Stile e “Stilografica”

Ormai lo avrete capito, la scrittura c’entra sempre! Almeno quando la penna in mano ce l’ho io … ed allora non chiedetevi perché vi propongo questo articolo, leggetelo, sono convinta che ci troveremo tutti d’accordo, anzi tutte!

Si, cari amici, oggi questo articolo è un po più al femminile, perché nonostante la moda sia un universo senza sesso, le donne hanno qualche possibilità in più di esprimere la propria personalità attraverso il look, il loro guardaroba è estremamente variegato, possono scegliere se sentirsi femmine dal capello alla scarpa, o  svincolarsi da tale ruolo, rincorrendo un ideale leggermente più mascolino … per la serie “i pantaloni in casa li porto io“, tanto per capirci.

e che dire di come entriamo nel panico ad un primo appuntamento di lavoro … i nostri “colleghi” uomini con un bel completo, pantalone, camicia e giacca hanno fatto “il salto della quaglia” come si suol dire, ma per noi le cose si complicano leggermente.

e quindi … veniamo al dunque!

Moda e scrittura: binomio probabile !

Oggi, a chi non ha le idee ben chiare su come riorganizzare guardaroba e stile personale, vengono in aiuto le “professioniste” del look, le fantastiche personal shopper, che sanno orientarci nel wonderland world della moda, in cui per perdersi basta un attimo e qualche acquisto sbagliato di troppo … ti guardi allo specchio e decidi di non uscire di casa …

Scindere fisico e mente però non è possibile, scegliere solo cosa ci piace non basta, perché nei nostri panni ci dobbiamo entrare noi, starci bene e riconoscerci; se è vero che l’abito non fa il monaco, è altrettanto vero che dentro a quell’abito si scatenano emozioni, nascono pensieri, palpitano cuore ed anima … il nostro abbigliamento parla di noi, ma spesso attraverso un dialogo interiore che poco sentiamo rappresentarci davvero.

Una donna sicura di sé è una donna con un buon grado di autoconsapevolezza ed autostima, è una donna che sa scegliere e sa quello che vuole anche quando entra in un negozio e va a colpo sicuro; e per chi non ha ancora raggiunto questo traguardo?

La scrittura parla di te, esattamente come quello che indossi e se impari a conoscerti sempre un pò meglio, sceglierai lo stile che meglio ti rappresenta ad occhi chiusi, come guidata da un istinto magico e potente.

Volete la prova del nove?

Giuro sul mio nuovo tubino nero che ho visto le scritture di tantissime donne e quasi tutte riflettevano in modo stupefacente il loro modo di vestire, il loro stile, persino il loro aspetto fisico! grafie sobrie ed eleganti, grafie ridondanti, scritture estremamente seduttive, scritture anarchiche ed anticonformiste … la lista sarebbe lunga e voi state già pensando al vostro prossimo acquisto.

“L’abbigliamento è al tempo stesso, una scienza, un’arte, un’abitudine, un sentimento” Honoré de Balzac.

Voi come la pensate?

La pressione nella scrittura: la passione

 

La “pressione” nella scrittura come indice di passionalità: quanto c’è di vero dietro alla convinzione che un gesto “premuto” sulla carta piuttosto che un gesto “lieve” riveli una tendenza alla passionalità più marcata?
Come sempre, la grafologia ci insegna che lo studio di una scrittura non deve mai soffermarsi su un unico elemento per arrivare a trovare risposte e conferme, ma risulti indispensabile valutarla nella sua complessità, attraverso l’analisi delle infinite combinazioni di segni riscontrabili.

Sicuramente però, la pressione impressa sul foglio è già di per sé un indice rivelatore del bagaglio energetico di cui l’individuo dispone; altrettanto vero è che risulta estremamente importante arrivare a comprendere in che modo e in quale direzione tale carica vitale verrà impiegata, da quali motivazioni sarà sostenuta e verso quali scopi sarà orientata.

Possiamo fornire quindi alcune indicazioni di massima che ci mettano sulla strada: il concetto di passione è strettamente connesso a quello di energia ed il tema, non neghiamolo, incuriosisce sempre molto catturando l’attenzione generale.

