Venere diventa retrograda: dare il giusto valore alle cose

I momenti di retrogradazione dei pianeti sono attimi importantissimi di contatto con il mondo interiore dato che è proprio durante questi periodi che la loro vicinanza alla Terra è massima. Ciò che cambia, da un pianeta all’altro, è la durata di questo periodo e quindi degli effetti.

Mercurio (che ho descritto qui nel suo moto retrogrado) e Venere sono due pianeti interni rispetto al percorso orbitale della Terra attorno al Sole (ovvero questi due pianeti sono gli unici due che la Terra vede davanti a sé mentre guarda il Sole) ed è per questo che l’astrologia, che assume il punto di vista geocentrico, li considera, assieme alla Luna, collegati alla mente e all’intelligenza, cioè dell’applicazione dell’ingegno (in-Genio) che giunge dal Sole: ormai è assodato che accanto all’intelligenza più logica ed operativa anche quella emotiva sia un ingrediente fondamentale nella risoluzione dei problemi.

Venere

Per quanto riguarda il fenomeno della retrogradazione, mentre Mercurio fa almeno tre retrogradazioni nel corso dell’anno, della durata di 20-24 giorni, Venere diventa retrograda una volta ogni 19 mesi circa, con una durata che oscilla tra le 5 e le 7 settimane ed è il pianeta più raramente retrogrado. Sia Venere che Mercurio sono essenziali, nei loro momenti retrogradi, per lo sviluppo della consapevolezza di sé, del proprio pensiero e del proprio valore. Essi sono le istanze psichiche che permettono di misurare il mondo.

“Il mito diviene uno strumento di riflessione sul rapporto che intratteniamo con noi stessi, con gli altri, con la natura, con il Sacro. (…) La meditazione “pagana” lascia che emergano tutte le immagini possibili, tutti i protagonisti immaginari che abitano in noi, fino a che si evidenzi, poco a poco, la trama che li connette.”
(Ginette Paris)

Venere: il piacere della vita

Venere, in astrologia, è simbolo della capacità umana di apprezzare ciò che la vita offre, di assaporare e godersi i piaceri e i momenti di relax, preferibilmente immersi nella bellezza. E’ grazie al sussurro di Venere che ci rendiamo conto di quanto sia soave il canto degli uccellini a primavera o di quanto un paesaggio possa trasportarci in uno stato d’animo mistico. Ed è sempre nel rilassamento venusiano che è possibile accorgersi dell’affetto e della felicità che emerge dai contatti sociali, temi questi estremamente cari alla dea dell’amore cosmico. E’ per mezzo di Venere che siamo in grado di apprezzare il bello dell’arte in ogni sua forma.

Venere indica ciò che si vuole per sé, quale acquisizione promette gioia e soddisfazione e cosa ci si aspetta dalle interazioni sociali. Venere-magnetica è il potere, quindi, di attrarre le esperienze (soprattutto quelle amorose ed affettive) al fine di capire qualcosa di più di se stessi. Ma Venere, fondamento dei propri valori personali, è anche indicazione di ciò che non si vuole e che quindi si cercherà di tener lontano. A seconda del segno in cui si trova si esprimerà secondo un diverso temperamento, ma l’obiettivo sarà lo stesso: ottenere ciò che ritiene “buono” e fonte di felicità.

A livello più terreno Venere parla della nostra ricerca del piacere, sia in senso fisico che mentale, attraverso la sessualità e il modo in cui questo avverrà dipende dal segno della Venere di nascita, dalla casa che occupa e dagli aspetti che crea con gli altri pianeti. Nell’astrologia indiana è Venere che può, attraverso la seduzione e il fascino, soggiogare ed influenzare i demoni (gli Asura) attraverso il potere di mettere in movimento.
Come scrive Dante Alighieri nella Vita Nova: “Oltre la spera che più larga gira / passa l’sospiro ch’esce del mio core: intelligenza nova, che l’amore / piangendo mette in lui, pur su lo tire.”, ovvero è l’amore a provocare una crisi in chi cerca, risvegliando la dea interiore, la Shakti-Anima, rinnovando la personalità. Ed è questo rinnovamento ad essere possibile nei momenti di retrogradazione.

Venere retrograda di transito

Quando Venere diventa retrograda si apre una parentesi temporale durante la quale è possibile fare una valutazione su alcune decisioni del passato ed è in questi momenti che è più probabile chiedersi se “ne è valsa veramente la pena”: è un momento di bilancio sul piano affettivo ed è durante queste settimane che ci si potrà chiedere se quello che si è ottenuto fino a quel momento è ciò che realmente si voleva ottenere.

Venere retrograda, a seconda della casa in cui transita e degli aspetti che forma con i pianeti del tema natale personale, pone la scomoda domanda:

“E’ davvero questo che volevi?”.

E questa è una domanda difficile soprattutto perché fa emergere i veri valori personali, al di là delle convenienze e delle aspettative, al di là dei calcoli e delle strategie, privilegiando il principio del piacere e la ricerca della gratificazione.
La lezione connessa a questo transito è collegata al valore che si attribuisce alle cose della propria vita e quando questo valore è inconscio e si è mossi da “altro”, senza fondamento animico e lontani dal proprio percorso, è possibile che emerga qualche problema che si sarà chiamati ad affrontare.

Chiaramente il caso più delicato è quello connesso alle relazioni sentimentali traballanti dato che è con Venere retrograda che, a causa della sua sollecitazione riflessiva, si è più propensi a cercare i valori su cui si fonda la relazione e si diventa maggiormente consapevoli dei problemi e delle differenze insanabili. Venere retrograda vuole che la relazione venga rivista, consapevoli anche che la relazione perfetta non esiste. Una crisi non è per forza di cose segnale che la relazione finirà: l’esito dipende da diversi fattori, primo fra tutti la capacità di scendere a compromessi mediando tra i propri bisogni e quelli del partner. Emergeranno i desideri nascosti e questo potrà essere il carburante per ravvivare la passione.

Venere è collegata direttamente con il mondo dei desideri e, sebbene non sia assertiva nella conquista di ciò che desidera (semmai sedurrà Marte e lo “convincerà” a regalargli delle cose), quando diventa retrograda si comporta in maniera meno pacifica e amichevole: è con la retrogradazione che è possibile vedere il volto oscuro della dea che può assumere le caratteristiche della polemica, dell’eccessiva auto-indulgenza, della pigrizia e della compulsione specie nello shopping, magari di oggetti di antiquariato. Se Venere è particolarmente forte nel tema di nascita è possibile che si presenti l’occasione di ottenere delle cose che si è desiderato molto in passato.

Come per qualsiasi altra retrogradazione, anche con Venere è meglio posticipare le decisioni e limitarsi a riflettere, aspettando che il pianeta torni diretto per agire.

 

 

 

Stile e “Stilografica”

Ormai lo avrete capito, la scrittura c’entra sempre! Almeno quando la penna in mano ce l’ho io … ed allora non chiedetevi perché vi propongo questo articolo, leggetelo, sono convinta che ci troveremo tutti d’accordo, anzi tutte!

Si, cari amici, oggi questo articolo è un po più al femminile, perché nonostante la moda sia un universo senza sesso, le donne hanno qualche possibilità in più di esprimere la propria personalità attraverso il look, il loro guardaroba è estremamente variegato, possono scegliere se sentirsi femmine dal capello alla scarpa, o  svincolarsi da tale ruolo, rincorrendo un ideale leggermente più mascolino … per la serie “i pantaloni in casa li porto io“, tanto per capirci.

e che dire di come entriamo nel panico ad un primo appuntamento di lavoro … i nostri “colleghi” uomini con un bel completo, pantalone, camicia e giacca hanno fatto “il salto della quaglia” come si suol dire, ma per noi le cose si complicano leggermente.

e quindi … veniamo al dunque!

