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Il pianeta isolato nel tema natale

Prima di addentrarci nel tema dei pianeti isolati, ovvero quei pianeti che, all’interno del tema natale, non formano alcun aspetto maggiore con gli altri pianeti, è necessario chiarire alcuni concetti ed aprire una parentesi sulla logica che ha guidato la mia ricerca. Gran parte del mio lavoro è stato ispirato dagli studi dell’astrologa Karen Hamaker-Zondag, che è stata la prima a trattare in maniera esaustiva l’argomento.
Il tema natale, con il suo intrecciarsi di rapporti astrologici tra pianeti e punti sensibili, è la mappa simbolica della posizione dei pianeti, ovvero di come appaiono ad un osservatore della Terra, nel preciso luogo e momento della nascita. Esso rappresenta, per l’astrologo, una narrazione possibile delle potenzialità insite nel tema in cui ogni elemento è in qualche modo collegato ad altri. Il collegamento più diretto è rappresentato dagli aspetti astrologici ovvero, come scrive anche Tracy Marks, dal flusso di energia che due pianeti si scambiano tra loro.
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Particolare del tema natale di Vincent Van Gogh
Il poeta inglese del XV secolo, John Donne, e in epoca più tarda Thomas Merton, erano convinti che nessun uomo potesse essere un’isola, ovvero che la relazione è una condizione necessaria per l’esistenza umana. Spostando la questione a livello psicologico, è ipotizzabile che qualcosa di simile avvenga anche a livello intra-psichico, essendo gli accadimenti tra esseri umani un riflesso di ciò che accade a livello interiore: nessuna componente della psiche quindi può essere isolata dalle altre. Magari questo collegamento non sarà facile da individuare, ma esso è sempre rintracciabile.
Questa è una premessa necessaria per sgomberare il campo, in ambito astrologico, da un possibile fraintendimento: parlando di “pianeta isolato” non è plausibile ritenere che ci si stia occupando di qualcosa che “non funziona” o che funzioni male. Sarà qualcosa di diverso, ma non sbagliato.

Cos’è il pianeta isolato?

Gli aspetti che si formano tra i pianeti, quindi le relazioni che intercorrono tra le parti, sono la trama di una narrazione, le corde di uno strumento musicale che produrrà una sinfonia diversa per ogni persona. Due pianeti in aspetto tra loro, inoltre, si moduleranno e si confronteranno, specchiandosi, e dal compromesso che ne emergerà si creerà una frizione o una via preferenziale che emergerà come “coscienza parziale”.

I pianeti in aspetto tra loro sono l’impronta di una relazione che si tradurrà anche nella vita della persona proprio attraverso l’incontro con l’Altro.

Tutto, nella logica della pratica astrologica, lascia intendere che non sia possibile isolare alcun elemento del tema. Da un certo punto di vista, quindi, nessun pianeta è mai realmente isolato, dato che è quasi sempre possibile rintracciare qualche rapporto tra pianeti, fosse anche, ad esempio, una mutua ricezione che crea una connessione evidente anche in assenza di aspetti o un ampliamento delle orbite di tolleranza.

Ma stando alle definizioni comunemente accettate della letteratura astrologica, è “isolato” il pianeta che non forma alcun aspetto maggiore (congiunzione, sestile, quadratura, trigono, opposizione) con gli altri pianeti del tema di nascita. Questo significa che, chiaramente, il pianeta potrà formare altri aspetti (minori) che però daranno un’impronta differente al quadro. Il pianeta isolato si sottrarrà alla logica della relazione e non dovrà attuare alcuna modulazione: agirà in maniera pura e archetipica, in base alla posizione per segno e per casa, come un rumore di sottofondo che è difficile distinguere. Prendendo in prestito il termine coniato da Rudolf Otto, il pianeta che agisce in maniera pura sarà portavoce del “numinoso” e la sua caratteristica fondamentale sarà che il proprietario di questa particolarità astrologica non potrà vivere direttamente quanto convogliato dal pianeta isolato, ma avvertirà una sorta di eccitazione interiore, un richiamo attraverso il mondo dei sentimenti. Fungerà da continuo richiamo per una ricerca che potrà continuare per tutta la vita.

Un Vuoto prezioso

Tutti noi, quando osserviamo il mondo, lo facciamo partendo da quello che il mondo ci comunica e, attraverso un continuo confronto tra il dentro e il fuori, ci formiamo un’idea basata su emozioni, su sentimenti e su aspettative. Quello che vive nella nostra interiorità trova un riflesso “fuori” e quello che incontriamo fuori concorre a creare il “dentro”, in un continuo rimando: che sia una conferma o una disconferma, quello che si crea è un legame stabile tra tra mondo interiore ed esteriore.

Venire al mondo con un pianeta isolato, specie se si tratta del Sole o della Luna o di un pianeta personale, significa sperimentare, in un certo senso, la condizione dell’essere orfani e carenti di qualche cosa di importante: Padre e Madre interiori ci sono, ma sono percepiti come lontani e forse alieni ed è proprio questa lontananza a rappresentare la vocazione, veicolata dalla nostalgia, per la ricerca di risposte. Come le favole ci insegnano, l’Eroe va incontro al proprio destino proprio perché avverte un Vuoto da colmare. 

Scrive Elemire Zolla, ne “Le meraviglie della Natura” che:

“Siamo incerti, dispersi, ingannabili, ma dentro di noi scorre un rivo trasparente e sonoro, si alza la fiamma candida e mormorante, ci scruta un testimone dal lieve sussurro, impassibile: il nostro più alto fine è di raggiungere la sponda, il focolare, i piedi di colui che è per noi ciò che è l’oro per il piombo, il vetro per la sabbia. (…) Così, se proviamo nostalgia, amore per quelle acque chiare, per quel bianco fuoco, per il Testimone incorruttibile, è segno che siamo della stessa natura: che originiamo di lì e lì dobbiamo tornare. (…) Seme delle cose visibili è il loro archetipo invisibile.”

Quel Testimone incorruttibile sarà veicolato proprio dal pianeta isolato, esperienza unica nel suo genere del valore assoluto dell’archetipo planetario. Ed è proprio per questa assolutezza che la sfida lanciata a chi possiede un pianeta isolato nel tema di nascita è particolarmente intensa, iniziando nello smarrimento e nella confusione, ma avendo le caratteristiche per poter evolvere in qualcosa di unico ed irripetibile.

 

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La Luna Piena dei Lupi (gennaio 2017)

Da quando, in quanto esseri umani, ci siamo fermati ad osservare le stelle e a cercare una corrispondenza con quanto accade qui sulla terra, gli eventi astronomici hanno da sempre la funzione di schermo proiettivo di speranze e paure.

I pleniluni invernali sono sicuramente i momenti tra i più suggestivi del nostro cielo: le fredde e oscure notti silenziose dopo la Luna Nuova, durante le quali la natura sembra immobile, iniziano a schiarirsi sempre di più fino ad arrivare al momento della Luna Piena, quando Sole e Luna in perfetta opposizione, sembrano congelare la situazione astrologica per fotografare ciò che è sospeso ed è in attesa di venir liberato. Ogni Luna Piena è speciale a modo suo dato che la danza dei pianeti porta alla formazione in cielo di uno scenario sempre diverso, a testimonianza del fatto che tutto cambia, nonostante il Cielo sotto il quale ci poniamo sia sempre lo stesso Immenso schermo a cui affidiamo le nostre speranze.

L’astrologia è uno strumento potente per avvicinarci ad un mondo interiore che prende forma attraverso i simboli planetari: ciò che conserviamo all’interno di noi (sogni, aspirazioni, stati d’animo) ha l’occasione di venir colto anche all’esterno e divenire un tema sul quale riflettere e con il quale meditare sulla propria vita: La Luna Piena, allora, congelando metaforicamente la situazione astrale, fornisce un pretesto per fermarsi in questo interstizio stellare per osservare i passi compiuti e quelli da compiere. Molto dipende dalla sensibilità e dalle esigenze di ognuno: non siamo tutti uguali e, soprattutto, non vediamo tutti il mondo allo stesso modo. La percezione della realtà, come insegnava anche Paul Watzlawick, dipende dalle immagini interiori che prendono vita attraverso il linguaggio ed è proprio attraverso il linguaggio poetico e metaforico che è possibile avvertire la presenza di una realtà più sottile e dalle sfumature lunari che prende forma davanti a noi.