Difficilmente non sbaglieremmo dichiarando che chi possiede una natura fortemente passionale risponderà con maggiore intensità agli stimoli di ordine materiale, sensoriale, istintuale e quindi anche sessuale; la persona sarà chiamata a sperimentare la vita attraverso le sue implicazioni più concrete e maggiormente connesse al piano terreno. Un’energia potente necessita di gratificazioni tangibili, che esplorino il mondo materico, ma ciò non esclude, se altri segni intervengono in tal senso, che tale carica sia sorretta anche da un adeguato apporto di sentimento; molte grafie fortemente “marcate” appartengono a chi riesce a coniugare felicemente l’aspetto più concreto e realistico della vita con quello più squisitamente sentimentale e ne sono un esempio artisti che hanno saputo esprimersi attraverso opere intense ma al tempo stesso delicate.

L’intervento del mondo emotivo

Anche una potente carica energetica può risultare suscettibile agli “scossoni” emotivi: noi siamo costantemente bombardati da emozioni di ogni tipo e le nostre risposte non sono altro che la modalità con cui ci poniamo rispetto agli stimoli provenienti sia dall’esterno che da noi stessi. Sperimentatelo con carta e penna! Provate a scrivere in una condizione di forte tensione, di agitazione o di rabbia e confrontate i segni grafici con quelli prodotti in un momento in cui avete scritto con tutt’altro spirito e vi accorgerete della differenza!

La nostra vitalità è un parametro in costante mutamento: le alternanze sono fisiologiche (entro certi limiti, questo è ovvio) e di conseguenza anche al gesto scrittorio imprimeremo cariche diverse. La costituzione di base dell’individuo resta pertanto un patrimonio congenito di cui la nostra scrittura ne costituirà l’espressione, ma verrà anche inevitabilmente condizionata dal vissuto emotivo con tutte le variabili del caso.

Non si senta escluso dai richiami sulla passione chi sta osservando la propria scrittura e non ne riscontri una pressione eccessivamente accentuata: siete forse semplicemente dei passionali più “idealizzati”, più inclini all’avvicinamento spirituale rispetto a quello materiale, maggiormente sensibilizzati a recepire vibrazioni provenienti dai piani “alti” del mentale.

Scritture Famose

Il segno grafico, espressione di un simbolo interiore, ci porta a comprendere come la grafologia si ponga quale obiettivo principale, quello di esplorare peculiarità e potenzialità di un individuo, indipendentemente dal contenuto dello scritto prodotto; alla luce però, di sempre più recenti studi in ambito scientifico, atti a rilevare e dimostrare come alla scrittura manuale sottenda sempre un legame profondo tra concetti espressi ed abilità cognitive, è facile approdare alla conclusione che non sia importante solo cosa scriviamo, ma anche come lo facciamo.

A suffragare tale postulato, ci vengono in aiuto le menti fertili di antichi scrittori e letterati, filosofi, grandi pensatori e uomini della cultura, che non potendo sfruttare i vantaggi di una tecnologia al servizio della rapidità, affidavano idee, pensieri e sapere alla loro penna; la scrittura manuale favorisce il generare idee, elaborare e conservare informazioni, migliorare i processi riflessivi e di comprensione, aumentare le potenzialità della memoria

Chi scrisse cosa?

Non è possibile riportare alla luce le infinite testimonianze del passato in merito alla scrittura, alla valenza del gesto più evoluto e raffinato che la mano dell’uomo abbia mai imparato a compiere, rendendolo indispensabile alla storia evolutiva del genere umano stesso; ma è sicuramente interessante rispolverare scritti famosi sull’argomento, pensieri che in questo articolo vorrei proporre alla vostra attenzione, proprio per porre l’accento su come sia impossibile estrapolare completamente il concetto di “scrittura contenuto” al concetto di “scrittura forma”.

Francesco Petrarca, per esempio, scrisse:

“Non c’è cosa che pesi meno della penna, non v’è cosa più lieta; gli altri piaceri son effimeri e dilettando recano danno; la penna dà gioia sia nel prenderla, sia nel deporla

Un piccolo cenno storico: l’invenzione della stampa a caratteri mobili risale intorno al 1450, quando si pensò di creare una forma di scrittura basata su simboli dalle forme più semplificate e quindi di più facile lettura, ma solo molto tempo dopo, nel tardo 1800, venne brevettata in modo industriale, dall’azienda di armi americana Remington, la prima vera macchina da scrivere.

