmosfera magica in un mondo che l’ha voluta cancellare. Pokemon GO si propone di farti viaggiare tra il reale e il virtuale, e tanti altri giochi di realtà aumentata lo faranno, perché sanno qual è il bisogno che non riesci a soddisfare: tornare a osservare davvero il reale per vedere qualcosa che si trova oltre, l’immaginale.

Appendice. Reincantare il mondo
Pokemon GO permette ai giocatori di riportare la magia nel mondo, allenandosi alla visione. Pokemon GO non è il campo di battaglia su cui si svolge il filo delle nostre vite, ma è una palestra per l’immaginazione, per ricominciare a cercare nel mondo i segni, le impronte degli dèi, le loro tracce e, quindi, gli dèi stessi, tracce della nostra esplorazione psichica collettiva.
D’altronde, i Pokemon non sono altro che una manifestazione della nostra esigenza spirituale: la sfera Pokè che contiene i Pokemon è la rappresentazione della religione dell’uomo, in grado di imbrigliare gli dèi e di costringerli ad ascoltare le nostre preghiere. E, come i Pokemon, anche gli dèi vanno cacciati, sedotti, catturati e allenati: Hillman citava Jung nel dire che gli dèi sono diventati malattie. Oggi, diciamo noi, gli dèi sono diventati Pokemon. È chiaramente uno straordinario atto di fede nell’invisibile lo spingersi in strada alla ricerca del proprio piccolo dio personale.

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L’Immaginale: il mondo delle immagini sospese

Proviamo a fare chiarezza rispetto alla nozione di “immaginale”, che si è trovata particolarmente adeguata per rappresentare l’impostazione filosofica alla base della nuova scuola di astrologia S.A.I.  (Scuola di Astrologia Immaginale) nascente a Torino all’interno del progetto “Durga”.

Il termine immaginale venne introdotto da Henry Corbin (1903 – 1978), il più grande iranista vissuto in Europa e uno dei maggiori pensatori del secolo scorso. Egli ricorse ad un’espressione latina, “mundus imaginalis”, per eliminare subito il rischio di confonderla con l’immaginario, che implica invece uno stato di non – realtà, dal carattere utopico e tutto interno al soggetto e alla sua fantasia. Il “mondo immaginale” è innanzitutto un mondo, ovvero una realtà parzialmente indipendente dal soggetto, dotata di estensione, di una sua geografia, di una sostanzialità che la rende una dimensione non influenzata dalla fantasia del soggetto, ma connessa all’interiorità della psiche. Nella mistica visionaria dei sufi, l’espressione che designa questa realtà è resa come “Terra di Nessun-Dove” (Na-Koja-Abad).

E’ bene chiarire che questi mondi si trovano in una certa misura al di fuori della nostra psiche e del nostro mondo. Corbin afferma che tutti i filosofi e teosofi dell’Islam concordano nel presentarci “uno schema che si compone di tre universi, ovvero, di tre categorie di universi. Vi è il nostro mondo fisico sensoriale, che include sia il mondo terreno (governato dalle anime umane) e il mondo siderale (governato dalle Anime delle Sfere); questo è il mondo sensoriale, il mondo dei fenomeni (molk). Vi è il mondo soprasensibile governato dall’Anima o dalle Anime Angeliche, Malakut, (…). Vi è l’universo delle pure Intelligenze Arcangeliche. A questi tre universi corrispondono i tre organi della conoscenza: i sensi, l’immaginazione e l’intelletto, triade a cui corrisponde la triade antropologica: corpo, anima, spirito (…)”.

Ma dove si trovano questi tre mondi?

La percezione dei mistici di ogni tempo ed ogni luogo accede a territori appartenenti all’eterno regno dell’Essere, luoghi senza tempo che si spalancano oltre la percezione sensoriale, e che vengono variamente organizzati in sfere, cerchi concentrici, livelli, quasi sempre delineanti una sorta di immenso Mandala tridimensionale. Non facciamo l’errore di porci l’ingenuo quesito sull’esistenza o meno di questi regni così come sono stati descritti nel senso in cui esistono gli enti corporei del mondo percepibile attraverso i sensi; la domanda non è “ma essi esistono o non esistono?” Per ogni realtà proveniente dalla coscienza mitologica valga la sublime affermazione di Sallustio: “queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”. Il dislivello tra Essere ed Esistenza è la chiave per comprendere con quale spirito approcciarsi al “mondo immaginale”. Nell’Essere ogni realtà è, nell’Esistere invece ogni realtà vi è, come aveva saggiamente osservato Heidegger, cioè si dà in uno spazio-tempo preciso, confinato ad un “qui” e ad un “ora”. Nello svolgersi delle terre del mito invece ci si colloca oltre il tempo e lo spazio. La realtà ontologica del mondo dell’immagine è il trait d’union tra il mondo fenomenico dei fatti, percepibile con i sensi, ed il mondo astratto delle idee, del pensiero e delle formulazioni filosofiche, accessibile mediante l’intelletto.