Moda e scrittura: binomio probabile !

Oggi, a chi non ha le idee ben chiare su come riorganizzare guardaroba e stile personale, vengono in aiuto le “professioniste” del look, le fantastiche personal shopper, che sanno orientarci nel wonderland world della moda, in cui per perdersi basta un attimo e qualche acquisto sbagliato di troppo … ti guardi allo specchio e decidi di non uscire di casa …

Scindere fisico e mente però non è possibile, scegliere solo cosa ci piace non basta, perché nei nostri panni ci dobbiamo entrare noi, starci bene e riconoscerci; se è vero che l’abito non fa il monaco, è altrettanto vero che dentro a quell’abito si scatenano emozioni, nascono pensieri, palpitano cuore ed anima … il nostro abbigliamento parla di noi, ma spesso attraverso un dialogo interiore che poco sentiamo rappresentarci davvero.

Una donna sicura di sé è una donna con un buon grado di autoconsapevolezza ed autostima, è una donna che sa scegliere e sa quello che vuole anche quando entra in un negozio e va a colpo sicuro; e per chi non ha ancora raggiunto questo traguardo?

La scrittura parla di te, esattamente come quello che indossi e se impari a conoscerti sempre un pò meglio, sceglierai lo stile che meglio ti rappresenta ad occhi chiusi, come guidata da un istinto magico e potente.

Volete la prova del nove?

Giuro sul mio nuovo tubino nero che ho visto le scritture di tantissime donne e quasi tutte riflettevano in modo stupefacente il loro modo di vestire, il loro stile, persino il loro aspetto fisico! grafie sobrie ed eleganti, grafie ridondanti, scritture estremamente seduttive, scritture anarchiche ed anticonformiste … la lista sarebbe lunga e voi state già pensando al vostro prossimo acquisto.

“L’abbigliamento è al tempo stesso, una scienza, un’arte, un’abitudine, un sentimento” Honoré de Balzac.

Voi come la pensate?

Sulla potenza dell’arte. Dolore e Luna (1/4)

«Moverà l’istoria l’animo quando gli uomini ivi dipinti molto porgeranno suo proprio movimento d’animo. Interviene da natura, quale nulla più che lei si trova rapace di cose a sé simile, che piagniamo con chi piange, e ridiamo con chi ride, e doglianci con chi si duole». (Leon Battista Alberti, De Pictura, II, 41).

Leon Battista Alberti evoca con queste parole il particolare potere dell’arte in grado di muovere emozioni e sentimenti in accordo a ciò che l’occhio osserva.

Nella storia, ma soprattutto nel pensiero filosofico, sono prima di tutto quattro le macro-aree emozionali in cui sono particolarmente visibili gli effetti delle emozioni umane: dolore, paura, piacere e desiderio. Queste possono essere semplicemente ricondotte a sensazioni piacevoli e sensazioni dolorose.
Presenterò pertanto quattro opere, all’interno delle quali avremo modo di osservare non solo le categorie espressive sopracitate, ma anche alcuni attributi che le collegano al mondo astrologico e immaginale.

Il dolore: ospite inquietante

Particolarmente istruttivo e potente è un sentimento più di altri, il dolore. Determinati filoni spirituali hanno utilizzato, se non addirittura strumentalizzato, questo potere dell’arte e spesso l’empatia generata da immagini cruente, dolorose o compassionevoli ha mosso gli animi dei fedeli con una potenza tale da sostituirsi alle parole scritte. L’esempio più conosciuto è senza dubbio la Biblia Pauperum, ossia quell’infinito mondo d’immagini che nel mondo cristiano ha mosso alla conoscenza del dolore provato dai suoi protagonisti principali: Cristo, santi, martiri, ma soprattutto un mondo femminile compatto nella comprensione del dolore più grande, quello intimo e acuto, la perdita del proprio figlio, provato dalla madre Maria, più spesso definita semplicemente Madonna.

Sebastiano Luciani detto del Piombo (Venezia 1485 – Roma 1547), La pietà, 1516-1517, olio su tavola, 190 x 245 cm, Museo Civico, Viterbo.

Giorgio Vasari, nel 1568, ricorda così questa magnifica opera di Sebastiano del Piombo:

«un Cristo morto con una Nostra Donna che lo piagne […] fu con molta diligenza finito da Sebastiano che vi fece un paese tenebroso molto lodato».

Il corpo esanime del Cristo dall’incarnato livido, esaltato dal candido lenzuolo sottostante, è perfetto, lontano e isolato dalla figura della madre. Sembra quasi di percepire le due freddezze, del corpo e della terra, lievemente mitigate dal morbido telo.
La figura della madre è invece quanto di più antitetico alla leggiadria delle esili figure mariane. Il suo corpo, massiccio e forte si erge verso l’alto, invocando e intercedendo per il trapasso del figlio. L’abito blu, il plenilunio appena sorto e la dimensione notturna, sono tutti elementi che esaltano la freddezza della scena.

Il dolore, la morte, la notte, emozionano e rendono partecipi gli astanti del profondo pathos dell’immagine.

Sebbene sia stato notato come la figura della madre, nella posa, richiami una rassegnazione per l’avvenuta morte e una speranza nell’imminente risurrezione, il corpo del Cristo, finalmente adagiato come fosse a riposo, racchiude e ricorda nelle piccole ferite a mani e piedi, tutta la fatica, l’angoscia, il dolore e la sofferenza ch’egli patì negli ultimi maledetti momenti di vita.

In particolare il tema del notturno, l’uso dei colori e il paese sullo sfondo, che Sebastiano ha saputo rendere in tutta la sua oscura attinenza al dolore e al freddo, sottendono a un significato ripreso nell’interpretazione coloristica.

Nella sovrastante luna, avvolta dal velo delle tenebre blu, ritroviamo il viso della madre, pallida luna circondata dagli abiti della stessa gamma notturna; mentre il livido corpo del Cristo, sdraiato ed orizzontale, ha il suo pendant nello sfondo che si dipana dietro la figura della donna, dove la solita gamma di verdi accresce la desolazione dell’avvenimento tragico che in questi ultimi ‘bagliori sanguigni’ ha il suo tanto atteso epilogo.
Secondo Claudio Strinati sarebbe questa forte tensione emotiva, in accordo all’antica concezione aristotelica della catarsi, il culmine dell’azione, costituita proprio dall’assenza dell’azione o dall’immobilità metaforica, dove gli elementi naturali, compresa la notte, concorrono al compianto universale e al dolore assoluto.