Questa Luna Piena ha molto a che fare con il modo attraverso il quale comunichiamo, sia agli altri che a noi stessi.

Lo scopo reale dell’Astrologia, come Arte e come mappa Iniziatica, non è solo quello di lenire le sofferenze e rassicurare. E’ semmai uno strumento per connettere l’Io al Sè, per crescere e per trovare un filo conduttore tra ciò che è piccolo e personale e un’Esperienza aperta al trans-personale. Perché è chiaro che “Se poniamo un Dio fuori di noi, ci strapperà al nostro Sé, perché il Dio è più forte di noi. Allora il nostro Sé si troverà in grave difficoltà. Se invece il Dio si insedia nel Sé, ci sottrarrà alla sfera di ciò che è fuori di noi.”.

Il lavoro fondamentale allora, per chiunque sia realmente intenzionato a Conoscere, è cercare la Relazione tra l’Io e il Sè, tramite segni e messaggi che possono essere colti solo personalmente.

Luna Piena dei Lupi - 12 gennaio 2017
Luna Piena dei Lupi – 12 gennaio 2017

 

Durante il plenilunio la Luna raggiunge la maggior distanza astrologica dal Sole, opponendosi ad esso e guardandolo sfacciatamente dall’altra parte del cerchio zodiacale.

La Luna Piena del 12 gennaio 2017 si formerà a 22 gradi nel segno del Cancro e può essere chiamata in diversi modi, a seconda dell’elemento che si vuole mettere in luce: Luna dei Lupi, Luna Vecchia, Luna del Grande Inverno: mi è stato raccontato che è con questa Luna che era possibile, in tempi e luoghi diversi da questo, vedere le donne di conoscenza, volgarmente chiamate “streghe”, indossare vesti rosso scarlatto e bruciare incensi a base di anice, lavanda e rosmarino in modo da favorire l’armonioso scorrere delle energie.

Per capire in che modo questa Luna Piena agisca nella propria vita è utile collocarla all’interno del proprio tema di nascita, osservando in quale punto cade il 22° grado del Cancro.

La Luna si muove velocemente nel cielo e sarà lei ad avvicinarsi all’incontro con i giganti del Cielo: la prima Luna Piena dell’anno si formerà alle 12:35 nel segno del Cancro, opponendosi al Sole Capricorno largamente congiunto a Plutone, ed andrà a chiudere una particolare configurazione planetaria, chiamata Grande Croce Cardinale, formata per l’appunto da Plutone in quadratura ad Urano nel segno dell’Ariete a cui si è aggiunto Giove nel segno della Bilancia e, nella giornata del 12 gennaio, la Luna nel segno del Cancro.

L’opposizione della Luna Cancro al Sole Capricorno congiunto a Plutone andrà a risvegliare le emozioni in profondità in una dinamica sotterranea e visibile allo stesso tempo: la sensazione più forte per i prossimi giorni è che tutto sia precario e sul punto di cambiare. E questo è esattamente il messaggio che questa Luna vuole portare.
Con Plutone non si scherza. Il suo scopo è quello di scuotere le fondamenta della psiche in modo da favorire delle aperture della coscienza.
C’è un passo nel libro di Giobbe che può spiegare in maniera metaforica questo momento. Quando Giobbe, ormai stremato e agli sgoccioli della sua vita, si confronta con l’ultimo personaggio al suo capezzale, la moglie, si sente dare un consiglio che alle nostra orecchie sembra blasfemo. E’ l’Anima che si rivolge all’Ego esortandolo: “Maledici Dio e muori”. Ovvero… il passaggio può avvenire solo rinunciando alle prese di posizione su Giusto e Sbagliato, abbracciando l’esperienza nella sua totalità e muovendosi secondo un’Etica personale.
Giove in quadratura ai valori Capricorno (Sole, Plutone e, dal pomeriggio, Mercurio) da una parte rappresenta un ostacolo, dall’altra indica che è necessario osservare proprio questo enigma ed integrarlo nella propria vita, in modo da avviarsi verso una vera Autonomia.

Le tensioni con Urano in Ariete predispongono ai colpi di scena, quindi è necessario mettere in preventivo che in questi giorni alcune cose potrebbero cambiare inesorabilmente. La dinamica che si è creata tra Urano e Plutone sta lentamente modificando anche gli scenari mondiali già dal 2012: non si tratta ovviamente di cambiamenti di poco conto e, a livello personale, le vite soprattutto di chi ha dei pianeti nei segni cardinali (Ariete, Cancro, Bilancia e Capricorno) si sta modificando in maniera abbastanza sconvolgente. Sebbene Plutone tenda a manifestarsi in maniera sotterranea e ipnotica, con Giove in quadratura nel segno della Bilancia l’energia in circolo tenderà ad essere più visibile, soprattutto a livello di reazioni.

Non sarà semplice, nelle prossime due settimane, mediare: la Luna in Cancro, infatti, metterà sul piatto della bilancia paure e sensazioni di vulnerabilità, al fine di poterle riconoscere ed integrare. Non è forte chi non cede mai, bensì chi si può permettere di crollare. Quella del 12 gennaio sarà una Luna sorretta dai pianeti nel segno dei Pesci, sebbene questo sostegno appaia paradossale: infatti sarà molto più facile essere feriti e questo testimonierà l’influenza che Chirone, il guaritore ferito, ha su tutta questa configurazione.

La Grande Croce Cardinale lavorerà anche sulla sensazione di blocco e di stasi, mettendo ulteriormente in luce l’urgenza di lanciarsi nel futuro lasciandosi alle spalle ricordi e nostalgie. Molte volte, soprattutto per chi ha molti pianeti in segni d’Acqua, il passato rappresenta anch’esso una sicurezza dato che è l’unica cosa che si conosce. Urano, in quadratura a Luna e Sole/Plutone, vi porterà a cercare una personale risposta alle sofferenze basata su una Verità più autentica e meno dipendente da mode spiritualeggiati e new-age. L’illusione offerta dalla configurazione e a cui si dovrà fare attenzione sta proprio qui: non è cullandosi in illusioni di perfezione che è possibile il cambiamento e nemmeno attraverso metodi bruschi e trancianti, bensì guardando con distacco tutto quello che arriverà in questi giorni, colpi di scena inclusi. 

Il consiglio è quello di non prendere tutto sul personale dato che ognuno reagisce al disagio a modo proprio. E’ necessario più che mai curare la propria capacità di prendersi cura di sé e delle persone che si amano.

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La dinamica Luna – Plutone

Articolo apparso sul numero monografico della rivista Oltre-Confine Astrologia (n°14, dicembre 2014)

L’uomo (…) non vive più in un universo soltanto fisico, ma in un universo simbolico. Lingua, mito, arte e religione sono parti di questo universo, sono i fili che costituiscono il tessuto simbolico, l’aggrovigliata trama dell’umana esperienza. Ogni progresso nel campo del pensiero e dell’esperienza rafforza e affina questa rete. 
(Ernst Cassirer, “Saggio sull’uomo)

E’ da tempo immemore che l’essere umano tenta di dare un Senso ed una Voce al proprio vissuto, sia che esso derivi da eventi esterni, sia che prenda forma attorno a sensazioni ed emozioni. Il confronto tra quello che si “sente” e quello che accade all’esterno il più delle volte dà vita alla necessità di trovare degli strumenti per descrivere quello che si sta vivendo, essendo il mondo interiore soggettivo il più difficile in assoluto da comunicare. Sull’incomunicabilità si sono già spese pagine di letteratura, sia nella semantica che nella poesia.

L’Astrologia, checché ne dicano i suoi detrattori, è uno di questi strumenti. Filo di Arianna per elezione per l’uscita dal labirinto del Minotauro, rappresenta anche la tela perfetta per ricamare le storie delle vicende umane e per dare forma e consistenza alla narrazione. 

