archetipi-astrologia-immaginale

Archetipo, astrologia e nuovo senso psicologico

Articolo apparso sulla rivista di psicologia junghiana “Il Minotauro – Problemi e ricerche di psicologia del profondo“,
Anno XXXVIII Vol. n. 2 – Dicembre 2011

 

“Solo attraverso il simbolo è possibile raggiungere ed esprimere l’inconscio. Per questo anche il processo di individuazione non può fare a meno del simbolo, in quanto il simbolo è da un lato l’espressione primitiva dell’inconscio, ma dall’altro è un’idea che corrisponde all’intuizione più profonda della coscienza.”(C.G. Jung)

Quando si parla o si scrive di astrologia al giorno d’oggi si corre sempre il rischio di venir emarginati o zittiti a priori, senza che venga data la possibilità di spiegarsi o dispiegare come questo strumento antico possa essere un mezzo ricchissimo di simboli codificati da millenni per l’esplorazione di sé. Per correttezza va chiarito che questa diffidenza è giustificata dal fatto che nella maggior parte dei casi, purtroppo, questa disciplina è stata usata e viene tuttora usata per scopi manipolatori e delle volte praticata da persone di scarsa o nessuna cultura che, sentenziando quasi sempre per proiezione, influiscono per suggestione sulle vite di chi le consulta. E’ doveroso quindi operare anche una distinzione, già messa in luce da Pico della Mirandola, tra astromanzia e astrologia. Spinti da questa naturale diffidenza si commette però, purtroppo, l’errore di fare di tutta l’erba un fascio e, bollando il tutto come “mera superstizione” o mantica, di rimuovere senza esplorare e conoscere. Esplorazione e conoscenza che non danno, comunque, alcuna certezza o verità assoluta su quello che dovrebbe essere il senso della vita, ma che permettono, forse, un approccio più sacrale ad essa.

Non è quindi un’eliminazione della sofferenza umana o un autoinganno ben intessuto, ma semmai è un arricchimento del vocabolario interiore al fine di descrivere esperienze comuni. Un modo per delimitare il cosmos che si dispiega attorno ad un nuovo centro (o axis mundi) separandolo e contrapponendolo al caos . Mi auguro di riuscire a trasmettere proprio questo nel prosieguo di questo articolo e di fornire un’altra chiave di lettura del fenomeno astrologico, che ha molto da spartire con la sorella Psicologia del Profondo (1).

E’ come se stessimo fra due universi infinitamente vasti: il cosmo del mondo esterno ancora parsimonioso nel rivelare i suoi molti segreti, e il microcosmo del mondo interiore della psiche, ugualmente possessivo nei confronti dei suoi misteri.” (Thomas Moore)

Il trattamento che è stato riservato all’Astrologia da parte della comunità scientifica è alla fine lo stesso trattamento che viene riservato ad ogni approccio non convenzionale, olistico se vogliamo, Psicoanalisi e Psicologia del Profondo incluse. L’Astrologia, non rispettando la logica falsificazionista popperiana, non solo non ha nel paradigma scientifico vigente diritto di esistere, ma deve anche essere contrastata con veemenza.

Parlando di Uomo, di Segni e di Simboli, l’Astrologia non è quantificabile ed oggettivizzabile e quindi non si presta a nessuna misurazione (nonostante i tentativi ci siano stati e continuino ad esserci: degni di nota sia il tentativo di Carl Gustav Jung sia quello di Michel Gauquelin).

Non è mia intenzione riportare in questo luogo una sterile diatriba che va avanti, per flussi e riflussi, da troppo tempo; mi preme però fare un cenno, appunto come testimonianza, all’emblematica reazione scomposta degli scientisti contro la materia astrologica, ovverosia al documento firmato nel 1975 da 186 “eminenti scienziati” (dei quali 18 premi Nobel, come hanno tenuto particolarmente a mettere in evidenza) reclutati per garantire l’infondatezza scientifica dell’Astrologia. Tentativo per altro assolutamente non originale, ricalcando alla fine le stesse argomentazioni già trattate da Sesto Empirico nel Quinto libro del “Contro i Matematici”. Già altri hanno replicato in maniera esaustiva in altre sedi (si veda ad esempio il capitolo a tal proposito di Paul K. Feyerabend nel suo “La scienza in una società libera”).