La Pietà di Viterbo costituisce la prima pala d’altare sulla quale gravi una luce notturna. L’oscurità del paesaggio sullo sfondo e la scelta delle tenebre collegano la tavola e il suo pathos alle descrizioni dantesche dell’Inferno, dove Sebastiano avrebbe ritratto proprio il Bulicame di Viterbo, il mitico luogo d’accesso agli Inferi. Una terra desolata e fredda, quindi, dove le tenebre sono presenti con tutta la loro carica evocativa, la morte scuote di dolore come i terremoti e i lampi sanguigni rammemorano sullo sfondo le saette della tempesta. Un verso di Dante è calzante nel correlare il dolore e il paesaggio sullo sfondo della Pala: «La terra lagrimosa diede vento, 
che balenò una luce vermiglia
la qual mi vinse ciascun sentimento».Leonardo, nel Trattato della Pittura, descrive la speciale caratteristica del pittore di poter «generare siti deserti, luoghi ombrosi o freschi ne’ tempi caldi, e così luoghi caldi ne’ tempi freddi» sottolineando con queste parole la capacità da parte della pittura di generare sensazioni percepibili con il tatto, dato che freddo e caldo sono proprio gli aristotelici sensibili propri della pelle.
Nella Pietà di Viterbo, tutti gli elementi concorrono a ricordare questa speciale sensazione creata dalla pittura. Il paesaggio è freddo nei colori, nelle pose e nel tema.
Salvatore Natoli, ne L’esperienza del dolore, elenca i termini con i quali si definiva il dolore nell’Antica Grecia, tutti nomi che semanticamente si legano alle sensazioni di freddezza, βάσανος, dove pietra è il significato originale e poi c’è άλγηδών, vento freddo o dolore.
Il contatto con la terra è basale e freddo come la roccia e come le pietre diroccate e abbandonate che si vedono in lontananza. Il vento algido percepito come ‘bufera che squassa e dirompe’ dilaga nel retroscena e ha il suo contrappasso nel dolore della madre, un dolore luttuoso che Natoli esamina alla luce degli scritti freudiani.

In Lutto e Malinconia lo psicoanalista Sigmund Freud considera i due stati d’animo in base alle loro manifestazioni e sostiene che l’unico termine appropriato con cui è possibile identificare lo stato d’animo del lutto sia proprio doloroso.
Natoli afferma:

«Il dolore è un’esperienza intensa, ma nel contempo variata nelle sue sfumature e nei suoi timbri: essa muove dal dolore vivo, fisico, corporeo, puntuale ed intenso per giungere ad una percezione universalmente dolorosa, allo spettacolo del mondo come desolazione e perciò come destino di morte».

Quale migliore rappresentazione del dolore se non un paesaggio devastato e freddo che suggerisce una condizione di morte come destino dell’umanità?

Un periodo storico non proprio facile

La Pietà, che Strinati definisce gravida di ideologia e foriera di avvenimenti futuri, si colloca in un periodo storico difficile e complicato, il XVI secolo.
Minacciata dalle novità provenienti dal Nord Europa e che avrebbero generato la Riforma, la Chiesa aveva allora impellente necessità di utilizzare immagini come questa che rendessero i fedeli partecipi al culto, facendo provare sulla loro pelle il dolore di Cristo e della Madonna. Un dolore compreso dalla memoria soggettiva di tutti coloro che facevano parte delle folle, basato sulle impressioni che colpiscono l’intima sfera psicologica, riavvicinando e stringendo quindi a sé i fedeli.
La Pietà costituisce una poesia figurativa che si serve dei colori, del dolore e degli attributi della melanconia per arrivare a ‘colpire’ il pubblico.
In Saturno e la Melanconia, gli autori notano come il termine malinconico, che nell’Antichità aveva dei significati specificamente riferiti al carattere e ai ‘liquidi’ di una persona, dal Medioevo in poi prese ad identificare una caratteristica più generica: spazi malinconici, luci melanconiche, note melanconiche o paesaggi melanconici, sì da coprire molte delle caratteristiche sensibili con uno stesso termine. Ciò non accadde all’interno della terminologia medica, ma solo in quella poetica, lirica e narrativa. Tale significazione si affiancò alle pene sentimentali dell’amore trovadorico e poi al significato soggettivo e transitorio dello stato d’animo malinconico, allontanandosi sempre più dai suoi significati medico-scientifici e arrivando a noi con tale accezione.
Solo “l’impressione della notte”, rimase un elemento pressoché invariato, che deriva dalla radice greca melàs, designante il nero e le tenebre e collegata alla bile dello stesso colore. Ancor oggi si utilizza l’aggettivo melanconico a chi è ‘lunatico’, per l’attinenza dell’astro lunare alla notte.

Natoli riporta attenzione al significato originario di pathos che rappresenta l’essere colpiti dall’esterno, una caratteristica comune a molte opere artistiche che dovevano emozionare i fedeli, assoggettandoli nella comune memoria del dolore.

Le sensazioni provate dalla nostra pelle, come piacere e dolore, legate direttamente al corpo, sono rese vivide dalla memoria, nella nostra intimità, nella soggettività profonda.
«La sciagura, il dolore, sono quindi ciò che per eccellenza colpisce: non si sceglie, giunge» e Leon Battista Alberti lo afferma chiaramente: «Noi dipintori, vogliamo coi movimenti delle membra mostrare i movimenti dell’animo […] ira, dolore, gaudio, timore, desiderio e simili».

La Luna, così mobile, giunge e porta con sé ogni movimento dell’animo ed è al tempo stesso improvvisa eppure puntuale.

Luna Piena dell’Eclisse: momento di purificazione (Febbraio 2017)

La Luna Piena di Febbraio è considerata tradizionalmente una Luna di purificazione e di disgelo: ci stiamo avviando verso la primavera, le giornate si allungano e con esse aumenta il calore del sole a disposizione di tutte le creature. Il corpo esce lentamente dal fisiologico rallentamento invernale e tutto inizia a muoversi più velocemente. La natura non è ancora sveglia, sebbene alcuni timidi accenni lascino intravedere la Rinascita imminente dopo la morte invernale. Per la tradizione magica occidentale, e se vogliamo anche per la mente che desideri lasciar spazio all’emersione delle Immagini, questa Luna è associata al colore bianco ed era particolarmente importante per la preparazione dei candidati sulla Soglia: riflessione e silenzio sono compagni importanti per ognuno di noi per favorire il raccoglimento interiore. Per chi vorrà allinearsi con le energie di questo momento sono indicati incensi alla salvia.

La Luna Piena di questo mese si perfezionerà durante la notte, all’1:33 ora italiana dell’11 febbraio 2017, all’interno di un fenomeno astronomico particolare, l’eclisse lunare di penombra, che darà a questa fase lunare delle caratteristiche astrologiche particolari.

Eclisse di Luna. Fonte: http://divulgazione.uai.it/index.php/Cartoline

Una Luna Piena con eclisse di penombra

Le eclissi, sia lunari che solari, sono sempre state guardate con un certo timore in quanto, discostandosi dal normale corso degli eventi astronomici e quindi da quanto ci si poteva aspettare dalla natura, non potevano che essere presagio di qualcosa di negativo e pericoloso. Per la mente antica le eclissi sono sempre state foriere di cambiamenti imprevisti e raramente positivi: questo non dovrebbe sorprenderci dato che, fino a non molto tempo fa (e in qualche luogo accade tuttora) la maggior preoccupazione delle persone era quella di sopravvivere, magari prevedendole, a guerre e pestilenze. 

Per quanto riguarda noi figli della modernità, le guerre e le pestilenze sono sempre meno esteriori e sempre più vissute interiormente, ma la forza delle angosce non è cambiata. Ciò che cambia è come la chiamiamo.
Ad un livello più profondo questo evento è un invito ad interrompere per un momento la routine, assaporando l’eccezionalità di un evento che riesce ancora a creare stupore nell’anima di alcuni attenti osservatori.