Già nel 1966 il filosofo francese Georges Gusdorf osservava giustamente che l’Astrologia fu ed è “un modo privilegiato di razionalizzare il reale”, “una interpretazione sistematica dei fenomeni” che attraverso “una trama di interrelazioni causali” offriva ed offre una risposta all’esigenza di totale “intelligibilità del mondo”. Muoversi tra Simboli astrologici e Archetipi, con cui l’astrologia lavora, offre la possibilità unica di osservare il mondo con altri occhi, liberi per qualche istante del razionalismo e positivismo operante, e di avvicinarsi ai contenuti astrologici in uno stato d’animo particolare ed unico che permette di intraprendere un viaggio all’interno della propria Anima. 

Contattare il Profondo tramite l’Emozione

Due di questi Simboli, la Luna e Plutone, sono l’emblema dell’infinitamente vicino e dell’irraggiungibilmente lontano, due punti che alla fine tendono a convergere e a fondersi quando si incontrano nel tema di nascita. E’ importante precisare che il modo in cui questi due pianeti si esprimono dipende da molti fattori, il più importante dei quali è sicuramente il sesso del possessore.

La Luna, signora del primo segno d’acqua dello Zodiaco (Cancro) rappresenta, come insegna Lidia Fassio, l’immagine primaria che il bambino forma di se stesso vedendosi riflesso negli occhi della madre. 
Il mondo alla nascita è troppo alieno e caotico, non ci sono esperienze che permettano di codificare quello che avviene all’esterno ed è quindi necessario che esso venga filtrato ed interpretato da una figura di riferimento che permetterà di calibrare le reazioni ad esso. E questa calibrazione avverrà soprattutto tramite le emozioni. Le emozioni, primitive seppur sofisticate, saranno la base da cui poi prenderà forma la percezione del mondo, ma non rappresentano ancora un discorso su di esso, ovvero una sua rappresentazione cognitiva. Quest’assenza di discorso caratterizza tutti i segni d’acqua in cui è il “sentire” ad essere in primo piano.

Plutone, signore del secondo segno d’acqua (Scorpione), è uno degli archetipi più difficili da vivere a causa della sua natura inafferrabile e invisibile e ben si presta ad essere l’incarnazione di tutte le pulsioni e degli istinti non socializzabili. E’ con Plutone che le emozioni rimosse dalla sfera conscia possono tornare finalmente a galla affinché sia possibile fare chiarezza.

Mentre con la Luna l’Io è in via di formazione, ovvero è in Potenza, quando incontra Plutone l’Io è già formato, ma brama e allo stesso tempo teme di venir mondato di tutte quelle parti non autentiche che la persona ha dovuto indossare per venir accettato dal proprio ambiente. Ma c’è un aspetto in comune, che rappresenta sia un punto di forza che una debolezza, nell’incontro di questi due pianeti, ed è qualcosa di legato alla loro comune reggenza sull’elemento Acqua: è qui che questi due pianeti possono metaforicamente specchiarsi l’un l’altro, essendo entrambi porosi e senza confini.

Limite estremo, Plutone è Simbolo anche di morte, preludio della rinascita, a patto che l’Eroe (o l’Eroina) accetti di sfidare il drago.

Immagine tratta dal Liber Novus di Carl Gustav Jung
Immagine tratta dal Liber Novus di Carl Gustav Jung

Gli aspetti che si creano tra Luna e Plutone, lungi dall’essere l’unico modo per arrivare ad una maggiore consapevolezza, danno vita però ad una tipologia particolare di Eroi. Essi si sentono vittime di un’amputazione, sentono di essere stati deprivati di qualcosa che però non riescono a mettere a fuoco ed è proprio per trovare questo “qualcosa” che percorreranno la strada maestra della Conoscenza di Se Stessi accettando di affondare nelle proprie emozioni, di lasciarsi contaminare da quello che dai più viene ritenuto impuro e cattivo, ma accettando altresì di affrontare il Drago e riprendersi quello che è sempre stato loro e che è intimamente connesso con il Potere Personale che Plutone rappresenta. 

Il problema cardine degli aspetti Luna-Plutone si nasconde nella doppiezza del secondo in combinazione alla porosità e capacità di ritenzione della prima. Quello che si “sente” e che non ha nome non è facilmente affrontabile ed assume sempre una doppia valenza, lasciando la persona in balìa di emozioni contrastanti che a rigor di logica non dovrebbero poter co-esistere. Per affrontare questo mare di emozioni nere non funziona nessuno dei sistemi di difesa tanto cari all’Io. Anzi, sarà proprio l’arrendersi alla loro esistenza, accettando che ci siano delle parti indipendenti e non integrabili, ad essere la chiave di volta.

Scrive Mark Hedsel nel suo romanzo “L’Iniziato”, che

“Chi ha imboccato la via dello sviluppo prima o poi dovrà affrontare il proprio doppio dentro di sè” e che la visione di questo doppio, descritto anche da William Blake con il termine di Spettro, provoca spesso terrore ed angoscia, nella consapevolezza che “percorrendo la Via ci si rende conto di essere sempre e ovunque accompagnati da un morto, un morto astuto, che non vede l’ora di usurpare il potere del tuo essere.”.

Nonostante la descrizione sia romanzata, questa consapevolezza si adatta perfettamente alle dinamiche plutoniane qualora affondino le radici proprio nel mondo lunare.

Con i contatti tra Luna Plutone nel tema personale avviene quindi l’incontro con la parte più istintuale del Femminile e questo confronto è tanto più difficile se si tiene conto del fatto che noi occidentali siamo ormai vittime di una rimozione dei valori femminili della personalità, avendo privilegiato atteggiamenti più maschili ed attivi. E’ difficile accogliere, lasciarsi sommergere da emozioni ritenute a ragione “indomabili” e, soprattutto, non perdere la speranza che in fondo al pozzo nero possa esserci qualche luce a rischiarare la tenebra. L’esito dell’incontro dipenderà in larga misura dalla capacità della persona in possesso dell’aspetto di assumersi la responsabilità della propria vita e del suo vissuto e di smettere di proiettare all’esterno su nemici designati quello che invece è frutto solo di un mondo interiore da integrare. E’ un appuntamento con l’immensità dell’inconscio, che immobilizza e spaventa, specie se si percepisce la sua assenza di confini e l’impossibilità, quindi, di qualsiasi contenimento: l’esito non è mai scontato, l’eroe e l’eroina dovranno percorrere tutto il viaggio e bere fino all’ultima goccia l’amaro calice se accetteranno la sfida della personalità in crescita. E tutto questo fa paura e la tentazione di manipolare la realtà (e quindi anche le persone a fianco), allo scopo di diminuire un’angoscia senza forma, sarà fortissima.

L’origine di queste sensazioni, trattandosi del contatto con il mondo lunare, è ovviamente il materno, ma all’interno di questa definizione il ruolo genitoriale della propria madre rappresenta solo l’apice di un complesso archetipico molto più vasto, che è appunto quello legato alla Grande Madre che, assieme a Plutone, assume le fattezze della Madre Terribile, ovvero il Drago alchemico che andrà domato e contenuto sviluppando un Io forte, ma non rigido. Non ci sono ovviamente ricette magiche per sostenere prove di questo tipo, sebbene chi ha questi valori nel tema sappia quasi istintivamente che è necessario riuscire a trovare una guida esterna che il percorso lo abbia già fatto e che sappia, se non altro, dare un nome a tutto quello che viene vissuto nell’interiorità. E’ una via che, per molti versi, assomiglia allo scontro con il guardiano della Soglia, ad una delle Iniziazioni a cui l’Anima si avvicina, a quello che Keith Dowman descrive nel capitolo relativo al Tantra interno che rappresenta “la presa di coscienza individuale della condizione umana (che) è il primo passo verso il potenziamento della pienezza del momento. La sofferenza è accettata sia intellettualmente che emotivamente come una realtà inevitabile, parte integrante della vita, da utilizzare più che da evitare. L’azione è espressione assoluta dell’essere più che un mezzo finalizzato come i comportamenti convenzionali e le azioni sociali e morali imposte da un Io manipolatore.”.