In mezzo a questi due mondi della realtà densa e dell’astrazione ideale, ecco il vasto regno delle Immagini, tecnicamente noto, in arabo, come ‘Alam a mithal, “mundus imaginalis”, il mondo degli Archetipi, o Mothol mo’allaqa, delle “immagini sospese”. Ci sono notevoli attinenze con l’Iperuranio descritto da Platone come sede dei modelli ideali di tutto ciò che esiste sul piano fisico.

Il professor Wunenburger, docente di Filosofia dell’Immagine presso l’Università di Lione, Francia, ripercorre esattamente le stesse trame corbiniane per descrivere il ruolo dell’immagine come un mondo sottile sospeso tra l’evidenza empirica delle cose e dei fatti (percezione sensoriale) e quello astratto delle idee e della ragione (intelletto). La capacità di familiarizzare con il mondo immaginale dipende dall’immaginazione, che per Corbin è una facoltà attiva, mediatrice, con funzione simbolizzante, capace di liberarci dall’empasse generata dal processo razionale (che obbliga a scegliere tra materia e spirito), svolgendosi principalmente per analogie e consonanze tra simboli.

L’accesso al mondo immaginale

Il punto decisivo da comprendere è come accedere al mundus imaginalis: la facoltà dell’immaginazione è spirituale, e trasforma gli stati interiori dello spirito in stati esteriori, ovvero in visioni ed eventi che mettono in atto, simbolizzandoli, gli stati interni. In questo senso l’interiorità ha un legame con il mondo immaginale perché lo dota di spazialità, creandone apertamente la dimensione e l’estensione. I sensi trasferiscono in questa sottile realtà  le loro funzioni in una sorta di sinestesia unitaria, in tal modo l’immaginazione diventa anche una facoltà cognitiva nei confronti del mondo che le è proprio, ovvero quello immaginale. Un vero e proprio sistema di orientamento che successivamente, come capitò anche nel milieu gnostico, viene calato in una cornice metafisica che riflette sulla sopravvivenza di tali facoltà e organi dopo la morte fisica.

E’ evidente che tra mondo immaginale ed immaginazione come facoltà creatrice e cognitiva, possano esistere degli accostamenti con la nozione di Imaginatio vera di Paracelso, con l’immaginazione attiva di Carl Gustav Jung e con lo stato di rêverie (“sognanza”) descritto da Gaston Bachelard. Pur con i dovuti ed enormi distinguo, che non sono affatto trascurabili, queste nozioni virano verso la rivalutazione di uno stato contemplativo (tanto facilmente subissato dall’utilità e necessità di uno stato iper-attivo) in grado di posizionare la coscienza in quella zona di chiaroscuri, quella penombra in cui l’intelletto ragionante non ha capacità di rischiaramento ed in cui i sensi perdono la loro ordinaria capacità organizzatrice.
Affidarsi a questa facoltà significa innanzitutto avere pazienza, perché come insegna la tradizione alchemica delle trasformazioni, certe cotture avvengono a fuoco lento, non interferire attivamente con il dato sensibile o interiore, ed aspettare che l’immagine riveli se stessa.

Uno studio preliminare degli archetipi si renderà necessario per organizzare, mettere ordine e sensatezza nel proprio immaginario, prima di poter anche solo tentare di avvicinare un’esperienza immaginale. A quest’esigenza risponde il corso sugli archetipi e sulle matrici dei simboli, studiato appositamente per consentire quest’operazione preliminare, e che potrete fruire all’interno di S.A.I..

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Luna Piena della Quercia

La Luna Piena di questo mese anticipa il solstizio d’inverno (Yule) e permette alcune riflessioni legate al ciclo di crescita e di stabilità.

Alle ore 1:06 del 14 dicembre la Luna, nel suo percorso mensile, ha raggiunto la pienezza e quindi la massima luminosità a 22 gradi dei Gemelli, in perfetta opposizione al Sole Sagittario congiunto a Saturno. Il segno dei Gemelli è legato intimamente a tutto quello che è Duale, facendo sperimentare che è possibile spostarsi da una polarità all’altra senza per questo perdere l’equilibrio. Questa Luna Piena contiene in potenza proprio questo insegnamento, ovvero che la vera stabilità non è legata alla staticità, ma al continuo adattamento agli eventi, e che per imparare cose nuove è necessario uscire dalla propria zona di confort. Ciò che è statico non ha la possibilità di cambiare dato che il cambiamento avviene nel movimento: la staticità precede il movimento ed è simbolo di tutto il potenziale che si schiuderà. Tutto questo è ben rappresentato dai Simboli di questa Luna: la Ghianda e la Quercia.