L’eclisse di Luna avviene nel momento in cui c’è un allineamento tra Sole, Luna e Terra con la Terra che, frapponendosi tra Sole e Luna, blocca la luce solare e proietta un’ombra su una Luna che sarebbe, in caso contrario, al massimo della sua luminosità, mettendo in questo modo in evidenza che i fenomeni dell’Universo sono spesso l’incontro di luce e ombra. L’eclisse ha la potenzialità di influenzare le parti ombra della personalità, portando allo scoperto tutto quello che è nascosto, dato che è nell’ombra che tendiamo a mettere da parte ciò che di noi non ci piace e che vivrà una esistenza parallela ed inconscia.

L’eclisse lunare sospende il tempo e blocca le memorie: in questo momento è possibile dedicarsi alla cura di sé, alla meditazione, all’introspezione, anche mettendosi attivamente alla ricerca, nella propria notte interiore non illuminata completamente dalla Luna, di risposte. E’ sicuramente un momento di smarrimento ed è per questo che è sconsigliabile, almeno a ridosso dell’evento, iniziare qualsiasi attività. Ma la fortuna ci sorride e a quell’ora la maggior parte di noi starà vivendo l’eclisse attraverso i sogni.

Le notti precedenti la Luna eclissata sono particolari ed ognuno incontrerà alcune questioni sospese: nel momento del sonno il velo della coscienza si discosta e lascia intravedere quello che è nascosto e preme per venire alla luce. Ciò che emergerà nei sogni e negli atti mancati (o lapsus) dei giorni a seguire sarà il tema sul quale sarà più proficuo riflettere, seguendo il Cuore piuttosto che la ragione, come la Luna Leone invita a fare.

Uno sguardo astrologico

La Luna Piena di questo mese si forma a 22° del segno del Leone, in opposizione quindi al Sole in Acquario.

Il segno dell’Acquario ha una fortissima connessione con quello che Jung definiva processo di individuazione che porterà la Persona, quindi l’insieme di tutti i comportamenti che abbiamo appreso fin da piccoli per adattarci alla vita sociale, a diventare sempre più Unica e Individuale, ovvero consapevole e responsabile della propria specialità, spogliandosi gradualmente dalle aspettative e andando incontro al proprio progetto interiore. L’Acquario è un segno votato alla lealtà nel senso più alto, ovvero ai propri sentimenti, sviluppando il coraggio di interrompere, delle volte anche bruscamente, quello che non si allinea al Progetto del Sè. Ed è questo progetto interiore ad essere, nella maggior parte dei casi, vissuto nell’inconsapevolezza. Come già anticipato, è una Luna di svelamento e di purificazione e quindi ci condurrà a spogliarci di tutte le zavorre che tentiamo di tenere nascoste. Questo non è semplice dato che tutti noi cerchiamo, più o meno con successo, di allontanarci da questo gravoso compito.

 

La Luna in Leone favorirà i nativi del segno risvegliando sentimenti di generosità e apertura verso il prossimo. L’unica cosa a cui dovrete prestare attenzione sarà l’eccesso di cura verso gli altri: cercate di non intromettervi nelle vite altrui e, se vedete qualcosa che qualche amico fa fatica a vedere, trattenetevi dal rivelarlo. Ognuno vede le cose più nascoste quando è pronto per farlo.

Sarà un cielo interessante soprattutto per la presenza di alcune interessanti configurazioni planetarie. Prima fra tutte il Grande Trigono di Fuoco che si formerà tra Luna-Saturno-Urano, interrotto dal Sole in Acquario che chiuderà la configurazione Kite, o Aquilone. Secondo Tracy Marks questa configurazione è un po’ più impegnativa del semplice Grande Trigono in quanto si aggiunge un aspetto di stress rappresentato dall’asse tra Sole e Luna. Sarà quindi il Sole a rappresentare il primo punto focale della configurazione, andando a rompere il circuito energetico dell’elemento Fuoco, introducendo l’Aria. Semplificando, il 22° grado dell’Acquario diventerà un punto particolarmente sensibile, stimolando quindi in maniera armonica i segni dell’Acquario e Gemelli che sono i segni più favoriti in questo lavoro. Con Mercurio in Acquario, infatti, è favorito il pensiero eccentrico e anti-convenzionale.

La presenza di Venere, Marte e Urano in Ariete sarà favorevole a Leone e Sagittario per cominciare a prendere in considerazione in maniera più seria alcune nuove amicizie e relazioni: è possibile che qualcosa di occasionale diventi stabile.

In ogni caso c’è molta instabilità e nervosismo nell’aria dato che la Croce a T, formata da Plutone-Giove(R)-Urano, premerà affinché emerga il nuovo che, però, non è detto sia ancora maturo per vedere la luce. Questo è un momento di preparazione, sebbene per alcuni (specie i segni di Fuoco) le prospettive del futuro siano già evidenti e l’impulsività ad agire e a prendere decisioni sia forte.

I segni più in difficoltà saranno Toro e Scorpione dato che avvertiranno le tensioni della quadratura con l’asse Leone-Acquario. Sarà necessario un lavoro di pulizia dei rapporti che sgomberi il campo soprattutto da tutti i fantasmi delle cose non dette.

 

 

Il Sole isolato nel tema di nascita

Il Sole isolato, cioè privo di aspetti astrologici con il resto dei pianeti del tema natale, è uno dei casi più interessanti all’interno del vasto argomento dei pianeti isolati introdotto nel  precedente articolo. Trattandosi di un tema ancora poco esplorato e poco conosciuto (probabilmente anche a causa della refrattarietà dei possessori ad esporsi ad indagini considerate troppo invadenti), i riferimenti bibliografici e ad articoli sono ancora scarsi, sebbene quelli esistenti, per la maggior parte in lingua inglese, siano dettagliati ed approfonditi.

Il Sole in astrologia: l’Io

Il Sole, dal punto di vista dell’Astrologia, rappresenta l’Io, il centro della personalità ed è quindi la fonte di vitalità: proprio come il Sole è il centro del nostro sistema planetario, così il suo simbolo si fa punto focale rappresentante una qualità sempre-presente. Proprio come la Luna, anche il Sole è stato tributato nei millenni con canzoni e poemi che danno testimonianza dell’importanza affettiva dell’astro diurno.

Scrive Guy le Febvre de la Boderie a proposito del Sole che esso è:

il cerchio illimitato, il cui punto centrale
si trova in ogni luogo, il cui contorno sferico
si trova in nessun luogo, e dal cui centro e circonferenza
i cerchi o raggi si susseguono ovunque.

Il Sole è generoso: inonda di energia e luce tutto ciò che si rivolge nella sua direzione. Ed è per questo che, nel corso della storia umana, esso è stato un mito centrale nei culti solari. Ed è per questa ragione che esso è anche simbolo della manifestazione più terrena di un principio superiore e non individuato (Sè/ Sè Superiore / Atman) che fungerà da richiamo verso l’Unità.

Essendo Luce, rappresenta il principio di separazione dal mare dell’Inconscio e dal materno (il Leone segue il Cancro). Come scrive anche Joseph Campbell, ne “Il potere del Mito”, noi possediamo gli stessi organi e le stesse energie che aveva l’uomo di Cro-Magnon trentamila anni fa. Sebbene l’esterno sia cambiato, interiormente attraversiamo sempre le stesse fasi, che ci portano (o dovrebbero portarci) ad intraprendere un viaggio interiore che parte dalla fusionalità e dipendenza dell’infanzia all’autonomia e alla responsabilità dell’età adulta: in tutto questo mentre la Luna e la Notte rappresentano il punto da dove partiamo e dove probabilmente ci scioglieremo alla fine della nostra vita (mistero tremendo ed affascinante), il Sole è simbolo del percorso di individuazione e del cammino attraverso la scoperta di un Ego separato.