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Immaginale e Astrologia

L’Astrologia è una materia complessa. Essa è una delle tre Arti che la Tradizione esoterica riteneva (e ritiene tuttora, laddove ancora vive) necessaria per procedere in maniera completa sul sentiero iniziatico. Questi sono concetti che, per noi moderni cresciuti credendo solo a quello che la Scienza di turno legittima come “reale”, appaiono lontani e frutto di una primitiva superstizione. In fondo chi di noi non ha deriso almeno una volta chi legge gli oroscopi presenti su tutte le riviste e in tutti i giornali. Io, ve lo confesso, l’ho fatto per lungo tempo.

L’Astrologia è difficile da afferrare per una serie di motivi che non riguardando soltanto il calcolo del tema di nascita, ovvero la mappa precisa del cielo astrologico al momento della nascita. Infatti, come ben sanno tutti gli appassionati della materia, oggi è possibile ottenere velocemente la propria carta natale on-line (come ad esempio qui) e leggere un approssimativo profilo astrologico senza necessità di relazione tra consultante e astrologo. In pochi passaggi è possibile conoscere la posizione dei pianeti rispetto sull’eclittica zodiacale e vedere il grafico del momento della propria nascita.

Tema natale di James Hillman (Fonte: Tarnas)
Tema natale di James Hillman (Fonte: Tarnas)

Ed è qui che si apre il divario tra quella che sarà una descrizione sommaria, magari computerizzata, calibrata sulla descrizione manualistica degli aspetti tra i pianeti e di altri elementi di interpretazione, e quella più ragionata, e se vogliamo ispirata, legata indissolubilmente all’incontro tra chi chiede una interpretazione e chi la fornisce.
Sebbene siano necessari entrambi questi due elementi (sia la descrizione “da manuale” che quella basata sull’esperienza e sul dialogo tra le parti), la difficoltà è legata al momento della loro fusione, cercando di far emergere la migliore lettura dei Simboli astrologici personali, basata sulla riflessione e meditazione sugli stessi. 

Considerando il tema natale una mappa simbolica della psiche della persona, sarà necessario padroneggiare quei simboli e vedere di cosa essi sono Immagine.

L’astrologia è superstizione?

L’unica cosa di cui possiamo essere certi è che in un certo momento siamo nati.
Siamo venuti al mondo provenendo dall’Indefinito ed è verso lo stesso Indefinito, che ha molti nomi, che ci avviamo.

Sicuramente in alcuni casi l’Astrologia rappresenta una superstizione, soprattutto laddove la previsione astrologica viene usata per trovare delle scuse al proprio malessere, lasciandolo inalterato. La maggior parte delle volte l’avvicinamento e l’interesse per l’astrologia si fermano a questo livello, ovvero alla lettura delle previsioni e alla ricerca di un senso superficiale e deresponsabilizzante di quello che accade nella propria vita. E sia chiaro, questo non è di per sé negativo: c’è così tanta seriosità nella vita quotidiana che il bisogno di alleggerirla, anche attraverso un gioco che si crea tra astrologi e lettori, non è un male. Anzi.

Ma questo è solo l’inizio del Viaggio.

C’è un altro modo di intendere l’intera questione: l’Astrologia, rispondendo ad un bisogno di profondità e trascendenza nascoste dietro alle domande del consultante, diviene uno strumento di indagine personale parallelo alla razionalità e che, nutrendosi delle immagini presenti nella psiche umana, ha la potenzialità di dare un nuovo senso alle esperienze.

Noi esseri umani abbiamo un bisogno immenso di trovare un Senso in mezzo a quello che apparentemente sembra un caos ed è attraverso l’uso della parola e delle immagini che questo trova la sua massima manifestazione. Ma attenzione: il Senso non è solo quello che la mente, abituata a ragionare aderendo ad principio di coerenza, individua. Il Senso è ciò che emerge quando la Mente, l’Anima e il Corpo trovano un accordo armonioso sulla Percezione del Mondo, sia interiore che esteriore. Emerge ogni qual volta, ad esempio, una Crisi esistenziale si rivela decisiva per aprirsi ad un nuovo modo di vivere, più ampio e più naturale.

Ciò che lega le esperienze alla crescita e all’integrazione degli opposti è la capacità tutta umana (almeno, per quanto ci è dato sapere) di trasformale in poesia e in metafora. Pensate per un attimo ai sogni, specie a quelli che sono stati per voi più importanti. Non è forse vero che una certa lezione è arrivata nel momento in cui siete riusciti a decifrare quel particolare messaggio? Non vi è mai successo di restare sbigottiti di fronte alla poesia e alla potenza anche estetica del Sogno?

Dal momento in cui sentiamo di esistere, all’interno del grembo dell’Universo che prende forma attraverso nostra madre, iniziamo a dare forma all’Esperienza attraverso la Sensazione che solo in un secondo momento, molti mesi dopo, diventerà Pensiero.

Il primo impatto dell’esistenza è di Unione con l’Oscurità dell’Utero, in una Notte che per la Coscienza rappresenta il Tutto. Ed è in questa Notte che siamo immersi, in balia delle emozioni di nostra madre che rappresenta per noi il primo contatto con la Materia. In questa Notte che precede la nascita tutto è Segno: qualsiasi fluttuazione, dalla Gioia della Pienezza alla Paura del Vuoto, rappresenta il mondo dell’esperienza.
Il primo impatto con la vita è la matrice da cui tutto il resto prenderà forma, contrapponendo di volta in volta le polarità che daranno vita al mondo percepito.

L’uomo e la donna dell’antichità, con la loro sensibilità, trovandosi di fronte a misteri di vita e morte, non hanno potuto fare altro che rivolgersi al Simbolo per cercare di afferrare e dare sostanza a dei concetti che altrimenti erano, in quanto esperienza primitiva, inesprimibili. Ed è in questo clima che hanno visto la nascita materie simboliche come l’Astrologia, accogliendo nel corso dei secoli le domande umane e fornendo dei simboli attorno ai quali raccogliersi.

L’Astrologia, ma anche l’Arte in ogni sua espressione, è uno dei molti modi in cui il Simbolo trova posto e collocazione nella vita quotidiana: a seconda della cultura in cui il pensiero mitico si sviluppa abbiamo chiaramente una maggiore o minore accettazione dell’Irrazionale che, cacciato dal razionalismo illuministico, rientra dalla porta dell’Inconscio.

 

Lo studio dell’Astrologia nell’ottica Immaginale

“Ti ci vuole una preparazione, una formazione affinché tu possa aprire le orecchie e cominciare a udire in senso metaforico invece che in senso concreto. Freud e Jung sentirono entrambi che il fondamento del mito è nell’inconscio.
Chiunque scriva qualcosa di creativo sa che bisogna aprirsi, abbandonarsi e che il libro si costruisce in un dialogo interiore. In un certo senso diventiamo il veicolo di qualcosa che ci è donato dalle Muse o, nel linguaggio biblico, da “Dio”. (Joseph Campbell)

Accostarsi all’antica arte dell’Astrologia significa, un po’ alla volta, far caso a ciò che sembra paradossale ma che, nella sostanza, ha in sé una logica non afferrabile dalla mente razionale.

Significa addestrarsi a conoscere un metodo, quello astrologico, che permette di dare un ordine alle esperienze contenute nel mondo dell’inconscio e di dare voce alle Immagini.
E’ un Viaggio a tutti gli effetti e, come per tutti i viaggi, è necessario conoscere perfettamente non solo la mappa, ma anche il territorio che si andrà ad esplorare. Significa mettere da parte per qualche istante ciò che si pensa di sapere e seguire le impressioni, stimolate dai simboli, che emergono dal mare dell’Inconscio. Henry Corbin ha parlato del mundus imaginalis, descrivendolo appunto come zona intermedia tra Corpo e Spirito, tra Cielo e Terra, a cui è possibile accedere attraverso la pratica dell’imaginatio.

Seguire un simbolo non significa perdersi in pensieri senza nessuna aderenza con la Realtà, ma significa lasciarlo agire nel proprio mondo interiore e diventare testimoni dell’intero processo.

Per comprendere il Simbolo, che astrologicamente parlando è rappresentato da segni zodiacali e pianeti, è necessario addestrare quindi quella parte della nostra mente che noi occidentali siamo poco propensi ad utilizzare e che possiamo chiamare, debitori a James Hillman ed Henry Corbin, “Sensibilità immaginale”.