Ritornando alle nostre penne famose, darei rilievo a queste parole di Simone de Beauvoir:

“… scrivere pertanto, è un’attività complessa: è insieme, preferire l’immaginario e voler comunicare; in queste due scelte si manifestano tendenze assai diverse e a prima vista contrastanti …”

Dopo accurate valutazioni ho sposato questa tesi: lo stile scrittorio riflette sempre lo stile grafico; ad un testo sobrio, sintetico, essenziale, si accompagna quasi sicuramente una grafia altrettanto semplificata e parca; al contrario, alla produzione di scritti più elaborati, lunghi e copiosi si potrà affiancare una grafia concentrata, magari piuttosto minuta, indotta da una indispensabile concentrazione di pensiero; oggi i nostri scritti sono quasi esclusivamente affidati al supporto tecnologico e risulta pertanto impossibile comprendere quale stato d’animo abbia condotto alla formulazione di un pensiero; scrivere non è infatti solo  l’atto motorio conclusivo di un processo, ma è anche e soprattutto il prodotto di un moto dell’animo …

Vi lascio riportando le parole di una scrittrice più contemporanea, Dacia Maraini: “preferisco pensare alla scrittura come ad una testimonianza, un gesto d’affetto nei riguardi di una memoria che se ne va e muore anzitempo; un’esperienza che ti fa cambiare l’angolo dello sguardo, un arricchimento di prospettive, accompagnata forse da un infantile desiderio di seduzione; ma fuori dai canoni, dentro le allegre invenzioni di una mente inquieta

 

 

 

La rivincita dei mancini

Nel passato i mancini venivano visti come “diversi”, quasi come individui “malati”; si sono attribuiti innumerevoli significati negativi a ciò che veniva collegato al vettore sinistro ed ancora oggi modi di dire correnti quali “mi sono alzato col piede sinistro” o “mi hanno giocato un tiro mancino”, restano sinonimi di situazioni nefaste.
Tutto intorno a noi è modellato per le persone destrimani ed i “poveri” mancini (circa il 5-7 % della popolazione), pur non essendo più considerati esseri singolari, spesso incontrano difficoltà nel trovare oggetti di uso comune adatti alla loro manualità.
Fortunatamente a partire da qualche decennio non viene più corretta l’attività scrittoria dei bambini mancini che sono lasciati liberi di scrivere sin da piccoli indifferentemente sia con la mano destra che con quella sinistra, evitando così di incorrere, come invece succedeva un tempo, in difficoltose e “contro natura” automatizzazioni non sempre ben riuscite.

Insomma, scrivete con la mano che volete, basta che funzioni! come disse Woody Allen in un suo film

Quella del mancinismo è una questione “seria” per il grafologo e facilmente sdrammatizzabile, soprattutto oggi, da quando si sono sdoganti pregiudizi e falsi miti sulla modalità più corretta da intraprendere nei confronti della scrittura; ognuno deve trovare la strategia più congeniale ad un approccio con carta e penna che risulti facile, che non produca affaticamento e dolore, che consenta di essere soddisfatti del proprio prodotto grafico e che, soprattutto, ci rappresenti.
Essere mancini non significa essere agevolati o svantaggiati nell’apprendimento della scrittura, perché ognuno di noi è programmato dalla nascita ad utilizzare con maggior facilità un emisfero cerebrale piuttosto dell’altro e quindi per conseguenza, sviluppare abilità grafomotorie con una mano piuttosto che con l’altra; va inoltre considerato che la lateralità non riguarda soltanto l’organo della mano, ma anche quella dell’occhio, del piede, dell’orecchio e che si possono verificare anche casi in cui si usino di preferenza la mano sinistra ed il piede destro (per esempio) e così via …

Lo specchio di Leonardo e le misteriose doti dei mancini

Si attribuiscono ai mancini maggiori capacità creative e migliore senso estetico; ricordiamo fra i tanti, alcuni artisti famosi quali Paul Klee, Pablo Picasso, Raffaello Sanzio ed il grande fra tutti Leonardo da Vinci, famoso per la sua abilità di riuscire a scrivere a “specchio”, caratteristica che ha contribuito ad alimentare intorno a lui un alone di leggendarie e misteriose imprese.
Oggi, per un bambino mancino, la scrittura non deve più rappresentare un problema, l’importante è che si presti attenzione alla postura, all’impugnatura dello strumento, ad una corretta inclinazione del foglio; e ricordate che l’antica popolazione Incas considerava l’essere mancini un segnale di fortuna!

La nascita della scienza grafologica

http://www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-moretti_(Dizionario-Biografico)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-moretti_(Dizionario-Biografico)/

 

Siete pronti per un viaggio lunghissimo e sorprendente tra i misteri dei segni grafici? allacciate la cintura, fate la punta alla matita e seguitemi!

La Grafologia è una Scienza, pronti si parte!