Già da queste caratteristiche è possibile intravedere il paradosso dell’isolamento del Sole rispetto al resto del tema: nel momento in cui il principio solare emerge dall’indifferenziato e simbiotico mare inconscio, ha quasi necessità di trovare esternamente degli appigli che gli permettano di intraprendere il Viaggio proprio come l’Io emerge nella coscienza attraverso la relazione. Come scrive Augusto Vitale, l’Io “è un’entità che resterà come un demiurgo tra il buio e la luce, tra il corpo e la ragione: come creatore egli potrà comandare ai sensi e alla mente di esplorare l’ignoto intorno per tradurlo in un mondo praticabile dal linguaggio, e potrà comandare ai sensi di rivolgersi alla memoria e alla fantasia per tramutare il mondo muto e sordo delle cose in realtà dell’anima.”.

Questi appigli sono proprio quelli che vengono a mancare nel momento in cui il Sole è isolato. Ci sarà una grossa fonte di Luce ed energia che dovrà trovare un percorso alternativo per uscire allo scoperto, ma che si tradurrà anche in sensazioni difficili da spiegare.

Per la sua luce che illumina i corpi celesti che lo circondano come una corte, per i suoi raggi che distribuisce equamente a tutti (…) io scelgo il Sole come immagine che può magnificamente rappresentare un grande condottiero.”
Luigi XIV, Re Sole

Come si comporta il Sole isolato

Il Sole, principio leonino e regale, sarà il Re che guiderà il suo regno allo scopo di raggiungere un obiettivo.

Quando il Sole è isolato nel tema di nascita, la persona che lo possiede percepirà forte il richiamo a quel Sè da cui questa particella di luce si è staccata attraverso un sentimento di Vuoto. Tenderà ad esprimere l’energia del suo Sole in maniera pura e non modulata dato che non sarà presente nessun contatto con altri pianeti che possano favorire una canalizzazione oppure creare un attrito.

Sarà presente un’angoscia muta di fronte alla domanda “Io chi sono?”  e nel corso della vita, non trovando nessuna risposta soddisfacente, si avvertirà tutta l’insicurezza nel definire se stessi. Si cercherà un’identità, spesso proprio attraverso la relazione difficoltosa con gli altri, e passerà molto tempo prima che essa possa essere completamente accettata. A seconda del temperamento che emergerà dal resto del tema (attraverso le dominanti) questa ricerca verrà condotta in modi anche completamente diversi: è evidente che un Sole isolato in Ariete cercherà di esprimere la propria natura in maniera diametralmente opposta al Sole in Bilancia. Ma ci saranno sempre difficoltà nel riconoscersi in situazioni esterne, sentendosi “fuori luogo”, “fuori tempo”, “completamente alieni”.

Quello che è certo è che non mancheranno né le capacità né la forza per perseguire i propri obiettivi che potranno essere raggiunti con maggiore o minor difficoltà a seconda dello “stato di salute” del pianeta che governa il segno in cui si trova il Sole. Ad esempio, una persona con Sole isolato in Ariete tenderà ad usare la forza e la natura del proprio Marte per ottenere quello che desidera, senza però chiedersi se quello che vuole riflette o meno quella che è la natura del suo Sole.

La bella notizia è che saranno proprio il disagio e il Vuoto, percepiti inizialmente, a spingere alla ricerca di un “testimone”, ovvero di persone con cui creare un rapporto speciale: le relazioni diventeranno importantissime (seppur inizialmente difficili e fonte di tensioni e scontri) specie con persone (e animali) che, per sinastria, stimolino questo Sole.

Non potendo riconoscersi completamente in niente di “esterno” si potranno intraprendere inizialmente due strade (specie in giovane età), non per forza escludenti l’un l’altra, nel tentativo di esorcizzare le sensazioni di disagio:

  • esagerazione del senso dell’io attraverso un narcisismo più o meno evidente, magnetismo, carisma e tendenza ad accentrare un potere o potenzialità (a seconda del segno e della casa si comprenderà di quale potere di tratta);
  • introversione/isolamento a causa della sensazione di essere “completamente diverso dagli altri”. Il sentimento percepito sarà quello dell’essere incompresi.

Queste due strade rappresentano però solo l’Inizio del Viaggio: se si riuscirà ad uscire dal guado del trip narcisistico (il che implica riuscire ad andare verso gli altri con curiosità e non per interesse) sarà possibile arricchire questa ricerca di un Io rendendolo qualcosa di meno personale.

Sole senza aspetti famosi

  • L’esempio più emblematico di Sole isolato è sicuramente Re Luigi XIV che, consapevole o meno della sua particolarità, si fece chiamare Re Sole. Nato con un Sole a circa 13 gradi nel segno della Vergine, in decima casa, ha espresso perfettamente quello che qualsiasi Sole vorrebbe pronunciare almeno una volta con la celebre frase attribuitigli: “Lo Stato sono IO”.
  • La solitudine esistenziale di Vincent van Gogh è nota. Il suo Sole era isolato in Ariete.
  • “Immagina tutta la gente vivere per il presente / Vivere una vita in pace. / Una fratellanza di uomini. / Puoi darmi del sognatore / ma non sono il solo.” cantava il Sole isolato in Bilancia John Lennon che ha impiegato in maniera nettamente diversa l’energia venusiana del suo Sole anche attraverso la ricerca mistica con la meditazione trascendentale.
Tema natale di John Lennon

 

Hai un Sole isolato?

L’interpretazione che ho dato in questo articolo è ovviamente generica: per una analisi più approfondita e per capire come si comporta il tuo Sole puoi trovarmi qui su Facebook.

Coltivando uno sguardo immaginale

Dopo avere introdotto la nozione di “Immaginale”, così come Henry Corbin l’ha elaborata, occorre provare a descrivere in che cosa consista un approccio immaginale, che senso possa avere nella quotidianità contemporanea, e per quali motivi alcuni autori ne avvertano l’esigenza, addirittura l’urgenza.

L’immaginale ha alcune caratteristiche, che non riguardano solo lo sguardo con cui cogliere il mondo, ma anche alcuni aspetti del mondo stesso, alcuni momenti e luoghi, alcune opere e ambienti, alcuni ritmi e situazioni.

Da Jung a Hillman, da Bachelard a Durand, a partire naturalmente da Corbin, il filone immaginale ha i propri punti di svolta.

In Italia, ad occuparsi in prima linea della diffusione della cultura immaginale, è sicuramente il professor Paolo Mottana, docente ordinario di filosofia dell’educazione all’Università Bicocca di Milano. Paolo Mottana è tra gli ispiratori e organizzatori del primo Master in culture simboliche che si tiene a Milano presso l’Università Bicocca, un’esperienza formativa straordinaria e che non ha uguali in Europa. Grazie al suo lavoro e alle sue idee, l’immaginale è tornato a rivestire il ruolo per cui si è affacciato nel mondo, ed evitare di rimanere una nozione polverosa da imparare a memoria recitando la lezioni su alcuni autori. In quanto ideatore della pedagogia immaginale, Mottana ha reso tale approccio una questione educativa, introducendo alcune pratiche che sono e saranno fondamentali per tentare di riequilibrare le spinte e le derive schizofreniche che stanno condizionando il nostro tempo.