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La pressione nella scrittura: la passione

 

La “pressione” nella scrittura come indice di passionalità: quanto c’è di vero dietro alla convinzione che un gesto “premuto” sulla carta piuttosto che un gesto “lieve” riveli una tendenza alla passionalità più marcata?
Come sempre, la grafologia ci insegna che lo studio di una scrittura non deve mai soffermarsi su un unico elemento per arrivare a trovare risposte e conferme, ma risulti indispensabile valutarla nella sua complessità, attraverso l’analisi delle infinite combinazioni di segni riscontrabili.

Sicuramente però, la pressione impressa sul foglio è già di per sé un indice rivelatore del bagaglio energetico di cui l’individuo dispone; altrettanto vero è che risulta estremamente importante arrivare a comprendere in che modo e in quale direzione tale carica vitale verrà impiegata, da quali motivazioni sarà sostenuta e verso quali scopi sarà orientata.

Possiamo fornire quindi alcune indicazioni di massima che ci mettano sulla strada: il concetto di passione è strettamente connesso a quello di energia ed il tema, non neghiamolo, incuriosisce sempre molto catturando l’attenzione generale.

Difficilmente non sbaglieremmo dichiarando che chi possiede una natura fortemente passionale risponderà con maggiore intensità agli stimoli di ordine materiale, sensoriale, istintuale e quindi anche sessuale; la persona sarà chiamata a sperimentare la vita attraverso le sue implicazioni più concrete e maggiormente connesse al piano terreno. Un’energia potente necessita di gratificazioni tangibili, che esplorino il mondo materico, ma ciò non esclude, se altri segni intervengono in tal senso, che tale carica sia sorretta anche da un adeguato apporto di sentimento; molte grafie fortemente “marcate” appartengono a chi riesce a coniugare felicemente l’aspetto più concreto e realistico della vita con quello più squisitamente sentimentale e ne sono un esempio artisti che hanno saputo esprimersi attraverso opere intense ma al tempo stesso delicate.

L’intervento del mondo emotivo

Anche una potente carica energetica può risultare suscettibile agli “scossoni” emotivi: noi siamo costantemente bombardati da emozioni di ogni tipo e le nostre risposte non sono altro che la modalità con cui ci poniamo rispetto agli stimoli provenienti sia dall’esterno che da noi stessi. Sperimentatelo con carta e penna! Provate a scrivere in una condizione di forte tensione, di agitazione o di rabbia e confrontate i segni grafici con quelli prodotti in un momento in cui avete scritto con tutt’altro spirito e vi accorgerete della differenza!

La nostra vitalità è un parametro in costante mutamento: le alternanze sono fisiologiche (entro certi limiti, questo è ovvio) e di conseguenza anche al gesto scrittorio imprimeremo cariche diverse. La costituzione di base dell’individuo resta pertanto un patrimonio congenito di cui la nostra scrittura ne costituirà l’espressione, ma verrà anche inevitabilmente condizionata dal vissuto emotivo con tutte le variabili del caso.

Non si senta escluso dai richiami sulla passione chi sta osservando la propria scrittura e non ne riscontri una pressione eccessivamente accentuata: siete forse semplicemente dei passionali più “idealizzati”, più inclini all’avvicinamento spirituale rispetto a quello materiale, maggiormente sensibilizzati a recepire vibrazioni provenienti dai piani “alti” del mentale.

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Archetipo, astrologia e nuovo senso psicologico

Articolo apparso sulla rivista di psicologia junghiana “Il Minotauro – Problemi e ricerche di psicologia del profondo“,
Anno XXXVIII Vol. n. 2 – Dicembre 2011

 

“Solo attraverso il simbolo è possibile raggiungere ed esprimere l’inconscio. Per questo anche il processo di individuazione non può fare a meno del simbolo, in quanto il simbolo è da un lato l’espressione primitiva dell’inconscio, ma dall’altro è un’idea che corrisponde all’intuizione più profonda della coscienza.”(C.G. Jung)

Quando si parla o si scrive di astrologia al giorno d’oggi si corre sempre il rischio di venir emarginati o zittiti a priori, senza che venga data la possibilità di spiegarsi o dispiegare come questo strumento antico possa essere un mezzo ricchissimo di simboli codificati da millenni per l’esplorazione di sé. Per correttezza va chiarito che questa diffidenza è giustificata dal fatto che nella maggior parte dei casi, purtroppo, questa disciplina è stata usata e viene tuttora usata per scopi manipolatori e delle volte praticata da persone di scarsa o nessuna cultura che, sentenziando quasi sempre per proiezione, influiscono per suggestione sulle vite di chi le consulta. E’ doveroso quindi operare anche una distinzione, già messa in luce da Pico della Mirandola, tra astromanzia e astrologia. Spinti da questa naturale diffidenza si commette però, purtroppo, l’errore di fare di tutta l’erba un fascio e, bollando il tutto come “mera superstizione” o mantica, di rimuovere senza esplorare e conoscere. Esplorazione e conoscenza che non danno, comunque, alcuna certezza o verità assoluta su quello che dovrebbe essere il senso della vita, ma che permettono, forse, un approccio più sacrale ad essa.

Non è quindi un’eliminazione della sofferenza umana o un autoinganno ben intessuto, ma semmai è un arricchimento del vocabolario interiore al fine di descrivere esperienze comuni. Un modo per delimitare il cosmos che si dispiega attorno ad un nuovo centro (o axis mundi) separandolo e contrapponendolo al caos . Mi auguro di riuscire a trasmettere proprio questo nel prosieguo di questo articolo e di fornire un’altra chiave di lettura del fenomeno astrologico, che ha molto da spartire con la sorella Psicologia del Profondo (1).

E’ come se stessimo fra due universi infinitamente vasti: il cosmo del mondo esterno ancora parsimonioso nel rivelare i suoi molti segreti, e il microcosmo del mondo interiore della psiche, ugualmente possessivo nei confronti dei suoi misteri.” (Thomas Moore)

Il trattamento che è stato riservato all’Astrologia da parte della comunità scientifica è alla fine lo stesso trattamento che viene riservato ad ogni approccio non convenzionale, olistico se vogliamo, Psicoanalisi e Psicologia del Profondo incluse. L’Astrologia, non rispettando la logica falsificazionista popperiana, non solo non ha nel paradigma scientifico vigente diritto di esistere, ma deve anche essere contrastata con veemenza.

Parlando di Uomo, di Segni e di Simboli, l’Astrologia non è quantificabile ed oggettivizzabile e quindi non si presta a nessuna misurazione (nonostante i tentativi ci siano stati e continuino ad esserci: degni di nota sia il tentativo di Carl Gustav Jung sia quello di Michel Gauquelin).

Non è mia intenzione riportare in questo luogo una sterile diatriba che va avanti, per flussi e riflussi, da troppo tempo; mi preme però fare un cenno, appunto come testimonianza, all’emblematica reazione scomposta degli scientisti contro la materia astrologica, ovverosia al documento firmato nel 1975 da 186 “eminenti scienziati” (dei quali 18 premi Nobel, come hanno tenuto particolarmente a mettere in evidenza) reclutati per garantire l’infondatezza scientifica dell’Astrologia. Tentativo per altro assolutamente non originale, ricalcando alla fine le stesse argomentazioni già trattate da Sesto Empirico nel Quinto libro del “Contro i Matematici”. Già altri hanno replicato in maniera esaustiva in altre sedi (si veda ad esempio il capitolo a tal proposito di Paul K. Feyerabend nel suo “La scienza in una società libera”).

Quello che vorrei mettere in luce è che, a mio parere, il voler ricondurre tutto alla scienza come “banco di prova” è semplicemente un problema mal posto che, di conseguenza, non può dare origine ad alcuna risposta sensata: nessun astrologo onesto, che non stia in realtà cercando la benedizione dell’autorità o una giustificazione, sarebbe pronto a giurare che la materia astrologica sia Scienza o persegua gli scopi della scienza positivista, proprio perché le qualità che vengono “descritte” (e quindi non “misurate” e men che meno “riproducibili”) appartengono ad un altro piano di conoscenza (2).