Amici “grafonauti” oggi inizieremo a scoprire qualcosa sulla nascita di uno studio affascinante: quello dei segni che l’uomo ha lasciato nel tempo
La grafologia è in verità una vera e propria scienza che studia la scrittura in tutte le sue funzioni ed implicazioni e di cui già se ne parlò in modo scientifico alla fine del 1600 quando il filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz giunse alla conclusione che la scrittura esprime sempre in qualche modo la natura dell’uomo, premesso che il prodotto grafico non sia opera di un calligrafo
Anche le scienze mediche iniziarono ad interessarsi a tale disciplina, mettendo in evidenza come ogni individuo scriva in modo unico ed inimitabile e quanto sia rilevante la corrispondenza delle caratteristiche fisiche, comportamentali e caratteriali tra di esso ed il proprio modo di scrivere
Ma il termine grafologia venne coniato soltanto molti anni dopo a venire, ad opera dell’archeologo e storico francese Jean Hyppolit Michon; il suo metodo di raccolta e classificazione di campioni di scrittura, gli permisero di identificare e raggruppare segni grafici riconducibili a ben definite tipologie “umane”, attribuendone intrinseci, ma isolati, significati
Nacque la figura del grafologo, sorsero le prime scuole di grafologia, tutte in Europa, principalmente in Svizzera, Francia, Germania ed Italia; tali scuole risultano essere a tutt’oggi le più accreditate a fornire approfondita e vasta letteratura sull’argomento, a formare esperti dediti all’interpretazione dell’intricata “mappa identificativa” che, partendo da una sindrome di segni tracciati su di un foglio bianco, arriva a definire la struttura portante fisica, temperamentale e psicologica dell’individuo che l’ha prodotta
Si possono identificare in G. M. Moretti, M. Marchesan, J. Crépieux-Jamin, M. Pulver, L. Klages, alcune tra le più rappresentative figure che diedero vita ad un percorso evolutivo dello studio della scrittura e che portarono la visione puramente intuitiva di tale materia ad un approccio scientificamente e sperimentalmente condivisibile
G. M. Moretti fu il grande maestro della grafologia italiana e si distinse dalle altre correnti di pensiero per una visione che lo portò ad interessarsi all’uomo prettamente nella sua singolarità, manifestabile attraverso un gesto scrittorio proprio, frutto della proiezione di se stesso e ricco di significati simbolici; ogni segno grafico ha significato se studiato nella unitarietà e globalità del contesto, senza venir estrapolato ed interpretato in modo isolato

L’evoluzione

Ma queste non sono che le radici storiche della grafologia; come ogni studio ed ogni scienza, nuove conoscenze e nuove discipline ne hanno arricchito ed affinato i predicati di base, evoluto i sistemi di osservazione, mutato sensibilmente gli approcci metodologici e gli ambiti operativi
Oggi la grafologia si è liberata dallo stereotipo di strumento unicamente atto a definire un profilo della persona fine a se stesso, ha come obiettivo ambizioso di fornire una chiave di lettura integrata e sistemica fruibile non soltanto dal grafologo stesso, ma da tutte le figure professionali che operino al servizio dell’uomo, delle sue esigenze ed aspettative, dall’ambito clinico, a quello delle relazioni d’ascolto, dai percorsi di sostegno alla coppia e alla famiglia, ad ambiti più tecnici e specifici come l’ orientamento alla professione, le selezioni aziendali o nelle controversie giuridiche
Largo impiego trova oggi l’utilizzo dell’indagine grafologica nell’età evolutiva, nell’osservazione del rapporto con la scrittura dall’infanzia all’adolescenza e nell’intervento, laddove ne emerga la necessità, con attività mirate e propedeutiche alla rieducazione del gesto grafico compresso

La Grafoterapia

La grafoterapia viene pertanto oggi proposta come strumento di elezione nella risoluzione di problematiche quali la disgrafia
Accenni sul “simbolismo dello spazio grafico”: lo spazio grafico viene convenzionalmente suddiviso in tre zone ben distinte fra loro, quella mediana occupata dalle lettere senza allunghi superiori né inferiori, quella alta occupata dagli allunghi superiori sopra il corpo centrale delle lettere e quella bassa occupata dagli allunghi inferiori sotto il corpo centrale delle lettere
I vettori alto/basso, sinistra/destra, hanno significati di pregnante valore, poiché il gesto grafico si sviluppa nello spazio in tutte queste direzioni e sarà l’orientamento prevalentemente utilizzato a guidarci verso le prime indicazioni su come l’individuo si muove all’interno dello spazio grafico e quindi, per derivazione simbolica, nell’ambiente in generale
Amici “grafonauti” il discorso continua