La Luna Piena è sempre un punto di maturazione di tutto il ciclo lunare precedente e, mai come in questo momento, sono importanti i temi di resistenza e stabilità. E’ Saturno, in astrologia, a rappresentare sia la stabilità che l’Autorità, anche attraverso l’applicazione della legge, e tutto quello che è connesso al concetto di limite. Saturno, per gli antichi, era la divinità che si poneva sulla soglia dell’aldilà ed era preposto al giudizio. E’ da tali caratteristiche che è derivata gran parte della sua reputazione di “maestro severo”. L’autorità vera, però, raramente è quella che deriva da imposizioni esterne, obbligando a mantenere un certo comportamento: è semmai il frutto di una scelta di auto-disciplina avendo ben chiari i propri obiettivi. La congiunzione Sole-Saturno opposta a questa Luna gemellina e sbarazzina mette l’accento proprio sulla necessità, al fine di vivere pienamente il proprio lato più sensibile, di impegnarsi in una progressiva educazione ai sentimenti, evitando di confondere gli eccessi di sensibilità con la sensibilità stessa. Il simbolo della Quercia di questa Luna parla inoltre delle radici che vanno in profondità al fine di concedere stabilità anche nel momento più freddo e buio dell’anno, prima della Rinascita della Luce di Yule.

Dal punto di vista astrologico è un Cielo estremamente ricco di aspetti, alcuni dei quali veramente positivi.

Il duetto Sole-Saturno forma un armonico trigono con Urano nel segno dell’Ariete e questo è utile per sperimentare l’autenticità delle proprie idee, vagliandole sul piano pratico e quotidiano. C’è ora la possibilità di prendere consapevolezza dei passi necessari per avviare un nuovo corso di eventi. Urano è un pianeta legato alle rivoluzioni, sia interiori che sociali,  dettate da una mutazione interiore sulla base della percezione imparziale degli eventi. E’ un aspetto legato all’autonomia, alla realizzazione e all’autosufficienza, avendo però ora la certezza di possedere tutte le risorse necessarie per cavarsela: Giove in sestile suggerisce al Sole-Saturno proprio questo.
Gran parte della consapevolezza di cui sto parlando dipende anche dalla capacità di elaborazione delle delusioni e delle ferite del passato: Sole- Saturno in quadratura a Chirone ha il compito proprio di farvi vedere che l’elaborazione e l’integrazione dei vissuti rappresentano la memoria e l’insegnamento più forti. Chirone, assieme a Nettuno, è l’unico elemento del cielo odierno ad essere nell’elemento acqueo e questo ha una enorme rilevanza sul piano delle emozioni.
E’ consigliabile, nei prossimi tre giorni, sondare con attenzione il vostro mondo emotivo, osservando particolarmente tutte quelle sensazioni che considerate sporche o sbagliate: Chirone vi renderà più sensibili e, per chi ha un tema di nascita aperto in tal senso, aumenta la possibilità di cogliere insegnamenti importanti attraverso il mondo onirico.

Questa luce lunare di fine autunno fotografa in questo istante anche la presenza di una configurazione planetaria di tensione, la croce a T formata da Plutone-Giove-Urano, che mette sul piatto della bilancia i principali temi che abbiamo incontrato in questo 2016. Questa è una configurazione veramente intensa che si fa avvertire attraverso sensazioni di urgenza dato che Giove in Bilancia tende ad espandere la necessità di cambiamento dettata da Urano, portando anche allo scoperto tutto quello che Plutone in Capricorno smuove a livello inconscio. C’è una forte sete di giustizia, sia a livello sociale che nelle vite personali. Trattandosi di transiti lenti, l’effetto si fa ovviamente avvertire prima di tutto a livello collettivo, mentre sul piano personale dipende dalla conformazione del proprio tema di nascita.

In conclusione il momento che stiamo vivendo con questa Luna Piena permette di guardare con imparzialità quello che non ci piace della nostra natura senza però giudicare questi elementi come immodificabili o terribili. La Luna in Gemelli permette di riacquistare parte del proprio animo innocente in modo da poter viaggiare leggeri, seppur con le idee ben chiare, senza perdersi d’animo di fronte alle sfide che la vita ci lancia. Non c’è niente, nella propria personalità, che non abbia una buona ragione per esistere: anche gli aspetti peggiori si sono formati nel tempo per permettere alla Quercia che siamo di raggiungere quella stabilità che permette di crescere.

 

Buona Luna Piena a tutti ^_^