Scrive a riguardo Patrice Guinard che:

il processo astrologico non cerca (…) di spiegare un fenomeno, né di interpretare dati, ma di comprendere una realtà sottostante, nella misura in cui fenomeni edati culturali trovano la loro origine nella psiche”.

E Roberto Sicuteri:

la lettura del grafico oroscopico (…) agisce in profondità soltanto attraverso il tempo e soltanto dopo ripetute interpretazioni ed elaborazioni dei simboli, in modo da suscitare le più profonde emozioni inconsce ed agganciare le formazioni archetipiche”.

E’ comprensibile, quindi, a questo punto il tentativo di tracciare un parallelo tra ciò che emerge da questa visione e il concetto di una sottostante struttura comune nella psiche e il concetto di Archetipo. Ed è appunto in quest’ottica che la questione astrologica andrebbe affrontata ed esplorata, al fine di rintracciare i punti di forza di questo antico tentativo umano di spiegare quello che accade alla nostra interiorità.

Dane Rudhyar si riferisce al tema natale, ovvero dell’istantanea planetaria al momento della nascita, come ad un mandala o yantra personale su cui l’individuo può concentrarsi per ragionare per Simboli. E’ chiaro che una meditazione di questo tipo non si esaurirà in una veloce consultazione da qualche esperto (anche se ciò può rappresentare un inizio) visto il valore polisenso del simbolo, e nemmeno nella ricerca delle cause della sofferenza esistenziale (fungendo quindi da mera rassicurazione) data la non linearità e causazione diretta, ma sarà piuttosto una meditazione a cui si ritornerà spesso approfondendo sempre di più le proprie riflessioni. Una sorta di disciplina alla focalizzazione, una gestazione dei simboli personali che porteranno all’emersione, se il lavoro è ben svolto, di un senso nuovo.

(Irene Zanier)

Riferimenti bibliografici

* L. Aurigemma: “Il risveglio della coscienza”, BollatiBoringhieri editore, Torino 2008

* T. Moore: “Pianetiinteriori – L’astrologia psicologica di Marsilio Ficino”, Moretti&Vitali Editori 2008

* F. Boll – C. Bezold – W.Gundel: “Storia dell’astrologia”,Universale Laterza, Bari 1979

* D. Rudhyar: “L’astrologia e la psiche moderna”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1992

* D. Rudhyar :“L’astrologia della personalità”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1986

* R. Sicuteri: “Astrologia e Mito”,Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1978

* S. Andreani : “Alchimia: per una semiologia del Sacro”, ERI, Torino 1976

* F. Capra :“Il punto di svolta”, Feltrinelli, Milano 1984

* H. Sasportas :“Gli dei del cambiamento”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 2000

* P. Guinard :“Astrologia:il manifesto”, C.U.R.A. (Centre Universitaire de Recherche enAstrologie), 1993

* Paul K. Feyerabend: “La scienza in una società libera”, Feltrinelli, Milano 1981

(1) La tentazione iniziale di riferirmi solo alla Psicologia senza alcuna specifica è stata superata nel momento in cui mi sono trovata a pensare che questo termine è diventato troppo generico e quindi referente di niente in particolare, includendo appunto al suo interno anche branche molto distanti tra loro (come la Psicofisica, la neuropsicologia e tutte le discipline che si riferiscono alla psiche, ma di fatto eludendo il problema dell’Inconscio). Come scrive a ragione Dane Rudhyar, astrologo e compositore francese, “Non è possibile misurare quantitativamente l’amore, la risposta alla bellezza, il carattere di una persona, non senza rendere la persona simile ad un computer; e questo è quello che l’attuale scienza sta tentando di fare dell’individuo”.

(2) Piano di coscienza inteso in questa sede in senso epistemologico e non di “stato”

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Gli dèi sono diventati Pokemon

Questo post è già apparso su TLON il 3 Agosto 2016

Attraverso Pokemon GO il piano reale e quello virtuale si mescolano, e tu non sei più il semplice spettatore di un cartone animato, ma il protagonista del gioco, il cacciatore. Sei dentro l’evento, a cavallo tra due mondi.
Una prospettiva del genere fa inorridire e sorridere molti, eppure cattura una quantità incredibile di persone. Come mai?
Perché aumenta la realtà, cioè si propone di restituire qualcosa che ci è stato sottratto: la magia.

Pokemon ante litteram
Se ci pensiamo, di animaletti fantastici sono pieni i racconti di paese, che i nostri nonni ancora conoscono. I monachicchi lucani, gli scazzamurrieddhi pugliesi e i folletti sardi non erano molto diversi dai Pokemon: si trovavano ovunque nello spazio, si spostavano con il vento, potevi entrare in relazione con loro, potevano aiutarti o farti male. A volte amici e protettori, altre volte dispettosi e violenti, erano visibili, facevano parte della vita del paese, intorno a loro si costruivano racconti e leggende. Erano i daimones greci, su cui James Hillman ha riportato l’attenzione in Il codice dell’anima e che Philip Pullman ha ritratto in La bussola d’oro. Creature con cui siamo naturalmente in contatto, e da cui non possiamo essere separati. Se, come accade in La bussola d’oro, il bambino viene separato dal proprio daimon (che può essere qualunque genere di animale) perde qualcosa di sé. La sua realtà viene diminuita, la sua solitudine viene amplificata, ed è come se perdesse una parte di anima.

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Persino la nostra letteratura recente ne parla, se ne trovano chiarissimi riferimenti in Canne al Vento di Grazia Deledda e in Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, e nei saggi fondamentali di sociologia magica: Sud e Magia di Ernesto De Martino e Teoria generale della magia di Marcel Mauss.
In questo senso, Pokemon GO è un gioco di realtà aumentata perché intercetta il bisogno di recuperare le narrazioni magiche che abbiamo dimenticato, a cui la nostra società ha sottratto spazio. Permette di vedere altro oltre la realtà fisica, un bisogno che l’essere umano ha – e che potrebbe anche essere scientificamente sbagliato – ma che va nutrito.
Del resto, tutto ciò che ha a che fare con il mondo fantastico (libri fantasy, serie TV, giochi di ruolo) nasce da questo bisogno, dalla difficoltà della realtà di soddisfare il bisogno di invisibile.

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Pokemon GO invita a viaggiare tra il mondo reale e il mondo virtuale alla ricerca di animaletti inesistenti, intercettando così il nostro bisogno di viaggiare di nuovo tra il mondo reale e il mondo immaginale, e vedere davvero le creature fantastiche. Pokemon GO si sovrappone quindi al vero gioco dell’essere umani, un gioco senza tempo, gratuito, senza bisogno di schermi, a cui abbiamo perso la capacità di giocare: è ribattezzabile Daimon GO, come indichiamo nel video (che ha avuto più di 100.000 visualizzazioni n.d.r.).

E forse questo entusiasmo nei confronti di una applicazione per smartphone nasce dal disperato tentativo di recuperare quella capacità, e di ricreare un’atmosfera magica in un mondo che l’ha voluta cancellare. Pokemon GO si propone di farti viaggiare tra il reale e il virtuale, e tanti altri giochi di realtà aumentata lo faranno, perché sanno qual è il bisogno che non riesci a soddisfare: tornare a osservare davvero il reale per vedere qualcosa che si trova oltre, l’immaginale.

Appendice. Reincantare il mondo
Pokemon GO permette ai giocatori di riportare la magia nel mondo, allenandosi alla visione. Pokemon GO non è il campo di battaglia su cui si svolge il filo delle nostre vite, ma è una palestra per l’immaginazione, per ricominciare a cercare nel mondo i segni, le impronte degli dèi, le loro tracce e, quindi, gli dèi stessi, tracce della nostra esplorazione psichica collettiva.
D’altronde, i Pokemon non sono altro che una manifestazione della nostra esigenza spirituale: la sfera Pokè che contiene i Pokemon è la rappresentazione della religione dell’uomo, in grado di imbrigliare gli dèi e di costringerli ad ascoltare le nostre preghiere. E, come i Pokemon, anche gli dèi vanno cacciati, sedotti, catturati e allenati: Hillman citava Jung nel dire che gli dèi sono diventati malattie. Oggi, diciamo noi, gli dèi sono diventati Pokemon. È chiaramente uno straordinario atto di fede nell’invisibile lo spingersi in strada alla ricerca del proprio piccolo dio personale.