Toccare l’immaginale

L’immaginale è anche un atteggiamento, un modo di porsi nei confronti dell’altro, una postura della coscienza che concerne l’afflato contemplativo, in contrapposizione allo spirito attivo e affaccendato che logora i corpi e le menti di quasi chiunque. Un simile sguardo si coltiva con pazienza e con lunghe cotture a fuoco lento, implicando la rinuncia a cercare di carpire segreti e conquistare verità o essenze dal cuore di ciò che si osserva o con cui si entra in relazione, che sia un’altra persona, un’opera d’arte o un paesaggio.

Un’attesa, uno smarrimento, una visione, momenti di sospensione e soprattutto l’accoglienza dell’altro sono segni dell’emergere dell’immaginale nella coscienza. Si possono allenare, con la passiva e lenta contemplazione di alcune immagini (non tutte le immagini, ma quelle che lascino intendere, che abbozzino e accennino, che non siano didascaliche, che non siano nette, in modo che le sfumature tipiche del linguaggio simbolico possano affiorare), con l’attesa, con la rinuncia alla volontà predatrice, lo sguardo dal mirino che sonda, violenta e saccheggia ciò che osserva. E’ il contrario della messa a fuoco, qui si tratta di sfuocare, di perdere, di lasciar andare, di rinunciare ad obiettivi e risultati, a spiegazioni e illuminazioni.

Citando Mottana:

“il lavoro ermeneutico sulla materia immaginale è esperienza emozionata, gravitazione immobile, sospensione e attrazione, vagabondaggio e ammutolimento, attesa soprattutto. La sua postura è quella dell’appostamento ma è anche quella dell’oblio, dello sprofondamento, dell’indugiare nell’oscurità e, persino, dell’arresto di fronte all’inconcepibile e all’inconcepito”.

Accettare di porsi in questi termini è già un grande passo, perché nel chiaroscuro si risvegliano potenze sopite, e non è da tutti provare ad immergersi in una simile esperienza. La sosta presso le immagini costituisce l’architrave del metodo stesso. Pazienza e devozione, allentamento della tensione che tipicamente accompagna e logora chi è schiavo dell’obiettivo, del risultato. Qui il vortice gira lentamente, il liquido è spesso e pastoso, la confusione è un metodo.

Come in una perenne penombra, si rilassano le tensioni, si chiede all’io di farsi da parte, di non proiettare e di non usare il filtro dei propri gusti personali nell’interagire con le immagini. Farsi attraversare, lasciarsi fecondare, accogliere.

Noterete che si tratta di caratteristiche espulse dal nostro sistema socio-culturale, che va esattamente nella direzione opposta.

Parte del lavoro che propongo alla S.A.I. è questo, pertanto tocca predisporsi a una silente rivoluzione.

La Luna: l’archetipo rimosso

Il Sole, in astrologia, rappresenta la scelta cosciente dell’Io dell’uso dell’energia, mentre la Luna è tradizionalmente associata a ciò che è spontaneo e che prospera seguendo i ritmi della Natura. Mentre il primo rappresenta la Sintesi del viaggio interiore che porterà l’Eroe, l’Io, a scoprire come utilizzare le proprie risorse e come rendere le proprie debolezze dei doni preziosi, alla Luna è assegnato il compito astrologico di fornire quell’alambicco alchemico all’interno del quale dare inizio al processo. La Luna sarà la prima luce sperimentabile in quella Notte in cui esiste solo l’indifferenziato.

E’ un dato di fatto che in Occidente ci sia maggiore facilità ad immedesimarsi con il proprio Sole, ignorando al contempo la posizione dell’altro luminare: questo è sicuramente frutto anche di una scelta commerciale scandita agli inizi del ventesimo secolo, quando si è fatta sentire l’esigenza editoriale di arricchire i giornali con riferimenti astrologici. La categorizzazione in dodici tipologie mensili, ovvero legata al transito annuale del Sole attraverso i dodici segni zodiacali, è quella che è sembrata più sensata ed è su questa sommaria e grossolana suddivisione che si concentrano le critiche, a volte condivisibili, dei detrattori dell’astrologia.

Nell’interpretazione del tema natale, l’astrologo prenderà in considerazione entrambi questi elementi, dando inizialmente maggior peso all’astro notturno, per cercare traccia di ricordi e impressioni che daranno vita a tendenze ed atteggiamenti considerati “inconsci” ed immodificabili, ma che sono frutto di qualcosa che è diventato abituale con il trascorrere del tempo. Questa cura sarà dettata dalla consapevolezza della distanza esistente tra il tempo astrologico, legato indissolubilmente gli eventi naturali scanditi dai transiti e armonizzato con i movimenti dell’anima, e quello esterno e vigile dell’Io che valuta il trascorrere della vita come un susseguirsi di obiettivi ed eventi.

La Luna simbolo del Femminile?

Che cosa sono le stelle se non un continuo invito ad espandere i confini dell’immaginazione, a depersonalizzare l’esperienza soggettiva, a sintonizzarsi con l’anima mundi interiore che i pianeti fanno ruotare? (Thomas Moore)

L’incapacità del maschio occidentale di entrare in contatto con la parte più ricettiva della psiche, la cui manifestazione più evidente è l’adesione ad un patriarcato più o meno manifesto, e quella femminile di gestire rabbia e violenza, ha relegato un po’ alla volta alcune funzioni psichiche ad un ruolo subalterno e rimosso che, nei casi più preoccupanti, tendono ad inflazionare completamente la personalità. Avremo così misogini che sfilano “accanto” a donne che odiano il maschile, entrambi incapaci di uscire da un loop che li condanna ad essere eternamente in contrapposizione e mai liberi.

Stiamo vivendo un’epoca di grande risveglio del Femminile e, sebbene questo non stia avvenendo senza ostacoli, è possibile vedere come si stia cercando di riflettere tutti assieme sulla parte più notturna dell’umanità. Il Simbolo della Luna per molti versi si presta ad incarnare questo polo. Ma non sarebbe giusto considerare un simbolo così grande come “proprietà” esclusiva di un genere sessuale. Quello che l’astrologia può insegnarci, anche attraverso la pratica immaginale, è la morbidezza delle posizioni: uomo e donna hanno potenzialmente accesso in egual misura al mondo interiore, proprio come dovrebbero averlo a quello realizzativo esteriore, essendo le caratteristiche individuali e culturali le uniche discriminanti. 

La capacità di portare all’esterno certe caratteristiche è in larga parte determinato dalla cultura in cui si cresce, cultura che ha la sua prima roccaforte educativa nella famiglia. Una psiche si nutre dell’ambiente che la accoglie quando viene al mondo e, per quanto possa essere un ambiente emancipato, questo favorirà alcune caratteristiche e ne negherà altre, rimuovendole e rendendole sconosciute e fonte di mistero. Per la psiche maschile questo rimosso riguarderà ovviamente le caratteristiche più femminili, mentre per la donna riguarderà le caratteristiche maschili.

E’ bene ricordare che la Luna è considerata sia di genere femminile che maschile a seconda della tradizione di riferimento: non dimentichiamo che per i popoli di lingua germanica la Luna è “Der Mond” traducibile come “Il Luno” e che Chandra, il dio della Luna indiano, è una divinità maschile. I pianeti, delle volte suddivisi in base a caratteristiche femminili e maschili, in realtà descrivono delle funzioni presenti in nuce nella psiche di chiunque e che, per una caratteristica della percezione, tendono a disporsi in maniera opposta (polare).
Nonostante quello che la psicologia positiva ed ottimista del 1900 ha per anni tentato di inculcare attraverso l’adesione solo alla parte luminosa, pulita ed ordinata dell’esistenza, la crescita e maturazione sono possibili solo quando si è in grado di reggere la frustrazione derivante dagli opposti non conciliabili e che dovranno trovare un diverso piano per coesistere. Sarà la psiche che dovrà fare un salto nel vuoto, dando corpo alle contraddizioni che nel tema di nascita sono rappresentate dagli aspetti astrologici disarmonici. Per ottenere questa armonizzazione l’Io dovrà ad un certo punto arrendersi ad accogliere anche l’imperfetto e l’incompiuto, rinunciando per qualche attimo all’ossessione assertiva solare, lasciando spazio anche alla Luna. A tal proposito scrive Carl Gustav Jung che: “Noi non risolviamo mai veramente i problemi fondamentali della nostra vita, solo cresciamo attraverso essi.”.