Quello che vorrei mettere in luce è che, a mio parere, il voler ricondurre tutto alla scienza come “banco di prova” è semplicemente un problema mal posto che, di conseguenza, non può dare origine ad alcuna risposta sensata: nessun astrologo onesto, che non stia in realtà cercando la benedizione dell’autorità o una giustificazione, sarebbe pronto a giurare che la materia astrologica sia Scienza o persegua gli scopi della scienza positivista, proprio perché le qualità che vengono “descritte” (e quindi non “misurate” e men che meno “riproducibili”) appartengono ad un altro piano di conoscenza (2).

Scrive a riguardo Patrice Guinard che:

il processo astrologico non cerca (…) di spiegare un fenomeno, né di interpretare dati, ma di comprendere una realtà sottostante, nella misura in cui fenomeni edati culturali trovano la loro origine nella psiche”.

E Roberto Sicuteri:

la lettura del grafico oroscopico (…) agisce in profondità soltanto attraverso il tempo e soltanto dopo ripetute interpretazioni ed elaborazioni dei simboli, in modo da suscitare le più profonde emozioni inconsce ed agganciare le formazioni archetipiche”.

E’ comprensibile, quindi, a questo punto il tentativo di tracciare un parallelo tra ciò che emerge da questa visione e il concetto di una sottostante struttura comune nella psiche e il concetto di Archetipo. Ed è appunto in quest’ottica che la questione astrologica andrebbe affrontata ed esplorata, al fine di rintracciare i punti di forza di questo antico tentativo umano di spiegare quello che accade alla nostra interiorità.

Dane Rudhyar si riferisce al tema natale, ovvero dell’istantanea planetaria al momento della nascita, come ad un mandala o yantra personale su cui l’individuo può concentrarsi per ragionare per Simboli. E’ chiaro che una meditazione di questo tipo non si esaurirà in una veloce consultazione da qualche esperto (anche se ciò può rappresentare un inizio) visto il valore polisenso del simbolo, e nemmeno nella ricerca delle cause della sofferenza esistenziale (fungendo quindi da mera rassicurazione) data la non linearità e causazione diretta, ma sarà piuttosto una meditazione a cui si ritornerà spesso approfondendo sempre di più le proprie riflessioni. Una sorta di disciplina alla focalizzazione, una gestazione dei simboli personali che porteranno all’emersione, se il lavoro è ben svolto, di un senso nuovo.

(Irene Zanier)

Riferimenti bibliografici

* L. Aurigemma: “Il risveglio della coscienza”, BollatiBoringhieri editore, Torino 2008

* T. Moore: “Pianetiinteriori – L’astrologia psicologica di Marsilio Ficino”, Moretti&Vitali Editori 2008

* F. Boll – C. Bezold – W.Gundel: “Storia dell’astrologia”,Universale Laterza, Bari 1979

* D. Rudhyar: “L’astrologia e la psiche moderna”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1992

* D. Rudhyar :“L’astrologia della personalità”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1986

* R. Sicuteri: “Astrologia e Mito”,Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1978

* S. Andreani : “Alchimia: per una semiologia del Sacro”, ERI, Torino 1976

* F. Capra :“Il punto di svolta”, Feltrinelli, Milano 1984

* H. Sasportas :“Gli dei del cambiamento”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 2000

* P. Guinard :“Astrologia:il manifesto”, C.U.R.A. (Centre Universitaire de Recherche enAstrologie), 1993

* Paul K. Feyerabend: “La scienza in una società libera”, Feltrinelli, Milano 1981

(1) La tentazione iniziale di riferirmi solo alla Psicologia senza alcuna specifica è stata superata nel momento in cui mi sono trovata a pensare che questo termine è diventato troppo generico e quindi referente di niente in particolare, includendo appunto al suo interno anche branche molto distanti tra loro (come la Psicofisica, la neuropsicologia e tutte le discipline che si riferiscono alla psiche, ma di fatto eludendo il problema dell’Inconscio). Come scrive a ragione Dane Rudhyar, astrologo e compositore francese, “Non è possibile misurare quantitativamente l’amore, la risposta alla bellezza, il carattere di una persona, non senza rendere la persona simile ad un computer; e questo è quello che l’attuale scienza sta tentando di fare dell’individuo”.

(2) Piano di coscienza inteso in questa sede in senso epistemologico e non di “stato”

pokemon-go-astrologia-immaginale

Gli dèi sono diventati Pokemon

Questo post è già apparso su TLON il 3 Agosto 2016

Attraverso Pokemon GO il piano reale e quello virtuale si mescolano, e tu non sei più il semplice spettatore di un cartone animato, ma il protagonista del gioco, il cacciatore. Sei dentro l’evento, a cavallo tra due mondi.
Una prospettiva del genere fa inorridire e sorridere molti, eppure cattura una quantità incredibile di persone. Come mai?
Perché aumenta la realtà, cioè si propone di restituire qualcosa che ci è stato sottratto: la magia.