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L’Immaginale: il mondo delle immagini sospese

Proviamo a fare chiarezza rispetto alla nozione di “immaginale”, che si è trovata particolarmente adeguata per rappresentare l’impostazione filosofica alla base della nuova scuola di astrologia S.A.I.  (Scuola di Astrologia Immaginale) nascente a Torino all’interno del progetto “Durga”.

Il termine immaginale venne introdotto da Henry Corbin (1903 – 1978), il più grande iranista vissuto in Europa e uno dei maggiori pensatori del secolo scorso. Egli ricorse ad un’espressione latina, “mundus imaginalis”, per eliminare subito il rischio di confonderla con l’immaginario, che implica invece uno stato di non – realtà, dal carattere utopico e tutto interno al soggetto e alla sua fantasia. Il “mondo immaginale” è innanzitutto un mondo, ovvero una realtà parzialmente indipendente dal soggetto, dotata di estensione, di una sua geografia, di una sostanzialità che la rende una dimensione non influenzata dalla fantasia del soggetto, ma connessa all’interiorità della psiche. Nella mistica visionaria dei sufi, l’espressione che designa questa realtà è resa come “Terra di Nessun-Dove” (Na-Koja-Abad).

E’ bene chiarire che questi mondi si trovano in una certa misura al di fuori della nostra psiche e del nostro mondo. Corbin afferma che tutti i filosofi e teosofi dell’Islam concordano nel presentarci “uno schema che si compone di tre universi, ovvero, di tre categorie di universi. Vi è il nostro mondo fisico sensoriale, che include sia il mondo terreno (governato dalle anime umane) e il mondo siderale (governato dalle Anime delle Sfere); questo è il mondo sensoriale, il mondo dei fenomeni (molk). Vi è il mondo soprasensibile governato dall’Anima o dalle Anime Angeliche, Malakut, (…). Vi è l’universo delle pure Intelligenze Arcangeliche. A questi tre universi corrispondono i tre organi della conoscenza: i sensi, l’immaginazione e l’intelletto, triade a cui corrisponde la triade antropologica: corpo, anima, spirito (…)”.

Ma dove si trovano questi tre mondi?

La percezione dei mistici di ogni tempo ed ogni luogo accede a territori appartenenti all’eterno regno dell’Essere, luoghi senza tempo che si spalancano oltre la percezione sensoriale, e che vengono variamente organizzati in sfere, cerchi concentrici, livelli, quasi sempre delineanti una sorta di immenso Mandala tridimensionale. Non facciamo l’errore di porci l’ingenuo quesito sull’esistenza o meno di questi regni così come sono stati descritti nel senso in cui esistono gli enti corporei del mondo percepibile attraverso i sensi; la domanda non è “ma essi esistono o non esistono?” Per ogni realtà proveniente dalla coscienza mitologica valga la sublime affermazione di Sallustio: “queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”. Il dislivello tra Essere ed Esistenza è la chiave per comprendere con quale spirito approcciarsi al “mondo immaginale”. Nell’Essere ogni realtà è, nell’Esistere invece ogni realtà vi è, come aveva saggiamente osservato Heidegger, cioè si dà in uno spazio-tempo preciso, confinato ad un “qui” e ad un “ora”. Nello svolgersi delle terre del mito invece ci si colloca oltre il tempo e lo spazio. La realtà ontologica del mondo dell’immagine è il trait d’union tra il mondo fenomenico dei fatti, percepibile con i sensi, ed il mondo astratto delle idee, del pensiero e delle formulazioni filosofiche, accessibile mediante l’intelletto.

In mezzo a questi due mondi della realtà densa e dell’astrazione ideale, ecco il vasto regno delle Immagini, tecnicamente noto, in arabo, come ‘Alam a mithal, “mundus imaginalis”, il mondo degli Archetipi, o Mothol mo’allaqa, delle “immagini sospese”. Ci sono notevoli attinenze con l’Iperuranio descritto da Platone come sede dei modelli ideali di tutto ciò che esiste sul piano fisico.

Il professor Wunenburger, docente di Filosofia dell’Immagine presso l’Università di Lione, Francia, ripercorre esattamente le stesse trame corbiniane per descrivere il ruolo dell’immagine come un mondo sottile sospeso tra l’evidenza empirica delle cose e dei fatti (percezione sensoriale) e quello astratto delle idee e della ragione (intelletto). La capacità di familiarizzare con il mondo immaginale dipende dall’immaginazione, che per Corbin è una facoltà attiva, mediatrice, con funzione simbolizzante, capace di liberarci dall’empasse generata dal processo razionale (che obbliga a scegliere tra materia e spirito), svolgendosi principalmente per analogie e consonanze tra simboli.

L’accesso al mondo immaginale

Il punto decisivo da comprendere è come accedere al mundus imaginalis: la facoltà dell’immaginazione è spirituale, e trasforma gli stati interiori dello spirito in stati esteriori, ovvero in visioni ed eventi che mettono in atto, simbolizzandoli, gli stati interni. In questo senso l’interiorità ha un legame con il mondo immaginale perché lo dota di spazialità, creandone apertamente la dimensione e l’estensione. I sensi trasferiscono in questa sottile realtà  le loro funzioni in una sorta di sinestesia unitaria, in tal modo l’immaginazione diventa anche una facoltà cognitiva nei confronti del mondo che le è proprio, ovvero quello immaginale. Un vero e proprio sistema di orientamento che successivamente, come capitò anche nel milieu gnostico, viene calato in una cornice metafisica che riflette sulla sopravvivenza di tali facoltà e organi dopo la morte fisica.

E’ evidente che tra mondo immaginale ed immaginazione come facoltà creatrice e cognitiva, possano esistere degli accostamenti con la nozione di Imaginatio vera di Paracelso, con l’immaginazione attiva di Carl Gustav Jung e con lo stato di rêverie (“sognanza”) descritto da Gaston Bachelard. Pur con i dovuti ed enormi distinguo, che non sono affatto trascurabili, queste nozioni virano verso la rivalutazione di uno stato contemplativo (tanto facilmente subissato dall’utilità e necessità di uno stato iper-attivo) in grado di posizionare la coscienza in quella zona di chiaroscuri, quella penombra in cui l’intelletto ragionante non ha capacità di rischiaramento ed in cui i sensi perdono la loro ordinaria capacità organizzatrice.
Affidarsi a questa facoltà significa innanzitutto avere pazienza, perché come insegna la tradizione alchemica delle trasformazioni, certe cotture avvengono a fuoco lento, non interferire attivamente con il dato sensibile o interiore, ed aspettare che l’immagine riveli se stessa.

Uno studio preliminare degli archetipi si renderà necessario per organizzare, mettere ordine e sensatezza nel proprio immaginario, prima di poter anche solo tentare di avvicinare un’esperienza immaginale. A quest’esigenza risponde il corso sugli archetipi e sulle matrici dei simboli, studiato appositamente per consentire quest’operazione preliminare, e che potrete fruire all’interno di S.A.I..

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Scritture Famose

Il segno grafico, espressione di un simbolo interiore, ci porta a comprendere come la grafologia si ponga quale obiettivo principale, quello di esplorare peculiarità e potenzialità di un individuo, indipendentemente dal contenuto dello scritto prodotto; alla luce però, di sempre più recenti studi in ambito scientifico, atti a rilevare e dimostrare come alla scrittura manuale sottenda sempre un legame profondo tra concetti espressi ed abilità cognitive, è facile approdare alla conclusione che non sia importante solo cosa scriviamo, ma anche come lo facciamo.

A suffragare tale postulato, ci vengono in aiuto le menti fertili di antichi scrittori e letterati, filosofi, grandi pensatori e uomini della cultura, che non potendo sfruttare i vantaggi di una tecnologia al servizio della rapidità, affidavano idee, pensieri e sapere alla loro penna; la scrittura manuale favorisce il generare idee, elaborare e conservare informazioni, migliorare i processi riflessivi e di comprensione, aumentare le potenzialità della memoria

Chi scrisse cosa?