La Luna nel tema natale maschile e femminile

Cosa cambia se ad osservare lo stesso simbolo, quello lunare, è l’occhio maschile o quello femminile?

Cambieranno le sfide a cui si è chiamati. Quello che sarà diverso sarà il modo di utilizzare tutte le funzioni psicologiche rappresentate dai pianeti interiori, legittimati o meno dallo Spirito del Tempo. Mancano nella termologia occidentale, purtroppo, dei termini che diano testimonianza dell’opposta polarità, termini che la cultura cinese invece ha espresso nei concetti di Yang (attivo) e Yin (ricettivo).

Ma come Eraclito già enunciava: “Il conflitto è al contempo padre e re di ogni cosa.”
E come esprime anche Marina Valcarenghi nei suoi testi, la scelta di favorire alcune caratteristiche a discapito di altre, privilegiando un modo di essere al mondo attivo ed estrovertito, deve essere stata l’unica scelta possibile in un lontano passato per sopravvivere ad invasioni e guerre.

I tempi stanno però cambiando, sebbene il cambiamento riguardi le persone in modi e tempi diversi.

Per alcuni è possibile attendere il tramonto e accogliere la notte, addentrandosi in una avventura tutta nuova e che formerà un po’ alla volta i suoi eroi. La Luna rischiarerà il cammino in certi momenti e si nasconderà in altri. 

 

Il pianeta isolato nel tema natale

Prima di addentrarci nel tema dei pianeti isolati, ovvero quei pianeti che, all’interno del tema natale, non formano alcun aspetto maggiore con gli altri pianeti, è necessario chiarire alcuni concetti ed aprire una parentesi sulla logica che ha guidato la mia ricerca. Gran parte del mio lavoro è stato ispirato dagli studi dell’astrologa Karen Hamaker-Zondag, che è stata la prima a trattare in maniera esaustiva l’argomento.
Il tema natale, con il suo intrecciarsi di rapporti astrologici tra pianeti e punti sensibili, è la mappa simbolica della posizione dei pianeti, ovvero di come appaiono ad un osservatore della Terra, nel preciso luogo e momento della nascita. Esso rappresenta, per l’astrologo, una narrazione possibile delle potenzialità insite nel tema in cui ogni elemento è in qualche modo collegato ad altri. Il collegamento più diretto è rappresentato dagli aspetti astrologici ovvero, come scrive anche Tracy Marks, dal flusso di energia che due pianeti si scambiano tra loro.
astrologia-immaginale-van-gogh-isolato
Particolare del tema natale di Vincent Van Gogh
Il poeta inglese del XV secolo, John Donne, e in epoca più tarda Thomas Merton, erano convinti che nessun uomo potesse essere un’isola, ovvero che la relazione è una condizione necessaria per l’esistenza umana. Spostando la questione a livello psicologico, è ipotizzabile che qualcosa di simile avvenga anche a livello intra-psichico, essendo gli accadimenti tra esseri umani un riflesso di ciò che accade a livello interiore: nessuna componente della psiche quindi può essere isolata dalle altre. Magari questo collegamento non sarà facile da individuare, ma esso è sempre rintracciabile.
Questa è una premessa necessaria per sgomberare il campo, in ambito astrologico, da un possibile fraintendimento: parlando di “pianeta isolato” non è plausibile ritenere che ci si stia occupando di qualcosa che “non funziona” o che funzioni male. Sarà qualcosa di diverso, ma non sbagliato.

Cos’è il pianeta isolato?

Gli aspetti che si formano tra i pianeti, quindi le relazioni che intercorrono tra le parti, sono la trama di una narrazione, le corde di uno strumento musicale che produrrà una sinfonia diversa per ogni persona. Due pianeti in aspetto tra loro, inoltre, si moduleranno e si confronteranno, specchiandosi, e dal compromesso che ne emergerà si creerà una frizione o una via preferenziale che emergerà come “coscienza parziale”.

I pianeti in aspetto tra loro sono l’impronta di una relazione che si tradurrà anche nella vita della persona proprio attraverso l’incontro con l’Altro.

Tutto, nella logica della pratica astrologica, lascia intendere che non sia possibile isolare alcun elemento del tema. Da un certo punto di vista, quindi, nessun pianeta è mai realmente isolato, dato che è quasi sempre possibile rintracciare qualche rapporto tra pianeti, fosse anche, ad esempio, una mutua ricezione che crea una connessione evidente anche in assenza di aspetti o un ampliamento delle orbite di tolleranza.

Ma stando alle definizioni comunemente accettate della letteratura astrologica, è “isolato” il pianeta che non forma alcun aspetto maggiore (congiunzione, sestile, quadratura, trigono, opposizione) con gli altri pianeti del tema di nascita. Questo significa che, chiaramente, il pianeta potrà formare altri aspetti (minori) che però daranno un’impronta differente al quadro. Il pianeta isolato si sottrarrà alla logica della relazione e non dovrà attuare alcuna modulazione: agirà in maniera pura e archetipica, in base alla posizione per segno e per casa, come un rumore di sottofondo che è difficile distinguere. Prendendo in prestito il termine coniato da Rudolf Otto, il pianeta che agisce in maniera pura sarà portavoce del “numinoso” e la sua caratteristica fondamentale sarà che il proprietario di questa particolarità astrologica non potrà vivere direttamente quanto convogliato dal pianeta isolato, ma avvertirà una sorta di eccitazione interiore, un richiamo attraverso il mondo dei sentimenti. Fungerà da continuo richiamo per una ricerca che potrà continuare per tutta la vita.

Un Vuoto prezioso

Tutti noi, quando osserviamo il mondo, lo facciamo partendo da quello che il mondo ci comunica e, attraverso un continuo confronto tra il dentro e il fuori, ci formiamo un’idea basata su emozioni, su sentimenti e su aspettative. Quello che vive nella nostra interiorità trova un riflesso “fuori” e quello che incontriamo fuori concorre a creare il “dentro”, in un continuo rimando: che sia una conferma o una disconferma, quello che si crea è un legame stabile tra tra mondo interiore ed esteriore.

Venire al mondo con un pianeta isolato, specie se si tratta del Sole o della Luna o di un pianeta personale, significa sperimentare, in un certo senso, la condizione dell’essere orfani e carenti di qualche cosa di importante: Padre e Madre interiori ci sono, ma sono percepiti come lontani e forse alieni ed è proprio questa lontananza a rappresentare la vocazione, veicolata dalla nostalgia, per la ricerca di risposte. Come le favole ci insegnano, l’Eroe va incontro al proprio destino proprio perché avverte un Vuoto da colmare. 