Pokemon ante litteram
Se ci pensiamo, di animaletti fantastici sono pieni i racconti di paese, che i nostri nonni ancora conoscono. I monachicchi lucani, gli scazzamurrieddhi pugliesi e i folletti sardi non erano molto diversi dai Pokemon: si trovavano ovunque nello spazio, si spostavano con il vento, potevi entrare in relazione con loro, potevano aiutarti o farti male. A volte amici e protettori, altre volte dispettosi e violenti, erano visibili, facevano parte della vita del paese, intorno a loro si costruivano racconti e leggende. Erano i daimones greci, su cui James Hillman ha riportato l’attenzione in Il codice dell’anima e che Philip Pullman ha ritratto in La bussola d’oro. Creature con cui siamo naturalmente in contatto, e da cui non possiamo essere separati. Se, come accade in La bussola d’oro, il bambino viene separato dal proprio daimon (che può essere qualunque genere di animale) perde qualcosa di sé. La sua realtà viene diminuita, la sua solitudine viene amplificata, ed è come se perdesse una parte di anima.

pokemon-go-memes-lead-1-221x300

Persino la nostra letteratura recente ne parla, se ne trovano chiarissimi riferimenti in Canne al Vento di Grazia Deledda e in Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, e nei saggi fondamentali di sociologia magica: Sud e Magia di Ernesto De Martino e Teoria generale della magia di Marcel Mauss.
In questo senso, Pokemon GO è un gioco di realtà aumentata perché intercetta il bisogno di recuperare le narrazioni magiche che abbiamo dimenticato, a cui la nostra società ha sottratto spazio. Permette di vedere altro oltre la realtà fisica, un bisogno che l’essere umano ha – e che potrebbe anche essere scientificamente sbagliato – ma che va nutrito.
Del resto, tutto ciò che ha a che fare con il mondo fantastico (libri fantasy, serie TV, giochi di ruolo) nasce da questo bisogno, dalla difficoltà della realtà di soddisfare il bisogno di invisibile.

pokemon-gobianco-300x169

Pokemon GO invita a viaggiare tra il mondo reale e il mondo virtuale alla ricerca di animaletti inesistenti, intercettando così il nostro bisogno di viaggiare di nuovo tra il mondo reale e il mondo immaginale, e vedere davvero le creature fantastiche. Pokemon GO si sovrappone quindi al vero gioco dell’essere umani, un gioco senza tempo, gratuito, senza bisogno di schermi, a cui abbiamo perso la capacità di giocare: è ribattezzabile Daimon GO, come indichiamo nel video (che ha avuto più di 100.000 visualizzazioni n.d.r.).

E forse questo entusiasmo nei confronti di una applicazione per smartphone nasce dal disperato tentativo di recuperare quella capacità, e di ricreare un’atmosfera magica in un mondo che l’ha voluta cancellare. Pokemon GO si propone di farti viaggiare tra il reale e il virtuale, e tanti altri giochi di realtà aumentata lo faranno, perché sanno qual è il bisogno che non riesci a soddisfare: tornare a osservare davvero il reale per vedere qualcosa che si trova oltre, l’immaginale.

Appendice. Reincantare il mondo
Pokemon GO permette ai giocatori di riportare la magia nel mondo, allenandosi alla visione. Pokemon GO non è il campo di battaglia su cui si svolge il filo delle nostre vite, ma è una palestra per l’immaginazione, per ricominciare a cercare nel mondo i segni, le impronte degli dèi, le loro tracce e, quindi, gli dèi stessi, tracce della nostra esplorazione psichica collettiva.
D’altronde, i Pokemon non sono altro che una manifestazione della nostra esigenza spirituale: la sfera Pokè che contiene i Pokemon è la rappresentazione della religione dell’uomo, in grado di imbrigliare gli dèi e di costringerli ad ascoltare le nostre preghiere. E, come i Pokemon, anche gli dèi vanno cacciati, sedotti, catturati e allenati: Hillman citava Jung nel dire che gli dèi sono diventati malattie. Oggi, diciamo noi, gli dèi sono diventati Pokemon. È chiaramente uno straordinario atto di fede nell’invisibile lo spingersi in strada alla ricerca del proprio piccolo dio personale.