Non è possibile riportare alla luce le infinite testimonianze del passato in merito alla scrittura, alla valenza del gesto più evoluto e raffinato che la mano dell’uomo abbia mai imparato a compiere, rendendolo indispensabile alla storia evolutiva del genere umano stesso; ma è sicuramente interessante rispolverare scritti famosi sull’argomento, pensieri che in questo articolo vorrei proporre alla vostra attenzione, proprio per porre l’accento su come sia impossibile estrapolare completamente il concetto di “scrittura contenuto” al concetto di “scrittura forma”.

Francesco Petrarca, per esempio, scrisse:

“Non c’è cosa che pesi meno della penna, non v’è cosa più lieta; gli altri piaceri son effimeri e dilettando recano danno; la penna dà gioia sia nel prenderla, sia nel deporla

Un piccolo cenno storico: l’invenzione della stampa a caratteri mobili risale intorno al 1450, quando si pensò di creare una forma di scrittura basata su simboli dalle forme più semplificate e quindi di più facile lettura, ma solo molto tempo dopo, nel tardo 1800, venne brevettata in modo industriale, dall’azienda di armi americana Remington, la prima vera macchina da scrivere.

Ritornando alle nostre penne famose, darei rilievo a queste parole di Simone de Beauvoir:

“… scrivere pertanto, è un’attività complessa: è insieme, preferire l’immaginario e voler comunicare; in queste due scelte si manifestano tendenze assai diverse e a prima vista contrastanti …”

Dopo accurate valutazioni ho sposato questa tesi: lo stile scrittorio riflette sempre lo stile grafico; ad un testo sobrio, sintetico, essenziale, si accompagna quasi sicuramente una grafia altrettanto semplificata e parca; al contrario, alla produzione di scritti più elaborati, lunghi e copiosi si potrà affiancare una grafia concentrata, magari piuttosto minuta, indotta da una indispensabile concentrazione di pensiero; oggi i nostri scritti sono quasi esclusivamente affidati al supporto tecnologico e risulta pertanto impossibile comprendere quale stato d’animo abbia condotto alla formulazione di un pensiero; scrivere non è infatti solo  l’atto motorio conclusivo di un processo, ma è anche e soprattutto il prodotto di un moto dell’animo …

Vi lascio riportando le parole di una scrittrice più contemporanea, Dacia Maraini: “preferisco pensare alla scrittura come ad una testimonianza, un gesto d’affetto nei riguardi di una memoria che se ne va e muore anzitempo; un’esperienza che ti fa cambiare l’angolo dello sguardo, un arricchimento di prospettive, accompagnata forse da un infantile desiderio di seduzione; ma fuori dai canoni, dentro le allegre invenzioni di una mente inquieta

 

 

 

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Luna Piena della Quercia

La Luna Piena di questo mese anticipa il solstizio d’inverno (Yule) e permette alcune riflessioni legate al ciclo di crescita e di stabilità.

Alle ore 1:06 del 14 dicembre la Luna, nel suo percorso mensile, ha raggiunto la pienezza e quindi la massima luminosità a 22 gradi dei Gemelli, in perfetta opposizione al Sole Sagittario congiunto a Saturno. Il segno dei Gemelli è legato intimamente a tutto quello che è Duale, facendo sperimentare che è possibile spostarsi da una polarità all’altra senza per questo perdere l’equilibrio. Questa Luna Piena contiene in potenza proprio questo insegnamento, ovvero che la vera stabilità non è legata alla staticità, ma al continuo adattamento agli eventi, e che per imparare cose nuove è necessario uscire dalla propria zona di confort. Ciò che è statico non ha la possibilità di cambiare dato che il cambiamento avviene nel movimento: la staticità precede il movimento ed è simbolo di tutto il potenziale che si schiuderà. Tutto questo è ben rappresentato dai Simboli di questa Luna: la Ghianda e la Quercia.

La Luna Piena è sempre un punto di maturazione di tutto il ciclo lunare precedente e, mai come in questo momento, sono importanti i temi di resistenza e stabilità. E’ Saturno, in astrologia, a rappresentare sia la stabilità che l’Autorità, anche attraverso l’applicazione della legge, e tutto quello che è connesso al concetto di limite. Saturno, per gli antichi, era la divinità che si poneva sulla soglia dell’aldilà ed era preposto al giudizio. E’ da tali caratteristiche che è derivata gran parte della sua reputazione di “maestro severo”. L’autorità vera, però, raramente è quella che deriva da imposizioni esterne, obbligando a mantenere un certo comportamento: è semmai il frutto di una scelta di auto-disciplina avendo ben chiari i propri obiettivi. La congiunzione Sole-Saturno opposta a questa Luna gemellina e sbarazzina mette l’accento proprio sulla necessità, al fine di vivere pienamente il proprio lato più sensibile, di impegnarsi in una progressiva educazione ai sentimenti, evitando di confondere gli eccessi di sensibilità con la sensibilità stessa. Il simbolo della Quercia di questa Luna parla inoltre delle radici che vanno in profondità al fine di concedere stabilità anche nel momento più freddo e buio dell’anno, prima della Rinascita della Luce di Yule.

Dal punto di vista astrologico è un Cielo estremamente ricco di aspetti, alcuni dei quali veramente positivi.

Il duetto Sole-Saturno forma un armonico trigono con Urano nel segno dell’Ariete e questo è utile per sperimentare l’autenticità delle proprie idee, vagliandole sul piano pratico e quotidiano. C’è ora la possibilità di prendere consapevolezza dei passi necessari per avviare un nuovo corso di eventi. Urano è un pianeta legato alle rivoluzioni, sia interiori che sociali,  dettate da una mutazione interiore sulla base della percezione imparziale degli eventi. E’ un aspetto legato all’autonomia, alla realizzazione e all’autosufficienza, avendo però ora la certezza di possedere tutte le risorse necessarie per cavarsela: Giove in sestile suggerisce al Sole-Saturno proprio questo.
Gran parte della consapevolezza di cui sto parlando dipende anche dalla capacità di elaborazione delle delusioni e delle ferite del passato: Sole- Saturno in quadratura a Chirone ha il compito proprio di farvi vedere che l’elaborazione e l’integrazione dei vissuti rappresentano la memoria e l’insegnamento più forti. Chirone, assieme a Nettuno, è l’unico elemento del cielo odierno ad essere nell’elemento acqueo e questo ha una enorme rilevanza sul piano delle emozioni.
E’ consigliabile, nei prossimi tre giorni, sondare con attenzione il vostro mondo emotivo, osservando particolarmente tutte quelle sensazioni che considerate sporche o sbagliate: Chirone vi renderà più sensibili e, per chi ha un tema di nascita aperto in tal senso, aumenta la possibilità di cogliere insegnamenti importanti attraverso il mondo onirico.

Questa luce lunare di fine autunno fotografa in questo istante anche la presenza di una configurazione planetaria di tensione, la croce a T formata da Plutone-Giove-Urano, che mette sul piatto della bilancia i principali temi che abbiamo incontrato in questo 2016. Questa è una configurazione veramente intensa che si fa avvertire attraverso sensazioni di urgenza dato che Giove in Bilancia tende ad espandere la necessità di cambiamento dettata da Urano, portando anche allo scoperto tutto quello che Plutone in Capricorno smuove a livello inconscio. C’è una forte sete di giustizia, sia a livello sociale che nelle vite personali. Trattandosi di transiti lenti, l’effetto si fa ovviamente avvertire prima di tutto a livello collettivo, mentre sul piano personale dipende dalla conformazione del proprio tema di nascita.

In conclusione il momento che stiamo vivendo con questa Luna Piena permette di guardare con imparzialità quello che non ci piace della nostra natura senza però giudicare questi elementi come immodificabili o terribili. La Luna in Gemelli permette di riacquistare parte del proprio animo innocente in modo da poter viaggiare leggeri, seppur con le idee ben chiare, senza perdersi d’animo di fronte alle sfide che la vita ci lancia. Non c’è niente, nella propria personalità, che non abbia una buona ragione per esistere: anche gli aspetti peggiori si sono formati nel tempo per permettere alla Quercia che siamo di raggiungere quella stabilità che permette di crescere.

 

Buona Luna Piena a tutti ^_^