Scrive Elemire Zolla, ne “Le meraviglie della Natura” che:

“Siamo incerti, dispersi, ingannabili, ma dentro di noi scorre un rivo trasparente e sonoro, si alza la fiamma candida e mormorante, ci scruta un testimone dal lieve sussurro, impassibile: il nostro più alto fine è di raggiungere la sponda, il focolare, i piedi di colui che è per noi ciò che è l’oro per il piombo, il vetro per la sabbia. (…) Così, se proviamo nostalgia, amore per quelle acque chiare, per quel bianco fuoco, per il Testimone incorruttibile, è segno che siamo della stessa natura: che originiamo di lì e lì dobbiamo tornare. (…) Seme delle cose visibili è il loro archetipo invisibile.”

Quel Testimone incorruttibile sarà veicolato proprio dal pianeta isolato, esperienza unica nel suo genere del valore assoluto dell’archetipo planetario. Ed è proprio per questa assolutezza che la sfida lanciata a chi possiede un pianeta isolato nel tema di nascita è particolarmente intensa, iniziando nello smarrimento e nella confusione, ma avendo le caratteristiche per poter evolvere in qualcosa di unico ed irripetibile.


Per la descrizione del Sole isolato, vai qui

 

La numerologia attorno all’Immaginale

La Numerologia, come ogni altra Scienza esoterica ed iniziatica tradizionale, considera i numeri le regole dell’Universo ed afferma che il loro linguaggio è per eccellenza il linguaggio universale.
Per la Numerologia i numeri rappresentano l’essenza stessa delle cose, sono gli Archetipi primi della Creazione: grazie alle loro proprietà e alle loro complesse relazioni, i numeri riflettono nel mondo naturale l’Ordine del Mondo Divino.

Anche Carl Gustav Jung fece cenno all’utilizzo del numero come Simbolo, definendolo appunto “un archetipo dell’ordine fattosi cosciente”: i valori numerici, per il pensatore svizzero, altro non sono che il campo di energia dell’inconscio collettivo, che recentemente è stato definito come “campo unificato” o Matrix divina”.

Definire una carta numerologica

Quando si tratta di scegliere il nome della propria attività, la numerologia può essere d’aiuto: di qualunque attività si tratti (un negozio, un marchio di una linea di prodotti, un’azienda, una scuola) il suo nome determina necessariamente la “vision” (definisce chi è, dove’è diretta), la “mission” (come arrivare all’obiettivo preposto), come gli altri la vedono (clienti, gradimento del pubblico), quale sarà il suo destino attraverso la definizione dei punti deboli e i punti di forza, gli anni migliori e quelli più lenti nel progresso.

Con l’indagine numerologica è possibile stabilire se la sequenza del nome scelto identifica o meno quell’attività, apportando le modifiche quando è necessario.

Facciamo un esempio analizzando S.A.I, l’acronimo della Scuola di Astrologia Immaginale, impiegando la tabella numerologica:

S A I
1 1 9 =11

 

11 è quindi il Numero di S.A.I., la sua identità numerologica, il mantra catalizzatore del progetto.

In questo caso si tratta di una radice archetipale del tutto adatta per una scuola di astrologia, essendo l’11 il numero che rivela una visione illuminata dell’esistenza, permettendo di cogliere in maniera più ampia tutto un panorama universale. Questo è anche il numero che contraddistingue ispiratori e pionieri della nuova era, dotati di fine intuizione e capaci di cogliere i segnali di una realtà parallela, dall’ordinario allo straordinario.

L’esame numerologico può poi continuare, andando ad analizzare come abbiamo visto gli altri aspetti: le forze su cui puntare, le debolezze a cui prestare attenzione, i cicli negli anni e i rapporti con collaboratori, i concorrenti e così via…

Il numero 11 può essere ulteriormente ridotto a 2, ovvero (1 + 1) ed infatti questi due numeri (11 e 2) possono essere considerati i numeri maestri della carta delineandone ulteriormente il significato secondo quanto viene descritto dalle caratteristiche di entrambi i numeri: ordine, organizzazione, tecnica curata nei particolari, al fine di ottenere un risultato ai massimi livelli senza però dimenticare tutte le caratteristiche del 2, ovvero sensibilità e intuito, che sono di supporto nella realizzazione degli progetti. E’ presente una vibrante nota di amore accompagnata da cura verso il prossimo, responsabilità, insegnamento e alte competenze tecniche.

La Struttura organizzativa che si delinea è poco gerarchica, concedendo ampia autonomia organizzativa a chi fa parte del progetto.

I rappresentanti di tale struttura sono visionari ed ecclettici, rivolti al cambiamento e alla trasformazione personale. Approcci non convenzionali,talvolta voli pindarici,  condiscono grandi idee e lo sviluppo di una nuova coscienza.

Qualche dettaglio in più…

Analizziamo il numero civico dove di svolge l’attività a Torino, in via Pinelli 23,

23 infatti darà come somma 5

Il numero civico ci parla quindi di una apertura in tutte le direzioni, convogliando entusiasmo e continuo desiderio di cambiamento attraverso la ricerca, i numerosi contatti con persone anche molto diverse tra loro, novità, nuove conoscenze, scambi culturali, promozione.

Analizziamo la città dove si svolge l’attività.

Torino dà come valore sia 37 che 16, e quindi 7, utilizzando gli stessi conteggi e applicando delle tecniche di scomposizione.

T O R I N O
2 6 9 9 5 6 =37 =1

 

Ideale per cominciare nuove attività, promuovere idee innovative, pionieristiche, ottimo luogo per dare una svolta alla propria attività. Città frenetica, sempre di corsa, euforica, che non si ferma mai. Ottima per gettare le basi a progetti ex novo, spesso con attributi originali e talvolta bizzarri. Metropoli adatta, per promuovere la propria individualità. Si consiglia di avere prontezza di idee e forte ambizione, al fine di portare a termine i propri progetti.

In generale Torino è realmente una città numero 1 in quanto è leader e pioniera in svariati settori. Ricordiamo, infatti, Torino come centro primario dell’automobile, prima capitale d’Italia, capitale di importanti case editrici, città italiana dove fu per prima stabilità l’industria cinematografica.

Città dall’animo creativo, divertente, comunicativo, vivace, espressivo. Ottimo centro per promuovere la comunicazione, sia tra persone che di mezzi.

Da l’idea di una città distante, fredda, nebbiosa, ostile, ma anche raffinata; distante  e misteriosa per antonomasia.

La nascita di SAI a Torino è in linea con la propria energia evolutiva, in quanto, sede perfetta per progetti innovativi e originali.

Caratteristiche della lettera iniziale, S 

La Lettera iniziale S fornisce alla scuola una forte valenza di studio, di conoscenza e comprensione di se stessi e degli altri. E’ una lettera accomunata a concetti quali il Silenzio, la Saggezza, lo Studio. E maggiormente con la ricerca, la conoscenza e il raccoglimento.

La radice onomatopeica, infatti, è “sss” ovvero il suono che istintivamente produciamo per indurre il silenzio: questa è una condizione necessaria a qualsiasi pratica dato che senza il silenzio mancano le condizioni per ascoltare. L’insegnamento consiste nel comprendere come conservare esperienze e farne tesoro, raccogliendole dal passato, elaborandole nel presente per poterle utilizzare nel futuro.

Per mezzo delle varie esperienze multidisciplinari elargite, arricchirsi al fine di ricavarne una grande valenza spirituale.

La lettera S ricorda una strada di montagna, non lineare bensì tortuosa, ma anche morbida e malleabile.Questa strada è simile a quella percorsa nella ricerca del proprio essere attraverso lo studio e la meditazione e successivamente di come funzionano le leggi dell’Universo.